Una Chiesa di peccatori risorti

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Una Chiesa di peccatori risorti.

Il tempo pasquale è propizio per sperimentare la forza della risurrezione nella nostra vita, come persone e come chiesa. Il Cristo risorto è presente nella sua Chiesa e la invita continuamente a risorgere.
– Specialmente nell’Eucaristia tutti possiamo incontrare il Risorto e prendere da Lui la forza di risorgere dai nostri peccati. Nella Eucaristia noi riconosciamo il Cristo crocifisso e glorificato, che ci accompagna nel nostro pellegrinaggio nel mondo.
– Sulle orme del Risorto, la comunità cristiana dall’ascolto della Parola e dal Pane eucaristico trae l’orientamento e la forza per proseguire il suo cammino.
– La Chiesa, con Papa Francesco, ha affrontato decisamente la “via di guarigione” dagli abusi sessuali sui minori perpetrati dai suoi membri.

Dal Vangelo di questa domenica – Forma breve (Gv 21,1-14).
♦ In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
♦ Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

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La gioia della risurrezione si riflette sul volto degli Apostoli che, lieti e risoluti, iniziano a proclamare la buona notizia di Gesù morto e risorto senza timore alcuno, benché intimiditi e oltraggiati.
L’esperienza dei discepoli dopo la morte del Maestro erano quasi smarriti come in una vita senza senso, finché non incontrano il Risorto: «È il Signore!». cristo risorto è non diserta le rive del tempo e della storia, conosce il travaglio delle notti buie e infruttuose… e le nutre di tenerezza e di speranza. Vuole ridare vita nuova.
Gesù affida a Pietro la Chiesa, nella quale l’umanità troverà i doni della salvezza e Pietro dovrà essere il pastore del gregge di Cristo, in spirito di servizio.
Sulle orme del Risorto, la comunità cristiana dall’ascolto della Parola e dal Pane eucaristico trae l’orientamento e la forza per proseguire il suo cammino. (Giuliano Saredi, ssp)

Risorgere dagli abusi – «Lettera al popolo di Dio» di papa Francesco.
«Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme»: parte dalle parole dell’apostolo Paolo, Papa Francesco nella «Lettera al popolo di Dio» del 20 agosto 2018, sul problema degli abusi commessi sui minori da parte di chierici e persone consacrate.
♦ Con questa lettera, tutta la Chiesa è invitata a una profonda riflessione sulla tragedia, perché «l’unico modo che abbiamo per rispondere a questo male che si è preso tante vite è viverlo come un compito che ci coinvolge e ci riguarda tutti come Popolo di Dio».
♦ Non bastano, quindi, denunce e punizioni, anche se sono necessarie, e nemmeno serve restringere la responsabilità all’interno del clero. Occorre approfondire l’analisi e la riflessione, per trovare l’origine di questo male ed eliminarlo alla radice.
Per questo devono essere coinvolti, come indica il Papa, tutti i credenti. Non è certo la prima volta che il Pontefice condanna con forza questi cristiani e si fa voce del grido di dolore delle vittime, «un lamento – scrive – che sale al cielo, che tocca l’anima e che per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere».
Con questa lettera il Papa chiede una «conversione personale e comunitaria», che deve tradursi in un invito deciso e appassionato «all’esercizio penitenziale della preghiera e del digiuno». Una pratica che, nelle intenzioni del Pontefice, tende a risvegliare «la nostra coscienza, la nostra solidarietà e il nostro impegno per una cultura della protezione del “mai più “ verso ogni tipo e forma di abuso». (Nicola Gori, in ladomenica.it)

«Dall’abuso non si può guarire, ci si deve convivere, la lotta a questa violenza chiama ad una scesa in campo di tutti che non è solo per gli addetti ai lavori perché è una vera e autentica chiamata del Vangelo e della fede che opera dalla parte dei piccoli e dei deboli, dei vulnerabili». (Don Fortunato Di Noto, Presidente di Meter)

Il tempo pasquale è propizio per sperimentare la forza della risurrezione nella nostra vita, come persone e come chiesa. Il Cristo risorto è presente nella sua Chiesa e la invita continuamente a risorgere. Specialmente nell’Eucaristia tutti possiamo incontrare il Risorto e prendere da Lui la forza di risorgere dai nostri peccati. – In particolare, sulla “guarigione” dagli abusi sessuali sui minori è urgente e necessaria la convergenze di riflessioni, preghiere e ferme decisioni da parte di tutto il popolo cristiano con un livello di attenzione che non deve sopportare più intollerabili flessioni e debolezze.

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