Curiosità dalla storia: il chirurgo del re Sole Charles-François Félix

La sua fama è legata alla celebre operazione di fistola anale che compì sul sovrano

L’intervento chirurgico, condotto senza anestesia, durò tre ore ed ebbe tanto successo tra i cortigiani che lanciò la moda della cura della fistola anale

Charles F. Félix

La vita di Luigi XIV, di eccezionale lunghezza per l’epoca (morì all’età di 77 anni), paradossalmente fu minata da una cattiva salute. Il re Sole ebbe al suo fianco tanti medici personali che fece sostituire nel corso del suo lungo regno e che spesso non furono all’altezza della situazione. Purghe, salassi e clisteri se ne contarono a migliaia; i medici del tempo pensavano che bisognava tirar fuori il male dal corpo come se si trattasse di una sostanza nociva da fare uscire purgando il paziente oppure “tirando” fuori il sangue “malato” attraverso i salassi, mentre i suoi problemi di salute, naturalmente, aumentavano col passare degli anni. C’è da dire, e questo è un fatto da tenere comunque in grande considerazione rispetto all’argomento che stiamo trattando, che a quei tempi l’igiene non si sapeva neppure cosa fosse e che il re, da quello che si sapeva, aveva fatto in tutta la sua vita un numero di bagni o docce (fate voi) pari o inferiore alla somma delle dita di una mano. Si sapeva poco del corpo umano, delle malattie e delle infezioni. Ammalarsi nel Seicento significava correre grossi rischi, e ciò perché la medicina era arretrata rispetto ad oggi. Si ignorava la presenza di virus e batteri, anche se si sapeva che per evitare un’infezione bisognava cauterizzare la ferita e lavare gli strumenti chirurgici usati con l’alcol.
Ma analizziamo più nel dettaglio i problemi di salute del re, che naturalmente, rispetto agli abitanti delle città e delle campagne del suo tempo, nel mondo dorato di Versailles fu decisamente fortunato, in quanto non soffrì la fame e il freddo. Il re Sole aveva l’alito cattivo a causa di problemi dentali e, dal 1685, dopo un’operazione che si era resa necessaria per la rimozione di un ascesso nel lato sinistro della bocca, il dentista gli strappò una parte di palato con conseguenze non certo positive per il suo eloquio. Ebbe inoltre problemi di stomaco, anche perché era una buona forchetta. Si becco il vaiolo, la febbre tifoidea e la gonorrea. Soffriva di mal di schiena, ebbe un tumore al capezzolo, poi cauterizzato e, negli ultimi anni di vita, una cancrena che gli causò forti dolori alla gamba sinistra. Il re Sole soffrì per diverso tempo per via di una fistola anale. La fistola era sicuramente secondaria ad un ascesso dovuto al fatto che il sovrano era solito fare tanti clisteri usando siringhe non certo sterilizzate. Un’altra ragione dell’insorgenza di quel male fastidiosissimo era la sua passione di andare a cavallo. Fatto sta che Luigi XIV all’età di 48 anni non poteva più cavalcare. Mentre i medici di corte e i chirurghi discutevano sul da farsi, a Versailles la sua sofferenza era ormai di dominio pubblico. Molti furono i dottori, i farmacisti, i luminari o presunti tali che giunsero a corte ognuno con il sogno di “curare” il re così da poter entrare nelle sue grazie. Alla fine del 1686, precisamente il 18 novembre, intorno alle 7 del mattino, il re si trovava nel suo letto con un cuscino sotto lo stomaco per tenere sollevate le natiche e Madame de Maintenon al suo fianco con il gotha dei medici di Versailles. Il chirurgo e primo barbiere del re, Charles-François Félix, tenne il sovrano sotto i ferri per ben tre ore senza anestesia perché non esisteva, ma si dice gli avesse somministrato una buona quantità di oppio. Alla fine l’intervento riuscì alla perfezione. Bisogna sottolineare il fatto che con questo intervento Félix si giocava la carriera. Non c’era possibilità di errore e lui per l’occasione aveva perfino realizzato il bisturi “piegato alla Royal” grazie al quale aveva eliminato definitivamente il fastidioso problema di Luigi XIV. Prima però di cimentarsi nella delicatissima operazione, il chirurgo aveva voluto “esercitarsi” su persone che gli avevano fatto da cavia e che aveva trovato tra gli indigenti, trasportati per l’occasione a Versailles. Non si sa con esattezza il numero di coloro i quali Félix usò per le sue “esercitazioni”, ma abbiamo la certezza che molti morirono e vennero sepolti senza il suono delle campane, in modo che nessuno fosse messo a conoscenza di ciò che stava accadendo, e prima che facesse giorno. Fu probabilmente allora che il chirurgo progettò lo strumento che gli sarebbe servito per operare il sovrano: un bisturi con la lama ricurva; inoltre il medico per l’occasione aveva usato un divaricatore. La notizia del successo dell’intervento fece in breve tempo il giro della Francia e molti cortigiani decisero di farsi operare dello stesso problema che aveva afflitto il re. Fu una vera e propria moda, al punto che molti vollero mettersi nelle mani del chirurgo Félix anche se non soffrivano di alcun disturbo. Félix fu decorato dal sovrano, che gli concesse un titolo nobiliare e un compenso considerevole. Inoltre Luigi XIV decise che, ala morte del chirurgo, avrebbe pagato una pensione alla vedova. Charles-François Félix ebbe un figlio che gli succedette come chirurgo di corte. Anche suo padre era stato barbiere e chirurgo del re di Francia, ma fu lui durante questa operazione a cambiare il corso della storia, perché prima di allora i medici erano più apprezzati dei chirurghi: erano loro gli scienziati che non si sporcavano le mani, mentre i chirurghi erano etichettati alla stregua di macellai, barbieri e parrucchieri, perché si sporcavano le mani di sangue. In seguito non sarà più così.

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Francesco Marmorato
Francesco Marmorato
Docente di lettere nella scuola secondaria, collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.