Avvento 3, la domenica della gioia

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Avvento 3, la domenica della gioia.

– “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”. – Oggi, terza domenica di avvento, celebriamo la domenica della gioia, dell’essere felici. E non una gioia a buon mercato come la intendiamo noi, ma una gioia che viene dal di dentro, in modo inaspettato. Basta stare attenti a quello che fa Dio.
– Il profeta Isaia annunzia la liberazione grazie all’azione di Dio. Il popolo ritornerà alla sua patria pieno di gioia. Quando Gesù appare e incomincia a operare i suoi miracoli, significa che l’annunzio del profeta si sta avverando: la gioia prenderà il posto della tristezza.
– Ma Giovanni è in carcere, la sua missione sta per terminare ed ha un dubbio: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». E Gesù loda Giovanni Battista, il suo coraggioso messaggero, ma anche lui deve imparare da quello che Dio compie. Infatti il Messia, il liberatore, è arrivato in tutt’altra maniera da quella che lui aspettava: «La giustizia che il Battista esigeva con la sua predicazione, in Gesù si manifesta in primo luogo come misericordia». E tutti possono gioire di questo. Facciamo posto alla gioia: la festa del Natale è vicina e il Signore starà con noi!

Dal Vangelo di questa domenica (Mt 11,2-11).
♦ In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
♦ Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

I dubbi di Giovanni Battista e la novità di Cristo.
♦ Giovanni è in carcere, la sua missione sta per terminare. Ma qui, egli si pone la domanda se ha fatto la cosa giusta: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
♦ Il dubbio di Giovanni è lecito: Gesù non è proprio Colui che lui aspettava. Gesù non viene in maniera eclatante. Giovanni aspettava un ripulitore, un fuoco che arrivi a bruciare la paglia, invece il Messia, il liberatore, è arrivato in tutt’altra maniera, secondo altri schemi, secondo altre attese. «La giustizia che il Battista poneva al centro della sua predicazione, in Gesù si manifesta in primo luogo come misericordia.
♦  E i dubbi del Precursore non fanno che anticipare lo sconcerto che Gesù susciterà in seguito con le sue azioni e con le sue parole. Si comprende, allora, la conclusione della risposta di Gesù. Dice: «Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Scandalo significa ostacolo?.
Gesù perciò ammonisce su un particolare pericolo: se l’ostacolo a credere sono soprattutto le sue azioni di misericordia, ciò significa che si ha una falsa immagine del Messia» (papa Francesco).
Ma di fronte a queste esitazioni, nostre e di Giovanni Gesù ci sorprende per la fiducia con la quale parla del suo precursore, definendolo «più che un profeta». Fede è anche questo: percepirsi conosciuti e amati da Gesù pur dentro i nostri dubbi e debolezze.
Da questa certezza scaturisce quella gioia che caratterizza questa terza domenica di Avvento.

Convertirsi accogliendo Dio che si rivela.
Infatti, noi pensiamo che Dio debba agire secondo le nostre strade, secondo i nostri parametri, secondo le nostre aspettative.
E così entriamo in crisi quando Gesù non esaudisce certe nostre richieste, quando non si piega alla nostra volontà, finendo per pensare che è un Dio dispotico, assente, inutile per la nostra vita.
«Quest’ammonimento di Gesù è sempre attuale: anche oggi l’uomo costruisce immagini di Dio che gli impediscono di gustare la sua reale presenza. Alcuni si ritagliano una fede fai di te, che riduce Dio nello spazio limitato dei propri desideri e delle proprie convinzioni.
Ma questa fede non è conversione al Signore che si rivela, anzi, gli impedisce di provocare la nostra vita e la nostra coscienza. Altri riducono Dio a un falso idolo; usano il suo santo nome per giustificare i propri interessi o addirittura l’odio e la violenza. Per altri ancora Dio è solo un rifugio psicologico in cui essere rassicurati nei momenti difficili: si tratta di una fede ripiegata su se stessa, impermeabile alla forza dell’amore misericordioso di Gesù che spinge verso i fratelli» (Papa Francesco).

Invito alla gioia.
Rallegriamoci ed esultiamo, perché viene il Signore a salvarci. Ritroviamo coraggio: il Signore non solo è vicino,
ma si fa prossimo proprio alle nostre povertà e paure. La gioia si trasforma in costanza e perseveranza. Al pari dell’agricoltore che sa attendere e sperare.
Possiamo pregare così:
Padre Santo,
ispira e sostieni il lavoro di chi governa,
dona sapienza a chi educa,
rendi trasparenti e disinteressate le scelte di chi amministra;
Consola chi soffre,
tocca il cuore di chi non crede,
converti chi non sa amare;
Trasforma la nostra comunità in uno spazio di pace,
donaci la gioia di celebrare il tuo Figlio che viene,
apri i nostri cuori alla condivisione dei doni da te ricevuti.
La tua gioia accompagni sempre la nostra vita.

“Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”. – Oggi, terza domenica di avvento, celebriamo la domenica della gioia, dell’essere felici. E non una gioia a buon mercato come la intendiamo noi, ma una gioia che viene dal di dentro, in modo inaspettato. Basta stare attenti a quello che fa Dio in noi e attorno a noi. – Un motivo di gioia per la Chiesa e per il mondo in questi giorni è stato il 50° anniversario di sacerdozio di Papa Francesco. Una gioia interiore stargli vicino con la preghiera e sentire la sua affettuosa presenza di buon Pastore vicina a noi e in modo particolare vicina agli ultimi della terra.

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