Ci vuole pazienza. E tanta.

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Ci vuole pazienza. E tanta.

Fra le molte virtù che in questo periodo di pandemia sono diventate più preziose del solito c’è soprattutto quella della pazienza. E ce ne sarà ancora bisogno perché, si sa, sarebbe molto imprudente pensare che tutta questa storia sia già finita. E le prime testimonianze “di affrettata libertà” invitano alla cautela per non disperdere i sacrifici fatti in questi ultimi due mesi.
– Sia nel tempo dell’isolamento per la pandemia, sia nel tempo della ripresa di relazioni e attività, ci è stata richiesta e continua ad esserci richiesta una grande quantità di pazienza, a cui probabilmente non eravamo abituati. Vivere così a lungo insieme in famiglia nello spazio limitato di un alloggio, senza poter ricorrere a evasioni o distensioni o incontri alternativi abituali, sentendo oltretutto la pressione della paura del contagio e delle preoccupazioni per il futuro, ha messo certamente alla prova l’equilibrio e la solidità delle nostre relazioni. Tensione, incertezza, nervosismo si sono fatti molto sentire anche se non ci sono stati contagi effettivi. – Rinfranchiamo l’anima con le seguenti riflessioni di P. Federico Lombardi.

La pazienza è una virtù del quotidiano. Senza di essa i rapporti di coppia, di famiglia, di lavoro diventano prima o dopo sempre più tesi, segnati da urti o conflitti, alla fine forse addirittura invivibili.  C’è da crescere in una scuola di accoglienza e accettazione vicendevole che anche se bella, ha pure i suoi aspetti logoranti.
♦ Ma il modo oggi comune di pensare non ci aiuta ad assumere questa fatica come prezzo di qualcosa di grande. Anzi, spesso alimenta l’insofferenza e la critica dei difetti e dei limiti degli altri e propone molto facilmente e rapidamente la rottura come l’unica soluzione dei problemi. Ma è giusto?

L’Inno alla carità che San Paolo eleva nella sua prima lettera ai Corinzi (cfr. 13, 1-13), non va considerato come un sublime testo poetico, ma come uno “specchio” in cui possiamo verificare se la nostra carità rimane solo una parola vana o sa tradursi in concreti atteggiamenti quotidiani. San Paolo enumera ben 15 di questi atteggiamenti. Il primo è: «La carità è paziente»; l’ultimo è: «La carità tutto sopporta». E anche diversi altri fra quelli enumerati hanno molto che fare con la «carità paziente». Così, la carità «è benigna… non si adira… non tiene conto del male ricevuto…».

♦ Ma la pazienza non è solo una qualità necessaria dell’amore quotidiano verso i nostri cari e tutti gli altri con cui dobbiamo convivere. È anche una dimensione della nostra fede e della nostra speranza attraverso tutte le vicende della vita e della storia.
San Giacomo ci invita a guardare al contadino, come colui che sa che bisogna aspettare: «Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate il contadino: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d’autunno e le piogge di primavera. Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori» (Giac 5, 7-8).

  Per i primi cristiani la pazienza è strettamente legata alla perseveranza nella fede durante le persecuzioni e le difficoltà cui sono esposti come fragile e piccola comunità nelle vicende della storia. Perciò parlare di pazienza è anche sempre parlare di prova, di sofferenza attraverso cui siamo chiamati a passare nel nostro cammino.
San Paolo ci coinvolge in una dinamica che ci prende e ci porta lontano. In questa dinamica la pazienza è un passaggio inevitabile: «La tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rom 5, 3-5).

♦ La prova della pandemia è stata ed è ancora causa di tribolazione per molte ragioni diverse; richiede carità paziente nei rapporti con gli altri a noi vicini, richiede pazienza nella malattia, richiede pazienza lungimirante nei modi di combattere il virus e di riprendere il cammino in solidarietà con la comunità ecclesiale e la comunità civile di cui facciamo parte.
♦ Sapremo superare il nervosismo, la stanchezza e la chiusura in noi stessi per rinfrancare i nostri cuori nella virtù provata e nella speranza?
La Lettera agli Ebrei (cfr. 12) ci invita a tener fisso lo sguardo su Gesù come esempio di pazienza e perseveranza nella prova. E Gesù, al termine del suo discorso sulle tribolazioni che i suoi discepoli dovranno attraversare, ma in cui non li abbandonerà, ci dice una parola preziosa per accompagnarci sempre, anche oggi: «Nella vostra pazienza guadagnerete le vostre vite!» (Lc 21, 19).

(fonte: L’Osservatore Romano, 12 maggio 2020).

Fra le molte virtù che in questo periodo di pandemia sono diventate più preziose del solito c’è soprattutto quella della pazienza. E ce ne sarà ancora bisogno perché, si sa, sarebbe molto imprudente pensare che tutta questa storia sia già finita. Vivere così a lungo insieme in famiglia nello spazio limitato di un alloggio, senza poter ricorrere a evasioni o distensioni o incontri alternativi abituali, sentendo oltretutto la pressione della paura del contagio e delle preoccupazioni per il futuro, ha messo certamente alla prova l’equilibrio e la solidità delle nostre relazioni. Gesù ci avverte: «Nella vostra pazienza guadagnerete le vostre vite!» (Lc 21, 19).

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