Come riconoscersi peccatori

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Come riconoscersi peccatori.

Riconoscersi peccatori ed essere capaci di chiedere perdono è il primo passo per rispondere con chiarezza alla domanda che Gesù rivolge a ciascuno di noi: «sei con me o contro di me?».
– E la via più sicura per non cadere in inutili giri di parole e quella di riconoscersi peccatore. Papa Francesco suggerisce che «se tu dici “io sono peccatore” il cuore si apre e entra la misericordia di Dio e incominci ad essergli fedele».
– Questa è la sostanza. Ma i gesti che accompagnano questa “confessione” sono vari. C’è chi si batte il petto, c’è chi si mette in ginocchio, c’è chi non osa alzare lo sguardo per incrociare quello di Cristo o andando in chiesa rimane discretamente dietro una colonna. L’apostolo Pietro arrivò perfino a dire a Gesù: “Signore, allontanati da me perché sono un peccatore” (Lc 5,11).
-Ognuno può esprimersi con i gesti che gli facilitano la “personale confessione”. Un celebre pittore, Rembrandt, trovò il suo personalissimo modo.

Il pittore che dipinse Gesù, mettendosi tra quelli che lo insultavano.
♦ Rembrandt è stato un grande pittore olandese del 17° secolo (Leida, 15 luglio 1606 – Amsterdam, 4 ottobre 1669).
I suoi disegni e dipinti furono popolari già durante la sua vita, la sua reputazione rimase alta e per vent’anni fu maestro di quasi tutti i più importanti pittori olandesi. Furono specialmente applauditi i ritratti dei suoi contemporanei, i suoi autoritratti e le illustrazioni di scene tratte dalla Bibbia.
♦ La moda di farsi un autoritratto inserito in una grande opera era usale nei pittori del tempo.
Una delle sue opere più famose è la crocifissione di Cristo.
Quest’opera, di singolare bellezza, ha un curioso dettaglio: c’è una folla al lato della croce, con facce molto chiare, che insulta Gesù. E una di quelle facce è di Rembrandt.
Un suo amico gli chiese perché lo avesse fatto.
L’artista rispose che questo era il modo di riconoscere che anche egli aveva collaborato alla crocifissione del Salvatore del mondo.  E questo era anche un invito perenne per lui a far penitenza di questo.

Gesù è ancora crocifisso nel mondo. E noi da che parte siamo?

(fonte: Historinhas do Padre Queiroz, redentorista brasiliano).

Riconoscersi peccatori è necessario, anche se cambia il modo di esprimerlo. C’è chi si batte il petto, c’è chi si mette in ginocchio, c’è chi non osa alzare lo sguardo per incrociare quello di Cristo o andando in chiesa rimane discretamente dietro una colonna. L’apostolo Pietro arrivò perfino a dire a Gesù: “Signore, allontanati da me perché sono un peccatore” (Lc 5,11). Ognuno può esprimersi con i gesti che gli facilitano la “personale confessione”. Un celebre pittore, Rembrandt, trovò il suo personalissimo modo.

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