Fede e dintorni

Cristo nostro Re

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Cristo nostro Re.

– Al termine dell’Anno liturgico si celebra la 34a domenica del cosiddetto «Tempo ordinario» con la solennità è dedicata a  Cristo Re dell’universo. In tal modo si vuole sottolineare che Cristo Redentore è il Signore della storia, l’inizio e la fine del tempo.
– Cristo è il nostro Re ed il suo regno non è fondato sul dominio, ma sull’amore e la Chiesa è inviata a testimoniare questo regno nella giustizia e nella carità.
– Il Vangelo di oggi ci indica in che modo realizzarlo, rivelando anche che sarà oggetto del giudizio finale: non vuote parole ma l’amore che avremo dimostrato per i fratelli. Gesù stimerà fatto a sé ciò che avremo fatto per i più “piccoli”.
– Guarire le piaghe del mondo, eliminare le miserie e le ingiustizie, tutto questo fa parte integrante della nostra vita cristiana, e noi renderemo questo servizio all’umanità solo nella misura in cui, seguendo Cristo, liberiamo noi stessi e liberiamo gli altri dalla schiavitù del peccato. Allora solamente il suo Regno comincerà a diventare realtà. – Oggi ricorre la Giornata di sensibilizzazione per il sostentamento del clero.

Dal Vangelo di questa domenica (Mt 25,31-46).
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
♦ «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
♦ Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
♦ Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
♦ Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
♦ Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”.
Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. – E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Il senso della regalità di Cristo.
♦ Gesù era fuggito via davanti alla folla che, dopo la moltiplicazione dei pani, voleva rapirlo per farlo “Re”, pensando così di risolvere i tanti problemi economici, confidando nella sua onnipotenza.
♦ Ha “accettato” il titolo di “Re” dinanzi a Pilato, dopo la notte del Getsemani, avendo il suo volto era già sfigurato dalle percosse e dagli sputi.
Nella sua accettazione si nota in Gesù con un’autorità morale, una dignità che fece impressione a Pilato e poi allo stesso Erode: “Io sono Re: per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce”.
Ha accettato il riferimento di “Re” sulla croce allorché il ladrone pentito lo invoca: “Ricordati di me, quando sarai nel tuo Regno”. Al ladrone pentito risponde: “Oggi stesso sarai con me in Paradiso”.
La sera del Giovedì Santo aveva detto ai discepoli: “Mi chiamate Maestro e Signore, e dite bene, perché lo sono; se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato a voi i piedi, vi ho dato l’esempio perché come ho fatto io facciate anche voi. Vi riconosceranno per miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri”.
Una regalità di amore, di servizio, di redenzione.
♦ San Giovanni Paolo II affermava che la regalità di Cristo si estende, per risanarla, su ogni realtà storica e umana. Per questo, all’inizio del suo pontificato, ricordò ai credenti il loro dovere di fare spazio a Cristo in ogni aspetto della vita sociale: «Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo».(cfr. Enciclica Redemptor hominis).
A ragione noi possiamo dire che Gesù è tutto per me, per te, per noi: è il mio Re, il nostro Re, È il mio Dio, il nostro Dio. – Noi saremo nel suo “Regno che non avrà mai fine”, se avremo vissuto secondo il suo insegnamento; saremo con Lui e come Lui, beati per l’eternità, se saremo stati suoi discepoli, a servizio della verità e dell’amore.

Saremo giudicati dalle nostre scelte.
♦ Ci aspetta un esame, un giudizio finale
Lungo tutto il corso della storia della salvezza Dio ha mostrato di essere un Padre che cura i suoi figli. Particolarmente attraverso il suo Figlio Gesù Cristo, che ha realizzato la salvezza dell’umanità a costo del suo sacrificio cruento sulla croce.
♦ Di fronte ad un così grande amore, come può l’uomo rimanere cieco e sordo e non aprirsi all’Amore?
Come può l’uomo, fatto ad immagine e somiglianza di Dio, non amare ciò che Dio ama?
È la chiave di volta della vita, è il metro sul quale saremo giudicati da Dio.
Come in un esame, Dio ci invita a capire la vita, più che le cose della vita, e sembra dirci: hai capito che cosa vuol dire vivere? Bene, vivi per sempre!
Non hai voluto capire che cosa significa vivere? Male, prendine le conseguenze, perché ogni occasione ti è stata data e non hai voluto coglierla.
A noi che siamo in vita è data la grande opportunità di essere nel Regno di Dio: non sprechiamola! (don Tiberio Cantaboni).

Per la preghiera.
♦ O Cristo, Re dell’universo, Signore della storia, a Te rivolgiamo la nostra fiduciosa preghiera perché tutto il mondo sia rinnovato nella giustizia e nell’amore.
♦ Ti preghiamo per la Chiesa, chiamata ad annunciare in ogni tempo il regno di Dio che viene, perché non ceda ai poteri e alle seduzioni del mondo, ma resti sempre fedele a Te, suo Re e suo Signore.
♦ Ti preghiamo per i governanti delle nazioni, perché, alla sequela di Cristo, cerchino sempre il bene comune e la pace, senza sottomettersi alle logiche del profitto e del potere, anzi sul tuo esempio si facciano servi per amore.
♦ Signore Gesù, concedi a noi tutti di poterti servire nella carità e nella gioia per essere accolti nel Regno di amore e di pace che hai inaugurato con la tua Pasqua di mprte e risurrezione. Amen.

La solennità di Cristo Re, celebrata in questa ultima domenica del Tempo Ordinario, chiude il ciclo liturgico A. Domenica prossima con l’Avvento ripartirà il ciclo B. Il centro di tutto l’anno liturgico rimane Cristo, celebrato nel mistero del Natale, della Pasqua e poi della Chiesa che inizia il suo cammino a Pentecoste. La Madonna e i Santi fanno corona a Cristo, unico Mediatore e Salvatore, e rendono in maniera visibile che il mistero di Cristo si compie anche in noi.

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