“Una Chiesa che sa fare festa”

Sant’Angelo di Drapia, 1 ottobre 2011


Don Armando Matteo interviene al Convegno regionale Pastorale giovanile

L’intervento di don Armando

«Possa la Chiesa di Calabria ritornare ad essere una Chiesa che sa fare festa. E’ questo il debito che abbiamo con i giovani». Le parole sono di don Armando Matteo, ex assistente nazionale della Fuci (Federazione Università Cattolica Italiana), in chiusura del suo intervento di oggi durante il Convegno Regionale di Pastorale Giovanile calabrese che si svolge da ieri (30 settembre) a Drapia.
Chiamato ad intervenire sulla «Lettura educativo – pastorale della condizione giovanile» il sacerdote si è soffermato a lungo sulla questione giovanile sottolineando come le nuove generazioni siano una «forza che la società tiene nel congelatore» e ribadendo l’urgenza che la crisi della sfida educativa passa anche dalle «crisi dell’età adulta». Molti adulti, infatti, inseguono il «Dio della giovinezza» (riferendosi ai tanti adulti che fanno di tutto per sembrare giovani), condizione che amplifica «l’estraneità tra le generazioni». «I giovani – ha sottolineato don Armando Matteo – hanno bisogno come il pane di proiettarsi nel futuro» ma la società «li costringe a restare in panchina». Sembra quasi, dalla relazione dell’ex assistente Fuci, che «il contesto sociale li fa sentire inessenziali». E così «i giovani vivono di notte perché di giorno nessuno li convoca». Citando il documento della Cei «Educare alla vita buona del vangelo» don Armando ha sottolineato come i vescovi «hanno parole di fuoco»  rispetto al rapporto tra le generazioni citando (al capitolo 12 degli orientamenti pastorali) come «i giovani si trovano spesso a confronto con figure adulte demotivate e poco autorevoli, incapaci di testimoniare ragioni di vita che suscitino amore e dedizione». Spesso gli «occhi di troppi adulti – ha continuato il sacerdote – non sono più luoghi che comunicano la forza nella fede del Dio vivente». E citando alcuni dati di ricerche contemporanee ha evidenziato come oltre un milione di giovani «hanno deciso di cancellare dalla carta di identità della loro anima la parola cattolico». Nel contesto odierno «i giovani non negano Dio, non ne sono interessati». Stimoli che oggi pomeriggio saranno ripresi nei contesti di confronto laboratoriali che vedranno impegnati i 300 delegati (tra sacerdoti, vescovi, educatori, religiosi, giovani e insegnanti di religione) per capire come scrivere la pagina nuova della pastorale giovanile calabrese dei prossimi 10 anni dedicati alla sfida educativa. L’esperienza delle Gmg, dopo aver fatto storia, «deve iniziare a fare scuola» per «il grande investimento di energia» che rappresenta. E alla platea dei convegnisti ha lanciato lo stimolo a diventare «uomini e donne capaci di fare festa (nel senso religioso del termine), perché le persone capaci di fare festa sono capaci di libertà, ospitalità, accoglienza, gratuità». «Saper fare festa per un Dio che ha un debole per noi». Nel corso della mattinata è intervenuto a Drapia anche don Nicolò Anselmi, direttore nazionale della Pastorale giovanile nazionale, che ha plaudito l’iniziativa della consulta regionale calabrese, sottolineando come «è significativo stare insieme» e porre attenzione «attenzione al tempo donato con amore».

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Comunicato Stampa
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