Gesù prima di tutto

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Gesù prima di tutto.

– Gesù è esigente con i suoi discepoli: nulla devono anteporre a lui. Nulla può essere anteposto all’amore per Gesù Cristo. Lui è l’unico Maestro e va amato più di ogni altra cosa, benché buona e preziosa.
– Anche i legami familiari devono passare in second’ordine, e questo vale per tutti quelli che vogliono essere suoi discepoli: “Chi non prende la croce non è degno di me”.
– Non c’è altro modo, per seguirlo, che donarsi totalmente a lui; come i discepoli per seguire Gesù dobbiamo passare per la porta stretta.
– Ma certamente chi lo segue non perderà la sua ricompensa. Chi perde la vita per Gesù, la salverà in eterno. E noi siamo discepoli missionari in virtù del Battesimo ricevuto. – Oggi ricorre la Giornata per la carità del Papa.

Dal Vangelo di questa domenica.   (Mt 10,37-42)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Il Signore per noi è tutto: forza, scudo e premio.
Nel Vangelo Gesù ci chiede di amarlo più di tutti e di tutto, di dargli il cuore, di dedicarci totalmente a lui. Seguire il Maestro comporta il prendere ogni giorno la propria croce, morire al peccato, a se stessi e al mondo per amare come lui, fino al dono totale della propria vita.
Chi accoglie i discepoli – piccoli, semplici e poveri testimoni del Vangelo- accoglie Gesù e il Padre suo, e non perderà la sua ricompensa.
Chi perde la vita per Gesù, la salverà in eterno. Siamo discepoli missionari in virtù del Battesimo, che ci ha reso partecipi della Pasqua del Signore Gesù. Sepolti con lui nella sua morte redentrice, rinasciamo a vita nuova.
Ringraziamo il Padre che in questa Eucaristia opera la redenzione, liberandoci dalle tenebre del peccato. Rimaniamo uniti al suo Figlio Gesù per portare il frutto dell’amore.
(don Francesco Dell’Orco, in la domenica.it)

Giovani testimoni della fede: Alberto Michelotti e Carlo Grisolia,
amici, insieme verso la santità.

♦ Due amici, due giovani pieni di vita e di Vangelo, due vite che si ritrovano in cielo a 40 giorni di distanza l’una dall’altra.
Alberto nasce a Genova il 14 agosto 1958. Durante l’adolescenza conosce Carlo, nato a Bologna due anni dopo e trasferitosi a Genova per il lavoro del papa.
♦ La loro amicizia nasce intorno all’ideale del ”farsi santi insieme” proposto da Chiara Lubich ai giovani del Movimento dei Focolari.  Cercano di vivere l’unità nella vita quotidiana: dal desiderio di incontrare “Gesù Eucaristia” all’impegno nel far sentire agli amici la loro vicinanza e preghiera, anche solo con un biglietto o un “blitz”, come Alberto chiama le improvvisate per un semplice saluto.
♦ Il loro anelito di unità si estende oltre: Alberto e Carlo decidono di svolgere servizio in un centro di accoglienza per migranti. Carlo coinvolge il gruppo cattolico in diverse attività caritative e riesce a convincere il responsabile della sua Circoscrizione, socialista, a collaborare.
♦ I due sono tanto uniti quanto diversi. Brillante e sportivo il primo, sensibile e amante della poesia e della musica il secondo.
L’unità brilla nella loro amicizia vissuta in Gesù: «Sono passato di qui – scrive in una chiesa Alberto a Carlo – per mettere nel suo Cuore tutte le infinite cose che io non so fare, che magari rovino soltanto. Tra le tante, in questi giorni ci sei tu, e la tua ragazza… “.
Qualche mese dopo, il 18 agosto 1980, Alberto cade durante una gita in montagna e muore.
Il giorno successivo a Carlo viene diagnosticato un tumore. La sua breve malattia è un cammino di fede e amore «per incontrare Gesù». Alberto è presente in modo misterioso accanto a lui: «Alberto e qui”, ripete spesso. E nell’arco di 40 giorni lo raggiungerà in cielo.

Gesù è esigente con i suoi discepoli: nulla devono anteporre a lui. Nulla può essere anteposto all’amore per Gesù Cristo. Lui è l’unico Maestro e va amato più di ogni altra cosa, benché buona e preziosa. – Anche i legami familiari devono passare in second’ordine, e questo vale per tutti quelli che vogliono essere suoi discepoli: “Chi non prende la croce non è degno di me”. – Come i discepoli di allora, per seguire Gesù anche noi dobbiamo passare per la porta stretta. – Ma certamente chi lo segue non perderà la sua ricompensa. Chi perde la vita per Gesù, la salverà in eterno.

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