Giovedì Santo in tempo di coronavirus

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Giovedì Santo in tempo di coronavirus.

– Oggi è un Giovedì Santo inedito. Lo vivremo in famiglia, seguendo una delle tante trasmissioni in TV o in diretta streaming. Non è la stessa cosa, ma beati noi se – come si dice – sapremo fare di necessità virtù.
– Con la Messa della Cena del Signore di questo giorno santo inizia il triduo pasquale che si concluderà con la grande veglia del Sabato Santo.
– La liturgia di oggi dà spazio all’istituzione dell’Eucaristia e, dopo il Vangelo, al gesto della lavanda dei piedi, come aveva fatto Gesù agli apostoli. Un rito che quest’anno – per le restrizioni emanate – non verrà fatto, ma che da sempre colpisce la sensibilità umana purché non si fermi al gesto rituale, ma che accolga il suo significato: il segno di Gesù che amò i suoi discepoli sino alla fine. E noi siamo chiamati a renderlo presente a tutte le generazioni: «Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».»

Preghiera iniziale
O Dio, nel giorno in cui il tuo unico Figlio ha affidato alla tua Chiesa il gesto del suo amore e ci ha dato il sacramento nuovo dell’alleanza eterna: fa’ che, ascoltando la sua Parola, riceviamo pienezza di carità e di vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Il grande mistero di oggi.
♦ Nell’istituzione dell’Eucaristia e nel gesto della lavanda dei piedi viene profeticamente svelata e annunciata la morte e la risurrezione del Signore: «Ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice noi annunciamo la morte del Signore finché egli venga».
♦ Accogliere il volto del Maestro e Signore che depone le sue vesti e lava i piedi ai suoi discepoli è il passo necessario che il cristiano deve compiere per “aver parte con lui”, come dice Gesù a Pietro: «Se non ti laverò, non avrai parte con me» (Gv 13,8) e per poter celebrare in verità la Pasqua, entrando nel suo mistero: «Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi» (Gv 13,15).
“Lavare i piedi agli altri” è il segno del del servizio, del mettersi a disposizione, come hanno fatto presso i malati di coronavirus i tanti medici generosi morti servendo; come hanno fatto gli infermieri che vi hanno lasciato le vita e i tanti altri rimasti contagiati; come hanno fatto e continuano a fare i tanti operatori sanitari e dell’ordine mettendo a rischio continuo la propria vita.
Non è un segnale nuovo (siamo cristiani da oltre 2000 anni), ma è nuova è la consapevolezza di proporlo ad una società egoista e prepotente abituata a “fare le scarpe agli altri”, a sfruttarli, a divorarli.

Dal Vangelo di Giovanni (in Gv 13, 1-15, è il brano intero)
«Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto».

Un “lontano” e la lavanda dei piedi o Mandato (di don Primo Mazzolari).
«Io vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto» (Giovanni 13,15)

♦ Un lontano mi scrive parole, che, se non mi sorprendono, mi fanno soffrire.
♥  «Non parteciperò al rito del giovedì santo. La lavanda mi ha sempre inchiodato. Forse passa per quest’impressione incancellabile il filo che mi tiene ancora avvinto, in un certo senso, alla chiesa. Ma se ci tornassi quest’anno con l’animo che mi hanno fatto gli avvenimenti all’insaputa di me stesso, mi verrebbe la tentazione di gridare anche contro di voi, che pur mostrate di capire tante cose: capite voi quello che fate? – Forse non l’avete mai capito: certo, adesso, non lo capite più. Quell’azione è un capovolgimento della vita e voi ne fate un rito».

♦ Amico caro e lontano, nella mia chiesa non si fa la funzione del Mandato, ma il vangelo che lo racconta, lo leggo ugualmente a bassa voce – il tono dell’indegnità che si confessa – davanti al cenacolo, dopo l’Ufficio delle tenebre, quando non ci si vede più e ci si può vergognare di noi stessi senza falsi pudori.
Lo leggo per me e, se vuoi, anche per te e per qualcun altro che soffre come noi, quantunque le parole decisive non si possano leggere che per sé.

♦ Amico lontano e caro, non ti dico: torna anche quest’anno al rito del Mandato. Non ti dico neppure: non chiederti se noi comprendiamo quello che il Cristo ha fatto. Appunto perché hai l’impressione che nelle nostre chiese ciò che tu giustamente chiami il capovolgimento sia in pericolo di diventare una semplice «forma rituale», io ti scongiuro di non fermarti quest’anno nella navata della tua chiesa, spettatore indeciso e indisposto.
Portati avanti, fino alla tavola eucaristica per «levarti» subito dopo la comunione, non come un commensale qualunque, ma come un servo dell’Amore che deve cambiare il mondo.
I «capovolgimenti» non si attendono, si fanno. «Se sapete queste cose, siete beati se le fate».
(fonte: don Primo Mazzolari, Scritti).

Breve preghiera
Preghiamo per tutti coloro che soffrono a causa delle gravi vicende che stano segnando oggi la storia dell’umanità: perché guardando a Gesù, Servo che porta le nostre sofferenze, conoscano la compassione e la vicinanza di Dio e sappiano fare del loro dolore una via di amore. Signore, ascolta la nostra preghiera!
Signore Gesù, abbi pietà dei sofferenti colpiti dal virus, conforta gli agonizzanti, dona speranza a coloro che sono disperati. Amen.

Nella Messa del giovedì santo, a sera, si dà spazio all’istituzione dell’Eucaristia e, dopo il Vangelo, si compie il gesto della lavanda dei piedi, come aveva fatto Gesù agli apostoli. Un rito che quest’anno – per le restrizioni emanate – non verrà fatto, ma che da sempre colpisce la sensibilità umana purché non si fermi al gesto rituale, ma che accolga il suo significato: il segno di Gesù che amò i suoi discepoli sino alla fine. E noi siamo chiamati a renderlo presente a tutte le generazioni: «Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».

Condividi l'articolo