Gli altri anziani

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Gli “altri” anziani.

Gli “altri” anziani, quelli lontano da noi, che sono in altri paesi. con altre culture e con altre religioni. Come vivono? Hanno gli stessi problemi dei “nostri” anziani? E quelli che vivono in regime “tribale”? Ho letto da qualche parte che in certe tribù quando un anziano comincia a rallentare il ritmo della vita nomade, lo si prende con tutti i rispetti e viene messo ai lati del sentiero, solo, abbandonato, ad aspettare la morte. Sarà ancora così?
– Noi non possiamo giudicare nessuno; già proprio noi che confiniamo i nostri a anziani in case di riposo, da dove (secondo le amare testimonianza di molti media) l’amore sembra uscirsene ogni giorno a causa di un presunto efficientismo che riduce l’assistenza a puro esercizio tecnico, fatto di numeri e di conti. – Fa piacere leggere ne L’Osservatore Romano la bella iniziativa di “Vite da recuperare”, dei frati cappuccini in Angola a favore degli anziani abbandonati

Un luogo dove poter trascorrere i loro ultimi anni in serenità.
♦ È questo l’obiettivo dei frati cappuccini dell’Angola che hanno realizzato, a Huambo, una casa di riposo per anziani tutta particolare.
♦ Non è un edificio unico, ma un villaggio di una decina di casette che ospitano ciascuna tre-quattro persone.
Vicino ai piccoli edifici, gli ospiti possono coltivare un appezzamento di terreno e allevare animali da cortile come maiali, galline e conigli.
♦  Un centro nel quale gli anziani trovano un rifugio sicuro e, allo stesso tempo, possono continuare a vivere come facevano nel loro villaggio di provenienza.

Quello della terza età è un tema con il quale l’Africa sta iniziando a fare i conti in questi ultimi anni.
Secondo il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), reso noto nel settembre scorso nella sessantottesima sessione del comitato regionale a Dakar, in Senegal, la salute degli abitanti di 47 paesi africani sta progressivamente migliorando.
La prima conseguenza è stato un innalzamento della speranza di vita delle popolazioni africane che, in soli tre anni (2014-2017), è passata da 50,9 anni a 53,8.
Si è ancora lontani da quella esistente nei paesi occidentali, se si pensa che l’età media dei 28 paesi dell’Ue è di 77,9 anni e quella negli Stati Uniti di 78,4, ma l’Africa ha intrapreso la strada giusta.
La popolazione anziana inizia a crescere e, con essa, iniziano a porsi problemi che, un tempo, erano estranei al continente.(fonte: Osservatore Romano, 20 dicembre 2018)

Un problema nuovo
♦  «Fino a qualche anno fa – spiega a Fides Guido Felicetti, frate del Centro missionario cappuccini del Triveneto che supporta i confratelli angolani – in Africa, gli anziani erano visti come una risorsa e non come un problema o un peso. Se ne prendevano cura le famiglie che li accudivano.
♦  Oggi le cose sono cambiate profondamente. Molti nuclei famigliari si trasferiscono dalla campagne alle città. I loro vecchi non voglio spostarsi, ma rimangono soli nei villaggi».
♦  A differenza di quanto avviene in Europa e nel Nord America, non si tratta di ultraottantenni.
«I fisici degli africani – osserva padre Guido – risentono molto dalla mancanza o dalla carenza di cure, dalla vita dura nelle campagne, dall’alimentazione non equilibrata.  Così in Angola, come anche in altre parti dell’Africa, a sessant’anni si è già considerati vecchi. Un tempo l’anziano era molto rispettato, oggi invece non è più considerato un saggio, ma come un peso. Questo è un riflesso negativo che arriva dall’Occidente».
La risposta solidale
A Huambo un gruppo di anziani ha chiesto assistenza ai frati cappuccini.
Così fra Moises Lukondo ha aperto un centro di accoglienza per anziani abbandonati alla periferia della città.
Il centro è situato su un terreno piuttosto ampio che permette la coltivazione dei campi e l’allevamento degli animali domestici. «Qui – conclude padre Guido –, gli anziani trovano un ambiente non molto diverso da quello del loro villaggio. Sotto il profilo medico vengono seguiti dalle struttura sanitarie locali e ogni anno volontari italiani ed europei portano loro scorte di medicine. Gli anziani sono così accuditi e possono trascorrere i loro ultimi anni in serenità».

(fonte:fides.org/it, 15 dicembre 2018).

Gli “altri” anziani, quelli lontano da noi, che sono in altri paesi. con altre culture e con altre religioni. Come vivono? Hanno gli stessi problemi dei “nostri” anziani? E quelli che vivono in regime “tribale”? Ci sono storie belle e meno belle, anzi dolorose. Ma noi non possiamo giudicare nessuno; già proprio noi che confiniamo i nostri a anziani in case di riposo, da dove a volte arrivano testimonianze terribili. – Solo l’amore sincero può dare sostanza umana ai gesti della solidarietà verso i nostri fratelli anziani, a tutte le latitudini della terra: essi possono continuare così ad essere fonte di saggezza.

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