I Redentoristi in Calabria /2

Missioni dei Redentoristi in Calabria dirette dal P. Carmine Fiocchi (1763-1765)

studio di André Sampers, C.Ss.R, in Spicilegium Historicum 28 (1980) pp. 125-145

Elaborazione elettronica: P. Salvatore Brugnano (febbraio 2009)

In uno studio pubblicato recentemente su questa rivista abbiamo illustrato le prime missioni predicate dai Redentoristi in Calabria negli anni 1756-1758 (1). Non abbiamo trovato notizie su eventuali lavori apostolici svolti dalla Congregazione in Calabria nei quattro anni seguenti, se si eccettuano quelli di alcuni padri che nel 1761 — mentre si recavano a fondare una casa ad Agrigento (Sicilia) — predicarono varie volte durante la loro forzata sosta a Sant’Eufelnia d’Aspromonte (2). E’ certo invece che negli anni 1763-1765 i figli di s. Alfonso tennero un gran numero di missioni nelle diocesi di Cassano e di Bisignano, come pure nelle arcidiocesi di Rossano e di Santa Severina, nel corso di tre campagne apostoliche successive, tutte dirette dal p. Carmine Fiocchi. La documentazione sul lavoro apostolico svolto dalla Congregazione in Calabria nel periodo 1763-1765 è ancora più scarsa che quella sulle missioni ivi predicate negli anni 1756-1758. Nondimeno sembra che valga la pena di darne un cenno, anche perché ci auguriamo che serva da stimolo ad ulteriori ricerche. A tali indagini infatti intendiamo dare un aiuto, in quanto sarà facilitata l’individuazione degli archivi — diocesani e parrocchiali — da consultare.per il nostro studio — di carattere quindi piuttosto preliminare — attingiamo soprattutto alla documentazione riguardante il p. Fiocchi, conservata nell’archivio generale dei Redentoristi a Roma (d’ora in poi: AGR).

  1. Il P. Carmine Fiocchi
  2. Prima spedizione missionaria in Calabria: aprile-giugno 1763
  3. Seconda spedizione missionaria: gennaio-giugno 1764
  4. Terza spedizione missionaria: novembre 1764 – giugno 1765
  5. Note
  6. Documenti

1. Il P. Carmine Fiocchi
Questo religioso che per una trentina di anni visse una vita operosa e santa nella Congregazione, era considerato a buon diritto dai confratelli come una colonna dell’Istituto. E questo proprio a causa della sua completa dedizione al lavoro, dell’impegno apostolico, della prudenza nel governo e della continua disponibilità a farsi servo di tutti.

Carmine Antonio Fiocchi
Carmine Antonio Fiocchi

L’alto concetto, in cui era tenuto in vita, fece sorgere ben presto dopo il decesso (1776) l’idea di stendere la sua biografia. Ragion per cui se ne raccolsero le sue lettere e fu domandato a diverse persone — confratelli ed altri, che avevano avuto rapporti più stretti con lui — di mettere in iscritto le loro memorie. Per quanto ne sappiamo, una biografia dettagliata del Fiocchi non è stata mai composta (3). Ma,fortunatamente, il materiale raccolto è stato conservato (4). Benché non sia qui il luogo di soffermarci a lungo sulla personalità e sulla vita del Fiocchi, ci sembra opportuno dare almeno qualche informazione su questo personaggio, una volta tenuto in tanta considerazione, adesso invece quasi del tutto dimenticato (5).
Carmine Antonio Fiocchi, primogenito di Domenico e Teresa Negri, nacque il 13 giugno 1721 a Gaiano (Caiano, casale di (Mercato) San Severino (Salerno). Dopo i primi studi nel paese natio, il padre, che era dottore in legge ed aveva ricoperto diverse cariche nella magistratura (giudice e governatore), mandò Carmine all’Università di Napoli per studiarvi il diritto. Prima però di finire questo studio il giovane, seguendo la vocazione allo stato ecclesiastico, entrò nel seminario arcivescovile di Salerno, ove ricevette successivamente gli ordini minori, il suddiaconato e il diaconato. Quest’ultimo gli venne conferito il 30 marzo 1743 (6) dall’alcivescovo Casimiro Rossi (7). Verso questo tempo Carmine si sentì chiamato allo stato religioso, e attratto dalla gran fama di Alfonso e dei suoi seguaci del collegio di Ciorani, chiese di entrare nella Congregazione del SS.mo Salvatore. Durante il ritiro che ivi fece prima di essere ordinato diacono, scrisse una lunga lettera al padre, il 24 marzo 1743, nella quale esponeva i motivi che lo inducevano a ritirarsi dal mondo, e gli domandava il suo consenso (8).
Questi all’inizio era piuttosto restio e tentò di far desistere il figlio dal suo proposito. Sembra che si rivolgesse perfino all’autorità civile con la conseguenza che Carmine venne rinchiuso in un convento di Salerno per ivi esaminare accuratamente la sua vocazione (9). Ma il giovane rimase fermo e coll’assenso dei genitori fu ammesso al noviziato il 9 maggio 1743, giorno in cui probabilmente si emisero per la prima volta i voti religiosi nella Congregazione (10). Dopo aver trascorso con grande fervore l’anno di noviziato nella casa di Ciorani, sotto la direzione del p. Paolo Cafaro (11), fece ivi la professione, l’8 maggio 1744, nelle mani di Alfonso (12). Dato che aveva quasi finito gli studi teologici quando venne ammesso in Congregazione, il fr. Fiocchi fu promosso al sacerdozio già durante il noviziato. Insieme al connovizio Bernardo Tortora (13) fu ordinato il 21 settembre 1743 (14) a Pago (del Vallo) di Lauro da mons. Erasmo Bortoni, vescovo titolare di Eumenia (15).

Paolo Cafaro
Paolo Cafaro

Sui primi cinque anni trascorsi dal Fiocchi nella Congregazione non abbiamo notizie particolari. Un segno evidente che il fervore iniziale non era diminuito, lo troviamo in un documento del 1749. Nell’ottobre di quell’anno — durante il capitolo generale radunato a Ciorani per l’accettazione delle Costituzioni e Regole, di recente approvate da Benedetto XIV — egli inoltrò ad Alfonso, insieme col p. Celestino de Robertis, la supplica di essere destinato alle missioni tra gli infedeli (16). A questo capitolo prese parte in rappresentanza della casa di Ciorani (17)
Dall’anno 1749 in poi le notizie riguardanti il Fiocchi sono piuttosto abbondanti.

Nella elezione dei superiori fatta poco dopo il capitolo, egli — che aveva allora appena 28 anni — venne nominato rettore della casa di Pagani. Nel triennio 1752-1755 fu rettore a Deliceto, ove ebbe come suddito s. Gerardo Maiella (18). E, con un intervallo di alcuni anni, fu poi varie volte superiore a Ciorani fino al 1773. Nel 1750, dopo la morte del p. Cesare Sportelli, venne eletto consultore generale. In questa carica fu riconfermato il 5 settembre 1764 e la ricoprì fino alla morte.

Il modo di agire del Fiocchi come superiore viene molto lodato nelle fonti: sapeva invogliare i sudditi all’osservanza regolare e al lavoro apostolico, non solo con la parola ma soprattutto con l’esempio, tenendo sempre un comportamento umile e riservando a sé i lavori più duri. Non approfittò mai della sua posizione se non per condurre una vita più mortificata e per accollarsi i lavori più faticosi. Incurante dei propri bisogni e comodità, era sempre pronto ad aiutare gli altri, non solo i sudditi e i confratelli di altre case, ma anche gli estranei. Amministrava i beni della sua comunità senza sperpero, ma anche senza eccessiva parsimonia; era generoso con tutti, soccorrendoli nei loro reali bisogni.
Non meno eloquenti sono le fonti sulla instancabile attività del Fiocchi. Era continuamente impegnato nel pulpito e nel confessionale delle chiese annesse alle case ove era ascritto. Ma ancor più lavorava fuori casa, predicando innumerevoli missioni, esercizi spirituali, novene e discorsi di circostanza (19). Ci sono state tramandate numerose notizie che provano chiaramente che il Fiocchi era un predicatore di grido. Il fatto che per decine di anni ininterrottamente fosse ricercato nei luoghi più diversi è già di per sé un segno evidente del nerbo e dell’efficacia della sua parola (20).
Notevole era anche l’attività del Fiocchi come direttore spirituale, attività che egli esercitava con grande dedizione e spirito illuminato. Da qui ebbe origine una vastissima corrispondenza che gli prendeva molto tempo (21), soprattutto quella con le monache Redentoriste di Scala e di Sant’Agata (22), e l’altra con alcune suore del Carmelo di Ripacandida (23).

A questo lavoro, veramente troppo intenso, soccombé il Fiocchi, quando aveva appena superato i cinquant’anni (24). Ritornando a Ciorani da Solofra, ove aveva predicato gli esercizi a quelle monache, venne colto per strada da apoplessia. Data la sua forte costituzione si pensò sul momento che, dopo un periodo di riposo, si sarebbe ripreso completamente. Purtroppo non fu così. Un nuovo attacco del male lo colpì non molto dopo, lasciandolo parzialmente paralizzato. A ciò si aggiunse poi «una fame canica», cioè la bulimia (25).In questo stato miserevole, protrattosi per 4-5 anni, si manifestò palesemente la grandezza spirituale del padre. Oltre alle sofferenze fisiche, e più di queste, gli pesava la forzata oziosità. Inoltre sembra che i confratelli non avessero una idea esatta della sua malattia, e che quindi non lo trattassero sempre con la dovuta amorosa comprensione. Ma tutte queste amarezze egli sopportava con grande pazienza ed umiltà, per amore di Gesù Cristo, che cercò di imitare adesso nella sofferenza, come lo aveva seguito prima quale modello di vita apostolica.

Il 22 aprile 1776 il Fiocchi morì per infarto a Fisciano (a 8 km da Ciorani), dove si era recato per visitare la sorella nel Carmelo. Sia nel luogo del decesso, che sulla via di Ciorani, e soprattutto al momento della sepoltura apparve chiaramente la grande fama che il Fiocchi godeva presso il clero, le monache e il popolo di Ciorani e dei dintorni.

2. Prima spedizione missionaria in Calabria: aprile-giugno 1763
La spedizione missionaria in Calabria del 1763 sembra sia stata organizzata in seguito alla richiesta rivolta dal card. Giuseppe Spinelli (26) a s. Alfonso di voler dare una missione ad Acquaformosa (27).
Né la domanda del cardinale (o di chi per lui), né la relativa risposta di Alfonso sono state conservate. Ma il 28 marzo 1763 questi scrisse al suo vicario generale, p. Andrea Villani (28): «Ho ricevuta la vostra degli 19 di Marzo (29). Il Card. Spinelli tanto mi ringrazia della missione appuntata per Acquaformosa e la sta aspettando con grande ansia (30). Scriverò al Presidente che già va[anno] il P. [Giovanni] Mazzini e [il P. Carlo] Gajano (31) per li 15 giorni ».
Giovedì della settimana di Pasqua, il 7 aprile 1763, il Fiocchi con alcuni compagni — dei quali non conosciamo i nomi (32) — partì via mare per la Calabria (33). Il viaggio durò tre giorni, durante i quali il padre soffrì assai di mal di mare, cosicché per tutto quel tempo restò «senza toccare niuna sorte di cibo» (34).
Prima di raggiungere Acquaformosa ebbe un altro infortunio: cadde cioè da cavallo, «e per miracolo di Maria SS.ma restò sopra la cima di un profondissimo vallone, senza farsi niun male» (35).
Non abbiamo trovato particolari sulla missione, che probabilmente si protrasse per due settimane, come Alfonso aveva stabilito nel mese di marzo.

Giuseppe Spinelli
Giuseppe Spinelli

Da Acquaformosa i padri proseguirono per Lungro (36), sita nella stessa diocesi di Cassano, ove i Redentoristi avevano già predicato nel 1758 (37). Anche su questa missione ci mancano notizie particolari. Le fonti a nostra disposizione c’informano soltanto sullo zelo straordinario del Fiocchi. «Alla seconda missione, di Lungro, quali erano Albanesi, volle lui fare la predica senza sparmiarsi punto le sue fatiche, anche confessare la sera, dopo la predica, sino all’ore due della notte (38); e se la notte non era picciola, avrebbe tirato sino alle ore tre, siccome avea usato nelle missioni d’inverno, che le notti sono più lunghe» (39).
Finita la missione di Lungro, verso la metà di maggio i padri andarono nel vicino paese di Altomonte (40). Dato che la popolazione stava aspettando i missionari, il Fiocchi volle andarvi il giorno prestabilito, nonstante che la pioggia avesse reso impraticabile la strada. Anche questa volta ebbe un infortunio. Su una discesa ripida e cretosa il cavallo scivolò, trascinando con sé il cavaliere. Ambedue rotolarono lungo il pendio per un bel pezzo, finché furono fermati da un tronco di olivo. Rimontato a cavallo, con l’aiuto del popolo che aveva osservato con spavento la scena, il Fiocchi continuò per Altomonte. E, «come mai li fusse sortita tal caduta, [ . .. ] volle predicare la mattina, senza riposarsi nemmeno un’ora; e di questa maniera, con la sua prudenza, dava animo a’ suoi compagni a soffrire tutto per la gloria di Dio e salvezza dell’anime » (41).
In queste tre missioni, ognuna delle quali durò due settimane incirca, i padri rimasero impegnati da metà aprile alla fine di maggio. Forse si recarono anche a fare qualche predica in altre località, ma di ciò le nostre fonti non parlano. C’è dunque da supporre che all’inizio di giugno 1763 i missionari siano ritornati a Pagani.

3. Seconda spedizione missionaria: gennaio-giugno 1764
Nell’autunno dello stesso anno 1763 l’arcivescovo di Rossano, mons. Gulielmo Camaldari (42), espresse il desiderio di avere i missionari Redentoristi per evangelizzare nella sua diocesi. La richiesta relativa fu presentata al p. Andrea Villani in una lettera del 5 novembre (43). L’arcivescovo la incluse in un’altra scritta il giorno antecedente (44) al vescovo di Cava, mons. Nicola Borgia (45), con la quale gli domandava di interporre i suoi buoni uffici al fine di poter ottenere l’intento.

Andrea Villani
Andrea Villani

Dalla lettera a Borgia si desume che già da un anno Camaldari stava pensando a far tenere le missioni in tutta l’arcidiocesi, ma che per certi ostacoli — probabilmente di natura economica — si era limitato in un secondo momento a domandare alcuni missionari e solo per predicare a Corigliano Calabro e a Rossano. Questa restrizione però era stata interpretata come il segno della mancanza di un vero interesse. Ritornando adesso al primo progetto, l’arcivescovo presentò al Villani un piano provvisorio per predicare missioni in tutti i luoghi di qualche importanza del suo territorio, con la domanda di «degnarsi mandare almeno quattro paja di valenti operaj ».
La richiesta fu accolta, ma per mancanza di documenti relativi, non sappiamo esattamente come Alfonso e Villani intesero realizzare il corso di missioni nell’archidiocesi di Rossano. In un primo momento il Fiocchi non era destinato a parteciparvi, come si rileva da una sua lettera dell’ 11 dicembre 1763. In questo giorno scrisse da Sarno a suor Mariangela del Cielo, superiora delle Redentoristine di Scala: «Figlia mia, facilmente ci vederemo nella missione di Amalfi, già appuntata per carnevale». Ma un mese più tardi, 1’8 gennaio 1764, scrisse da Pagani alla stessa figlia spirituale: «Ecco mutate le disposizioni umane, dopo tanti raggiri. Il mio Signore mi chiama in Calabria, per dove partirò tra giorni. Io voleva venire a Scala dopo Amalfi, ma Dio pensava di trasbalzarmi lontano. Sia benedetto per sempre. Vi prego a raccomandarmi a Dio e per lo viaggio e per la longa dimora che devo fare colà » (46).

Verso il 10-15 gennaio 1764 il Fiocchi e nove compagni (47) partirono per la Calabria. L’ordine in cui le missioni furono date non lo conosciamo (48). E delle località in cui si svolse il lavoro apostolico ci sono note soltanto due: cioè Corigliano Calabro e Rossano.(49)
Sulla missione di Corigliano disponiamo di qualche notizia tramandataci da uno dei missionari (50). Egli loda soprattutto lo zelo del Fiocchi, «che per venti giorni continui predicava [con tanto ardore] che nel ritirarsi la sera in casa, appena si poteva staccare la camiscia da sopra, tutta bagnata dal sudore » (51). Il Fiocchi fece anche molto a Corigliano per alleviare le conseguenze della terribile carestia (52), «vedendo la gran miseria che alcuni poveri — da me veduti — per la fame si cibavano di cortecce di cocozze ed altri si mangiavano la caniglia » (53).
« Finita la missione di Corigliano, [i padri] si divisero », per predicare in diversi gruppi in alcune località più piccole. «Dopo due o tre missioni si fece quella della città di Rossano, che anche il P. D. Carmine volle fare la predica con tanto fervore che anche l’arcivescovo stava spaventato. Tra l’altro, nella predica dell’inferno fece ritrovare la figura dell’anima dannata, per lo tanto spavento che ebbe, e compatendo le battiture e sudori del predicatore, che per ventidue giorni continuò là la predica » (54).

Del grande successo della missione di Rossano ci è rimasta una eloquente testimonianza nella lettera di mons. Camaldari a s. Alfonso, scritta durante la missione, il 24 marzo 1764 (55). L’arcivescovo, dopo aver dichiarato che «la copiosa messe di frutti spirituali raccolta […] ha ricolmato di consolazione indicibile il mio cuore», comunica che «la città mi ha presentato una supplica sottoscritta da cento e più persone e munita col sigillo universale, in cui mi richiede a volermi adoprare che si fondi in Rossano una casa della sua Congregazione». Camaldari si dichiara completamente d’accordo con questa iniziativa, per mantener salda la conversione operata al tempo della missione, e domanda ad Alfonso di collaborare efficacemente per realizzarla. Dato però che tale fondazione incontrerà degli ostacoli e certamente richiederà del tempo, egli propone di lasciare a Rossano fino all’autunno due padri, che dovrebbero fondare e dirigere tre pie confraternite, cioè degli ecclesiastici, dei nobili e degli artisti. Questo non pregiudicherebbe alla continuazione delle missioni «per li rimanenti luoghi della diocesi, per li quali saranno sufficienti otto sacerdoti ».
Non conosciamo l’effetto di questa lettera, in cui Camaldari si mostra prudente e zelante pastore. Infatti non abbiamo la risposta di Alfonso, né altro elemento che ci fornisca anche la minima indicazione dell’atteggiamento del Santo di fronte alla proposta fattagli dall’arcivescovo (56). Ci sembra però che nessun passo concreto sia stato compito da parte della Congregazione per realizzare una fondazione a Rossano, altrimenti sarebbe rimasta qualche traccia nelle fonti a nostra disposizione (57). La ragione potrebbe trovarsi nel fatto che in quel tempo venivano proposte anche altrove nuove fondazioni — come a Corato (58) e nella diocesi di Rieti (59) — che sembravano avere migliori possibilità di riuscita.

E’ stata conservata anche una lettera del Fiocchi al p. Francesco Margotta, scritta 1’8 aprile 1764, cioè verso la fine della missione di Rossano, o subito dopo di essa (60). Vi si mostra contento delle missioni fatte, che «sono riuscite fervorose», ma non dà notizie particolareggiate. Allo stesso tempo però si dichiara alquanto preoccupato per il futuro: teme che in alcuni paesi non vogliano la missione a causa della carestia. Nel poscritto comunica che a Rossano desiderano una fondazione della Congregazione, proposta che gli sembra ottima.
Nella stessa lettera dice anche che prima della metà di giugno lui e i suoi compagni non potranno cominciare il viaggio di ritorno, «per il pane che ubique manca». Sembra infatti che i missionari siano tornati a Pagani alla fine di detto mese. Il 1° luglio 1764 il Fiocchi scriveva da Ciorani a suor Mariangela a Scala: «Figlia mia, da tre giorni mi sono ritirato in questa casa». Del lavoro svolto nell’arcidiocesi di Rossano non dà notizie. Soltanto accenna alla carestia, che lì era stata meno dura (61).

Francesco Margotta
Francesco Margotta

Concludiamo la rassegna — purtroppo molto lacunosa — delle missioni predicate dai Redentoristi nei primi sei mesi del 1764 nell’arcidiocesi di Rossano. Come si è già osservato precedentemente, non sappiamo in quale ordine siano state date, e conosciamo soltanto due località ove i padri predicarono. Ciononostante crediamo di poter dire che fecero sentire l’appello alla conversione in tutta l’arcidiocesi, conforme al desiderio dell’arcivescovo Camaldari espresso nella lettera al Villani del 5 novembre 1763. I missionari erano dieci, numero alquanto elevato. Lavorarono ininterrottamente per quasi mezz’anno, periodo abbastanza lungo. Nelle città, come Corigliano e Rossano, operarono tutti insieme, predicando nelle diverse chiese. Mentre nelle località minori i missionari si recarono contemporaneamente in gruppi composti da 3-5 padri. Tenendo conto di questi tre dati sicuri, e considerando d’altra parte che il territorio non era tanto esteso e popolato (62), non sembra azzardata la supposizione che siano state predicate missioni in tutte le località di una certa importanza (63).

Nel mese di luglio del 1764, quindi poco dopo il ritorno dei missionari dalla Calabria, vennero fatte le nomine dei superiori delle case per il nuovo triennio 1764-1767. In quest’occasione il Fiocchi fu esonerato dalla carica di rettore del collegio di Ciorani, che aveva ricoperto nel triennio antecedente 1761-1764 (64). Sembra che in agosto venisse ascritto alla casa di Pagani (65).

4. Terza spedizione missionaria: novembre 1764 – giugno 1765
Nell’autunno dello stesso anno venne destinato a dirigere una terza spedizione missionaria in Calabria.
Da una lettera scritta da Sant’Arsenio (Salerno) a suor Mariangela del Cielo, il 18-20 novembre 1764 (66), si desume che i missionari partirono per la diocesi di Bisignano il 21 novembre (67). Il numero dei compagni del Fiocchi non ci è noto, e di nessuno di loro conosciamo il nome. Non abbiamo neanche trovato notizie indicanti il motivo e la preparazione della spedizione (68).
Dopo un viaggio di sei giorni, «assai penoso, perché tutto il tempo del viaggio, dal primo giorno della partenza, fu sempre con neve e pioggia », i missionari raggunsero Acri. La sera stessa dell’arrivo si aprì la missione, che «durò per lo spazio di giorni ventidue» (69). Mancano purtroppo altri particolari.
Finita la missione di Acri, i padri andarono sotto la pioggia a Bisignano, «e per compimento del viaggio, nell’entrare la città, venne un diluvio d’acqua. [ … ] Dopo scampata alquanto la pioggia, il Padre D. Carmine si portò nella chiesa, tutto bagnato da capo a’ piedi, sopra del pulpito per incominciare la prima predica». Un’imprudenza che gli attirò un forte rimprovero da parte del vescovo: «prima dovea cambiarsi e poi andare alla chiesa» (70).
Nelle fonti a nostra disposizione troviamo menzionate soltanto due missioni tenute nella diocesi di Bisignano, cioè ad Acri e nella sede vescovile. La prima cominciò il 26 novembre, l’altra all’inizio della seconda metà di dicembre. Sappiamo che la prima durò tre settimane, per cui è lecito supporre che l’altra abbia
avuto la stessa durata. Possiamo quindi ritenere che la missione di Bisignano sia terminata verso il 10-15 gennaio 1765.
Ma i missionari rimasero ancora un mese nella diocesi, come si rileva da una lettera del Fiocchi del 15 febbraio. Quel giorno infatti egli scrisse da Bisignano a suor Mariangela del Cielo: «Ho finita questa diocesi. Lunedì (71) partirò per altra diocesi più lontana. Se mi scrivete, fate: Cosenza per Cutri » (72). Non abbiamo notizie sul lavoro apostolico svolto dai Redentoristi nella diocesi di Bisignano tra il 15 gennaio e il 15 febbraio 1765.

Il 18 febbraio il Fiocchi partì dunque da Bisignano «per altra diocesi più lontana». Qui ci si domanda: di che diocesi si tratta? La risposta dipende da come si interpreta l’indicazione del recapito comunicato dal Fiocchi nel suo biglietto a suor Mariangela: «Cosenza per Cutri». Dal momento che non esiste un paese di questo nome, vien fatto di pensare che il Fiocchi intendesse riferirsi a Cutro o Cuti. Qualcuno propende per Cuti, probabilmente perché il Fiocchi dice di indirizzare la corrispondenza a Cosenza, e Cuti apparteneva all’arcidiocesi di Cosenza (73). E in base a questa interpretazione sarebbe da concludere che i missionari si trasferirono da Bisignano nell’arcidiocesi di Cosenza (74).
A noi sembra invece che il Cutri nell’indirizzo segnato dal Fiocchi sia da interpretare come Cutro, località appartenente all’arcidiocesi di Santa Severina. Preferiamo questa interpretazione, perché è certo che nel 1765 i Redentoristi predicarono una missione anche in un’altra località della stessa arcidiocesi, cioè a Crotonei (75). In ambedue i luoghi avevano già annunciato l’appello alla conversione e alla penitenza nel 1758 (76).
Nella già citata lettera del 18-20 novembre 1764 (77) il Fiocchi comunicava a suor Mariangela del Cielo che la spedizione missionaria avrebbe avuto una durata di 7-8 mesi. Questo significa che secondo il piano originale i padri avrebbero dovuto rientrare in sede nel maggio-giugno dell’anno seguente, come avevano fatto in occasione di alcune spedizioni precedenti in Calabria. Non sappiamo però se ci si attenne al piano originale, perché le nostre fonti non forniscono notizie sul viaggio di ritorno.

Se i padri rimasero veramente in Calabria fino al maggio-giugno del 1765, cioè 4-5 mesi dopo il loro arrivo nell’arcidiocesi di Santa Severina, avranno certamente predicate numerose altre missioni. Ma dalle fonti a nostra disposizione risultano soltanto due località: Cutro e Crotonei. Non sembra da escludere che abbiano svolto anche il lavoro apostolico in alcune diocesi limitrofe, come Cosenza e Strongoli.

5. Note
(1) Spic. hist. 27 (1979) 299-318.
(2) Cf. S. Giammusso, I Redentoristi in Sicilia, Palermo 1960, 25-28.
(3) Esiste soltanto uno schizzo biografico — a dire il vero, abbastanza superficiale, fatto secondo il modello tradizionale delle biografie agiografiche — in Giuseppe LANDI, Istoria della Congregazione del SS.mo Redentore (ms. in AGR), vol. I (copia corretta ed ampliata dallo stesso Landi, che è da considerarsi una 2a redazione dello scritto), Gubbio 24 maggio 1782, 426144. La Vita del P. D. Carmine Fiocchi, in Alessandro DE Risio, Croniche della Congregazione del SS.mo Redentore, Palermo 1858, vol. I (il vol. II non è mai stato pubblicato), 211-226, non è altro che il testo di Landi leggermente rimaneggiato. — Una breve notizia biografica sul Fiocchi in Spic. hist. 2 (1954) 249, n. 57 e in Fr. MINERVINO, Catalogo dei Redentoristi d’Italia, 1732-1841, e dei Redentoristi delle Provincie meridionali d’Italia, 1841-1869 (Bibliotheca Historica CSSR VIII), Roma 1978, 74.

Giovanni Mazzini
Giovanni Mazzini

(4) In AGR XXXVII F (olim XXXVII C II).
(5) Non ha trovato posto in Salvatore Shiavone, Biografie dei Redentoristi Napoletani più ragguardevoli per santità, dottrina e dignità, Pagani 1938. Si trova invece nell’opera manoscritta molto più voluminosa dello stesso autore (vol. I, p. 212), conservata nell’archivio della Provincia Napoletana CSSR a Pagani. Ringrazio l’archivista, il p. Francesco Minervino, per la copia inviatami.
(6) Il diploma originale si conserva in AGR XXXVII F 4. Sul dorso una notizia di Alfonso m.p.
(7) Mons. Casimiro Rossi (1685-1758), arcivescovo di Salerno dal 5 maggio 1738, era un grande amico di Alfonso e dell’Istituto da lui fondato.
(8) Due copie coeve della lettera si conservano in AGR XXXVII F 6a
(9) Le difficoltà incontrate da Carmine per seguire la vocazione, a motivo dell’opposizione dei genitori, sembrano alquanto drammatizzate in L.ANDI, Istoria I 429-430. Un accenno (non molto chiaro) a questa vicenda si trova in una lettera di Alfonso a mons. Nicola Borgia del 7 giugno 1752; ALFONSO M. de LIGUORI, Lettere, vol. I, Roma [1887], 198. — Non sappiamo esattamente come andarono in realtà le cose. Certo è però che tutto si risolse in breve tempo: la lettera di Carmine al padre è del 24 marzo, e un mese e mezzo più tardi (9 maggio) egli cominciò il noviziato.
(10) In quei giorni si tenne la prima congregazione (capitolo) generale dell’Istituto. Il 9 maggio Alfonso venne eletto Rettore Maggiore e lo stesso giorno, o forse il seguente, tutti i presenti emisero i voti religiosi.
(11) Fr. KUNTZ, Commentaria de vita D. Alphonsi et de rebus Congr. SS. Red. (ms. in AGR) II 199 dice che « alcuni » (non vengono forniti nomi) pensano che Carmine cominciò il noviziato a Pagani, sotto la direzione del p. Giovanni Mazzini. La ragione che viene data, cioè che Ciorani era vicina a Gaiano dove abitavano i genitori di Carmine, non ci sembra convincente.
(12) MINERVINO, op. cit., 74 dice che Fiocchi emise i voti a Pagani; in Spic. hist. 2 (1954) 249, n. 57 sta notato invece che fece la professione a Ciorani. Atteniamoci a quest’ultima indicazione, perché dal 1736 fino alla fine del 1744 Alfonso risiedette a Ciorani, e soltanto alla fine del 1751 si stabilì nel collegio di Pagani. Cf. Spic. hist. 21 (1973) 302, n. 6.
(13) Notizia biografica in MINERVINO, op. cit. 174.
(14) Il diploma originale si conserva in AGR XXXVII F 4. Sul dorso una notizia di Alfonso m.p.
(15) Notizia biografica su mons. Bortoni in R. RITZLER – P. SEFRIN, Hierarchia catholica medii et recentioris aevi, vol. V (1667-1730), Padova 1952, 197.
(16) Il documento è stato edito da O. GREGORIO in Spic. hist. 15 (1967) 96.
(17) Dato che il rettore della casa, il p. Andrea Villani, era membro di diritto del capitolo in qualità di consultore generale, il Fiocchi fu eletto come rappresentante della casa. Cf. Acta integra capitulorum generalium CSSR, 1749-1894, Romae 1899, 7-8.
(18) Era il Fiocchi a porre fr. Gerardo «sul candelabro»; N. FERRANTE, Storia meravigliosa di s. Gerardo Maiella, Roma 1965, 129. Vedi anche D. de FELIPE, San Gerardo Mayela, Madrid 1954, 176-178: El P. Carmelo Fiocchi.
(19) «Se volessi minutamente narrare le missioni del P. Fiocchi, che ha fatte, li luoghi, dov’egli ha fatigato, e le conversioni dell’anime, che per mezzo suo il Signore si è servito, ci vorrebbe un grosso volume, solo per questo». LANDI, Istoria I 439.
(20) «Egli predicava con tanta forza e spirito che moveva i cuori più duri ed ostinati de’ peccatori, e nelle sue prediche si vedevano e sentivano de’ gran gridi, schiamazzi e commozioni nella chiesa, e quello ch’è più, le grandi conversioni dell’anime piene di sceleragini e quasi disperate». Ibid. 431.
(21) Delle lettere dirette al Fiocchi soltanto una ci è conosciuta, ed. in ALFONSO de LIGUORI, Lettere I 214-216. Probabilmente fu lui stesso a distruggere la sua corrispondenza, o lo fece qualcuno subito dopo la sua morte.- Che egli abbia ricevuto moltissime lettere si desume tra l’altro da ciò che egli scrisse il 27 settembre 1766 a suor Mariangela del Cielo, superiora del monastero delle Redentoristine a Scala: «Figlia mia, ho più di 50 lettere, che non ho aperte ancora». E il 20 febbraio 1767 scriveva alla stessa figlia spirituale: «Io non ho tempo di rispondere a tutte» [le (vostre?) lettere]. Queste lettere si conservano in AGR XXXVII F 6c.
(22) In AGR XXXVII F 6c si conserva una ottantina di lettere originali del Fiocchi alle suore Redentoristine, scritte negli anni 1758-1769. Quasi tutte sono indirizzate a suor Mariangela del Cielo, superiora del monastero di Scala. Ne risulta però che il Fiocchi era in corrispondenza anche con diverse altre suore. — Uno schizzo biografico di suor Mariangela, al secolo Teresa de Vito (c. 1702-1783), si trova in F. DUMORTIER, Les premières Rédemptoristines, Lille-Bruges [1884], 135-179. Sul nome di battesimo — Maria o Teresa — cf. Spic. hist. 23 (1975) 16, n. 10.
(23) In AGR XXXVII F 6d si conservano 14 copie di lettere del Fiocchi alle monache di Ripacandida. A p. 15 del quadernetto la copista ha aggiunto la seguente nota: «Soggiungo che per ventitre anni [1753-1776] ha scritto il nostro Padre continuamente a noi, sino a pochi giorni prima del suo passaggio in paradiso; ed io solamente mi trovo avere da intorno a trecento e più lettere. […] Basta il dire che sono tutte simili a queste copiate. Mi direbbe forse alcuno: mandatele originalmente. Ma questo è impossibile. Mi farei tritare come cervellata e non farmene scappare una dalle mani, tenendole come tante s. reliquie, sì io come tutte l’altre mie sorelle ..
(24) «Si può dire con verità che il P. Fiocchi è stato un gran missionario […] perché sempre pronto in ogni chiamata ed in ogni luogo, e non per poco tempo o mesi, ma per anni ed anni, sino all’ultima sua infermità. Anzi, per le eccessive sue fatiche prese quel male d’accidente, che li venne e lo portò alla sepoltura». LANDI, Istoria I 431.
(25) «Per detto male [la paralisi] il peggio si fu che li venne una fame canica, che s’avrebbe mangiate anche le toniche [ = l’intonaco] delle mura, e pareva che niuna cosa lo saziasse». Ibid. 440; cf. 434.
(26) Il card. Spinelli, che dal 1756 era prefetto della S. Congregazione di Propaganda Fide, morì poco dopo a Roma, il 12 aprile 1763. Fin dal tempo in cui era arcivescovo di Napoli (1734-1754) stimava molto l’opera missionaria di Alfonso e dell’Istituto da lui fondato. Si dovette anzi in gran parte al suo voto favorevole se la Congregazione venne approvata nel 1749 da Benedetto XIV.
(27) Ad Acquaformosa, località sita nella diocesi di Cassano, esisteva la badia cisterciense di Santa Maria; cf. L. COTTINEAU, Répertoire topo-bibliographique des abbayes et prieurés, vol. I, Màcon 1939, 14. Questa badia era una commenda cardinalizia; cf. G. ALFANO, Istorica descrizione del Regno di Napoli, Napoli 1795, 78. Riteniamo che il commendatario fosse allora il card. Spinelli, che per questo motivo era particolarmente interessato al bene spirituale del paese; cf. F. Russo, Storia della diocesi di Cassano al Jonio, vol. II, Napoli [1967], 287-288. R. TELLERIA, San Alfonso M. de Ligorio, vol. II,
Madrid 1951, 252 afferma senz’altro che la badia di Acquaformosa era una commenda del card. Spinelli.
(28) ALFONSO DE LIGUORI, Lettere I 500.
(29) La lettera del Villani ci è sconosciuta. Forse in questa si trattava della domanda del card. Spinelli.
(30) La lettera del cardinale non è stata conservata.
(31) In MINERVINO, op. Cit. 84 il cognome è scritto: Gayano; altri scrivono: Gaiano.
(32) Forse andarono col Fiocchi ì pp. Mazzini e Gaiano, che Alfonso intendeva mandare quando il 28 marzo scrisse al Villani.
(33) Memoria di alcuni fatti ricavati dal R.do Padre D. Carmine Fiocchi, p. 4. Non conosciamo l’autore di questo manoscritto di 17 pp. (19.5 x 13.7 cm), cons. in AGR XXXVII F 3a. In seguito indicheremo il documento così: Memoria anonima.
(34) Memoria anonima, p. 4.
(35) Ibid., pp. 4-5.
(36) A Lungro esisteva una badia dei Basiliani, anche questa era nel Settecento commenda cardinalizia. Cf. ALFANO, op. Cit. 83; COTTINEAU, op. Cit. I 1678; Russo, op. cit. 11 283-284.
(37) Cf. Spic. hist. 27 (1979) 309.
(38) La notte cominciava al suono dell’Ave Maria, cioè mezz’ora dopo il tramonto. Nel mese di maggio ciò avveniva alle ore 7.30-8.00 di sera secondo il computo odierno delle ore.
(39) Memoria anonima, p. 5.
(40) Ibid., pp. 5-6.
(41) Ibid., pp. 6-7. Anche in un altro manoscritto anonimo, intitolato Fatti ed azioni accadute in vita del P. D. Carmine Fiocchi, di 8 pp. (24.5 x 17.2 cm), cons. in AGR XXXVII F 3a, si trova qualche notizia sulla missione di Altomonte (qui detta: Montalto), o meglio sul modo di operare del Fiocchi. «Appena dormiva sole quattro ore nella notte, perché pochi i padri, per non incomodare questi. Esso ben di notte andava in chiesa, predicava a quella povera gente di campagna, poi si diceva la Messa e si poneva a confessare» (p. 3).
(42) Notizia biografica su mons. Camaldari (1705-1778), arcivescovo di Rossano dal 29 marzo 1762, in RITZLER-SEFRIN, op. Cit., vol. VI (1730-1799), Padova 1958, 359.
(43) La lettera originale, scritta però da altra mano, si conserva in AGR I D 35, 38. Si pubblica in f ra, Doc. 2.
(44) La lettera originale scritta interamente m.p. da Camaldari, si conserva in AGR I D 35, 37. Si pubblica ínfra, Doc. 1.
(45) Mons. Borgia (1700-1779) era amicissimo di Alfonso e dei Redentoristi. Notizie biografiche in RITZLER-SEFRIN, op. Cit. VI 111 e 158, e in Spic. hist. 9 (1961) 276, n. 2 e 362, n. 5.
(46) Le lettere originali si conservano in AGR XXXVII F 6c.
(47) KUNTZ,Commentaria VII 88 afferma: «Ineunte mense Ianuario, et quidem, ut nostra fert opinio, die undecimo, P. Carmelus Fiocchi profectus est cum decem Patribus in Calabriam =. Non si comprende su cosa si basi la congettura che siano partiti proprio l’undici. Quel giorno nel gennaio del 1764 (anno bisestile) cadeva di mercoledì.
(48) Da una lettera del 24 marzo 1764, che si pubblica infra, Doc. 3, si rileva che i missionari erano in tutto dieci, non undici (il Fiocchi e altri dieci, come dice KUNTZ; vedi la nota precedente). Soltanto di un compagno del Fiocchi conosciamo il nome: Lorenzo d’Antonio, che era stato superiore nelle campagne
missionarie in Calabria negli anni 1756-1758; cf. Spic. hist. 27 (1979) 305 e 308.
(49) Nella lettera del 5 novembre 1763 l’arcivescovo Camaldari aveva dato al Villani un piano per le missioni, ma non sappiamo se siano state date realmente in quest’ordine, e in tutte le località ivi menzionate.
(50) Memoria anonima, pp. 9-10.
(51) Ibid., p. 10.
(52) Anche Alfonso fece molto per aiutare i colpiti della carestia nella sua diocesi di Sant’Agata de’ Goti. Cf. [A. TANNOIA], Della vita ed istituto del ven. Servo di Dio Alfonso M. Liguori, vol. II, Napoli 1800, 92-100 (lib. III, capp. 19-20); R. TELLERIA, San Alfonso M. de Ligorio, vol. II, Madrid 1951, 119-133. Vedi anche Spic. hist. 9 (1961) 421-424.
(53) Memoria anonima, p. 9. Parole dialettali di questo brano: cocozza = zucca, cocomero, melone; caniglia = crusca.
(54) Memoria anonima, pp. 10-11. Uno degli atti che faceva più impressione durante le missioni era proprio quando si mostrava la figura dell’anima dannata nella predica dell’inferno. Il p. Franz Springer, nella sua relazione della missione predicata a Nocera nel novembre-dicembre 1823, dice che faceva una impressione terribile (einen entsetzlichen Eindruck). Cf. Spic. hist. 4 (1956) 32.
(55) La lettera originale, scritta però da altra mano, si conserva in AGR I D 35, 39. Si pubblica infra, Doc. 3.
(56) Ringrazio sentitamente don Nicola Librandi, archivista della curia di Rossano, per le diligenti ricerche fatte, purtroppo rimaste finora senza esito positivo.
(57) Conservate in AGR e nell’archivio della Provincia Napoletana CSSR a Pagani.
(58) Già dall’anno 1760 il p. Antonio Tannoia, che era nativo di Corato (prov. di Bari, arcidiocesi di Trani), si adoperava per tale fondazione. Proprio nei primi mesi del 1764 c’erano buone prospettive di realizzarla. Per diversi motivi però — tra l’altro per l’opposizione di una parte del clero locale — la fondazione non fu mandata ad effetto. Diversi documenti relativi alla vicenda sono trascritti in KUNTZ, Commentaria VII 93-102.
(59) Mons. Giovanni de Vita — ringraziando il p. Villani, il 18 settembre 1764, per le congratulazioni inviategli in occasione della sua elezione a vescovo di Rieti — espresse il desiderio di avere una casa della Congregazione nella sua diocesi. Lettera originale cons. in AGR XXXVII A 8. — Dal 1755 de Vita conosceva Alfonso e i Redentoristi e nutriva una grande ammirazione per la loro opera apostolica. Cf. Spic. hist. 27 (1979) 22, n. 45.
(60) La lettera originale si conserva in AGR XXXVII F 6b. Si pubblica infra, Doc. 4.
(61) La lettera originale si conserva in AGR XXXVII F 6c.
(62) Secondo le indicazioni dell’Annuario Pontificio per l’anno 1979, p. 473, la superficie è di 1.300 km2, le parrocchie sono 51, la popolazione è di 112.000 abitanti. Nel Settecento questi dovevano aggirarsi sui 40-50.000.
(63) Questa è anche l’opinione di KUNTZ, Commentaria VII 89-90.
(64) Cf. KUNTZ, Commentaria VII 166. Nella sopraccitata lettera del lo luglio 1764 a suor Mariangela del Cielo, il Fiocchi aveva già detto: «Io tra giorni deposito l’offizio». Per cui dubitava di poter continuare ad aiutare le suore come prima: «Vedrò che risoluzioni prenda il nuovo superiore, e vi scriverò subito e farò quanto posso per servirvi ».
(65) La lettera del Fiocchi a suor Mariangela del Cielo, scritta da Nocera il 30 agosto 1764, comincia così: «Figlia mia, sin da jeri sono in questa casa, e stamattina il nostro P. Mazzini mi ha consegnate le vostre» [lettere]. Anche le lettere scritte nel mese di settembre alla sua figlia spirituale sono datate da Nocera. Gli originali si conservano in AGR XXXVII F 6c.
(66) La lettera originale si conserva in AGR XXXVII F 6c. Un estratto si pubblica infra, Doc. 5.
(67) La Memoria anonima, p. 11, dice invece «che nel 1763 alli 8 Novembre [il Padre D. Carmine] si portò nella diocesi di Bisignano», e a p. 7: «Nel seguente anno 1764, alli 8 Novembre [il Padre D. Carmine] di nuovo andiede» [in Calabria]. L’autore del manoscritto confonde parecchie volte date e avvenimenti senza fare una netta distinzione fra le tre successive spedizioni missionarie. — Per la correzione della data della partenza per la diocesi di Bisignano, vedi anche KUNTZ, Commentaria VII 228-229.
(68) In quel tempo mons. Bonaventura Sculco (1708-1781) era vescovo di Bisignano (dal 21 VI 1745). Cf. RITZLER-SEFRIN, op. Cit. VI 123. Non abbiamo notizie sui contatti tra questo prelato e i Redentoristi.
(69) Memoria anonima, pp. 11-12.
(70) Ibid., p. 12.
(71) Il lunedì dopo il 15 febbraio 1765 era il 18 febbraio.
(72) La lettera originale si conserva in AGR XXXVII F 6c.
(73) ALFANO, op. Cit. 82. Ora Cuti fa parte del comune di Rogliano (a 19 km da Cosenza).
(74) KUNTZ, Commentaria VII 256.
(75) Memoria anonima, p. 7. La data ivi indicata è certamente sbagliata.
(76) Cf. Spic. hist. 27 (1979) 309.
(77) Infra, Doc. 5.

6. Documenti


1. – Lettera di mons. Gulielmo Camaldari, arcivescovo di Rossano, a mons. Nicola Borgia, vescovo di Cava; Originale in AGR I D 35, 37.

Rossano, 4 novembre 1763. —

Ill.mo e R.mo Sig.re, Sig.re P.ne Colmo

Spero ammanire qualche somma per i Padri del Redentore e ringrazio Dio che alla fine ò veduto spuntare qualche raggio di luce, ma non può credere V. S. Ill.ma il demonio che à fatto e che fa tutto giorno per impedire questo bene. Pure la mia ultima lettera scrittale relativa alle passate è stata interpretata non secondo contava, giacché avea scritto, vedendomi totalmente escluso, almeno mi procuri quattro, due Padri per Corigliano e Rossano, non che io non li voleva per tutta la diocesi, ch’è un anno che tengo speranzata (1). Una tal proposizione dalli missionarj fu stimata assai male, e che io operava molto freddamente — di ciò n’è testimonio la sua degnissima persona — e che non li voleva per tutta la diocesi (2). Ma Dio sa tutto e vede tutto. E non ostante le mie miserie per la mancanza degl’ulivi in due anni, da dove dipendono le rendite di questa chiesa, giacché di certo non arriva ad avere ducati duemila, inclusi i pesi che non sono pochi, e la pensione di ducati settecento, pure l’assicuro della carità mi comanda di fare di ducati cinquanta; non che io abbia tal modo, ma vedo che Dio apre altra strada. Onde altro non resta se non se mettersi all’ordine e partire per rendermi totalmente consolato.
Il suo impegno deve essere che ne’ principj di Quaresima si trovino qui, essendosi a tal fine dismessa la predica, poiché questi Signori Regimentarj (3), scottati da’ mali predicatori, desiderano missioni, tantoppiù che la povera città è in molte strettezze.
Qui annessa trovarà lettera diretta al Padre Vicario Generale, Sig. Villani, che averà la bontà legere e poi incaminare per dare sollecito disgribo [= disbrigo] ad affare di tal conseguenza. Mentre coll’onore de’ suoi venerati comandi con tutta stima mi dico
Di V. S. Ill.ma
Divot.mo ed oblig.mo servo vero
Guglielmo Arcivesco di Rossano
Rossano, li 4 9mbre 1763

[PS] E vi priego per la sollecitudine, e dell’avviso della di loro partenza.

Monsig. Borgia, Vesc.o di Cava

(1) La corrispondenza alla quale si allude, non ci è conosciuta.
(2) Sui tentativi di mons. Camaldari per avere i missionari Redentoristi prima del novembre 1763 e sulle reazioni di questi ultimi alle sue proposte non siamo
informati.
(3) Cioè, coloro che tengono il reggimento, i governanti.


2. – Lettera di mons. Gulielmo Camaldari, arcivescovo di Rossano, al p. Andrea Villani; – Originale in AGR I D 35, 38.

Rossano, 5 novembre 1763.

Ill.mo Sig.re, Sig.re P.ne mio Col.mo

Per non far perire tante povere anime, da Dio alla mia cura commesse, le quali si vedono tutto giorno correr fameliche ed affamate della divina parola, essendo da più anni mancata in queste parti, motivo per cui ogn’uno s’è dato in braccio alle sue passioni, ed altro non regna se non il furto e l’omicidio, la fornicazione e l’adulterio, la simonia e ‘1 sacrileggio, commettendosi a man franca e senza rimorso alcuno, mi muovo ad implorar dalla gran bontà e zelo di V. S. Ill.ma la S. Missione; per la qual cosa, quanto so e posso, e per quanto le sono care queste anime redente col sangue di Gesucristo, la priego degnarsi mandare almeno quattro paja di valenti operaj, affinché possano sfamare gli abbitatori di questa sua [ = mia] archidiocesi.
E perché son sicuro che non sarà per negarmi una tal grazia, torno a farle una nuova preghiera, la quale si è di trovarsino qui giusto ne i principj di Quaresima, essendosi appositamente non provveduto questo pulpito (4). Sicché favorendo, potrà far cominciare la detta Missione da Tarsia, per poi passare in Terranova, da Terranova a S. Demetrio, da colà nella Macchia e S. Cosmo, da S. Cosmo in Vaccarizzo, da dove passaranno
in S. Giorgio e quindi in Corigliano, ove si potran trattenere i Padri per tutta la fine del Carnevale, per poi trovarsi qui ne’ principj di Quaresima (5).
E se, spedito Rossano, non vorranno trattenersi per lo rimanente de’ giorni quaresimali, potranno passare in Cropalati, ove per caggion d’una fabrica di chiesa non si fa quaresimale, e così poi faranno per lo rimanente de’ luoghi.
Mentre offerendomi prontissimo al disimpegno de’ suoi riveriti comandi, pieno di stima mi confermo
Di V. S. Ill.ma
Divot.mo ed oblig.mo serve vero
G. Arcivesco di Rossano

 

Rossano, 5 Nov.e 1763

(4) Cioè, che non era stato invitato un sacerdote per predicare durante il corso della quaresima, come era solito farsi.
(5) Tra la missione cli Corigliano Calabro e quella di Rossano i padri predicarono in alcune località minori; Memoria anonima, pp. 10-11. Dalla lettera di
mons. Camaldari del 24 marzo (infra, Doc. 3) risulta che i missionari in quaresima erano a Rossano.


3. – Lettera di mons. Gulielmo Camaldari, arcivescovo di Rossano, a s. Alfonso; — Originale in AGR I D 35, 39.

Rossano, 24 marzo 1764.

Ill.mo e R.mo Sig.re, Sig.re P.ne Col.mo

La copiosa messe di frutti spirituali raccolta dal Padre Fiocchi e compagni nelle Sante Missioni fatte con zelo veramente apostolico in più luoghi della mia diocesi, e che ora stan facendo in questa città, ha ricolmato di consolazione indicibile il mio cuore, che si ritrovava afflittissimo dalle presenti pubbliche calamità (6).
Quindi mi riconosco in debito di renderne incessantemente li miei più umili ringraziamenti, prima a Dio ch’è il vero datore di ogni bene, e poi a V. S. Ill.ma ch’è il capo e fondatore di questa esemplarissima Congregazione, su della quale il Signore si compiace di piovere abbondantemente le celesti sue benedizioni.
E’ da temersi però che la divozione ora introdotta in ogni ceto di persone non sia per riuscire di poca durata, qualora dopo le Missioni non si coltivi con impegno e fervore; e per questo motivo la città mi ha presentato una supplica sottoscritta da cento e più persone e munita col sigillo universale,in cui mi richiede a volermi adoprare che si fondi in Rossano una casa della sua Congregazione, e son pronti tutti gli altri cittadini a sottoscriverla (7).
Io spero che il Signore voglia benedire questo loro pio desiderio, che riconosco uniforme al mio, e che voglia ispirare a V. S. Ill.ma a concorrervi colla sua autorità e beneplacito, affinché potessimo di concerto concordar la maniera di venirne a capo per la maggior gloria di Dio e salute di queste anime. Ma perché questa impresa richiede del tempo e dovrà senza dubbio dispiacere al nemico infernale, ho pensato di confermare i cittadini nella loro santa risoluzione col vieppiù infervorarli ed affezionarli a questi buoni Padri.
Il mezzo più efficace sarebbe, secondo me, di far fondare da’ medesimi tre congregazioni: una degli ecclesiastici, la seconda de’ nobili e la terza degli artisti, sotto la direzione de’ medesimi Padri (8).
Perlocché desiderarei ritenerne presso di me in questo palazzo arcivescovile, e propriamente nell’appartamento superiore, segregato dalle altre stanze abitate da me e dalla mia famiglia, in cui presentemente abitano tutti i Padri, due di essi, quando gli altri, terminate che avranno le Missioni in Rossano, dovranno incaminarsi per li rimanenti luoghi della diocesi, per li quali saranno sufficienti otto sacerdoti; e li due che desidero far restare in Rossano, li vorrei sino al mese di Novembre.
Questa è la grazia che con tutta la vivezza del mio spirito, e quanto più so e posso, chiedo a V. S. Ill.ma colla ferma fiducia che non sia per negarmela, perché vivo persuasissimo che non inferiore al mio sia il suo impegno di veder perfezionata l’opera così bene incaminata; mentre desideroso dell’onore de’ suoi riveriti comandi con pienezza di ossequio e di stima Le bacio riverentemente le mani.

Di V. S. Ill.ma e R.ma
Divot.mo ed oblig.mo serv.e vero
Guglielmo Arcivesco di Rossano

Rossano, 24 Marzo 1764

 

Monsig. Liguori, Vesc.o di S. Agata

(6) La carestia del 1763-1764.
(7) Nonostante le diligenti ricerche fatte a più riprese, questo documento non si è potuto trovare.
(8) Nel Settecento l’istituzione di pie congregazioni e confraternite, per consolidare i frutti delle missioni, era una usanza assai diffusa. I Redentoristi la
praticavano regolarmente. Cf. l’esposizione di O. GREGORIO in Spic. hist. 9 (1961) 115-118.


4. – Lettera del p. Carmine Fiocchi al p. Francesco Margotta; — Originale in AGR XXXVII F 6b

Rossano 8 aprile 1764. .

J. M. Jos.

Padre mio, sete stato in Atella (9), e non vi sete degnato di farmi di là un rigo, tanto più che nell’ultima vostra me ne avevate data qualche parola (10). Grazie al Signore che vi sento girare. Noi siamo stati qui addolorati per D. Carmine (11). Io l’ho celebrate Messe e fatte preci per lui, ma spero che le calunnie siano scoverte a quest’ora (12).
Le nostre missioni sono riuscite fervorose, e Dio ha mandato il pane alla gente per farci fare le missioni. Se seguiterà così, faremo tutta la diocesi. Ma dubito, perché in questo mese e nell’altro si sentirà più la carestia, e dubito che qualche paese non voglia assolutamente la missione, e questo sarebbe peggio per noi, perché sarei obbligato a marcire in qualche luogo ed a spendere. Monsignore ci ha dato il promesso; qualche altra limosina si è avuta, ma la compagnia è grossa. Sempre si spende, ed il fatto è questo che in tutto non abbiamo 30 ducati. Si [h]anno da fare nove altri luoghi e due pagliaje (13), e si [h]an da dare a D. Antonio 7 ducati e mezzo, e già ne vuole Messe, e il P. D. Lorenzo (14) ha scritto in Iliceto per farle celebrare.
Io ho parlato qui al Sig. D. Lelio de Paoli, corrispondente di D. Carmine. Il soccorso promesso lo potrà mandare per questo canale.
Padre mio, io non so come faremo il viaggio, e prima de’ 15 di Giugno (15) non potremo partire per il pane che ubique manca; e ancorché ne portassimo, ci sarebbe tolto per la via. Qui abbiamo speso poco e Labonia [ha] fatto molto (16).
Scriveteci qualche cosa di D. Carmine e del mondo [?] e della Congregazione.
A D. Benedetto ho scritto quattro volte, ma non mi ha risposto (17). Io mi ricordo di V. R. nel pulpito e nell’altare, fatelo pure per noi. E vi abbraccio e bacio le mani.
di V. R. Vostro servo e fratello
Carmine del SS.° Red.

[PS] Qui vogliono la fondazione, e sarebbe per noi propria. Saluto il gran Tandoja (18).

 

Indirizzo (a p. 4):
Al Molto Rev. P. Consultore Gen.
P. D. Franco Margotti del SS.mo Red.e
Benevento (19)

(9) Il p. Francesco Margotta — deceduto a Napoli 1’11 agosto 1764, quindi pochi mesi dopo aver ricevuto questa lettera — si recava spesso ad Atella, dove aveva conoscenze che risalivano al periodo precedente alla sua entrata tra i Redentoristi. Cf. A. SAMPERS, Progetto di fondazione dei Redentoristi a Rionero in Vulture, c. 1750, in Società e religione in Basilicata nell’età moderna, vol. II, [Roma 1977], 706.
(10) Non ci sono pervenute lettere dirette al Fiocchi tra le numerose lettere del Margotta che si conservano in AGR XXXVIII A 3-4.
(11) Si tratta di Carmine Ventapane, professore di medicina a Napoli e amico del Margotta. Era un esimio benefattore della Congregazione, ed aveva contribuito alle spese anche di precedenti campagne missionarie dei Redentoristi in Calabria. Cf. Spic. hist. 27 (1979) 304-305.
(12) Non sappiamo in quali difficoltà Ventapane allora si dibattesse.
(13) Pagliaja o pagliara: cumolo conico di paglia, stanza o capanna di paglia. Qui s’intende probabilmente un agglomerato di case di paglia o tuguri.
(14) Il p. Lorenzo d’Antonio che aveva diretto le prime spedizioni missionarie dei Redentoristi in Calabria negli anni 1756-1758. Cf. Spic. hist. 27 (1979) 305, n. 38.
(15) Cioè prima della nuova raccolta.
(16) C’era in quel tempo nella Congregazione il chierico studente Gennaro Labonia, nativo di Rossano. Forse si tratta qui di suo padre Antonio, o di qualche altro parente: comunque di una persona ben nota al Margotta.
(17) Si tratta di Benedetto Grazioli, uomo ricco di Atella, amico e penitente del Margotta. Negli anni 1750-1753 Grazioli si diede molto da fare per realizzare una fondazione dei Redentoristi a Rionero in Vulture. Questa però non riuscì, soprattutto a causa dell’opposizione del governo. Cf. SAMPERS, art. cit. (supra, n. 9, 705-715.
(18) Il p. Antonio Tannoia.
(19) P. Margotta era allora maestro dei novizi. Nel 1762 il noviziato era stato trasferito da Deliceto a Sant’Angelo a Cupolo, presso Benevento. Cf. KUNTZ, Commentaria VI 425 e VII 102.


5. – Inizio e fine di una lettera del p. Carmine Fiocchi a suor Mariangela del Cielo; — Originale in AGR XXXVII F 6c

J. M. Jos.
Dalla Missione di S. Arsenio, 18 /9 /64

 

Figlia mia, jeri giunsi qui e trovai alla metà questa Missione (20). Mercoldì prossimo (21) partirò per le Calabrie. Rispondo al vostro letterone con una letteretta a dispetto di Sr. M.a Rafaele (22), che sempre mi dice e predica seccaggine. […]
Oggi che scrivo, 20 di Novembre, finisce questa Missione e diluvia spietatamente, e noi domani dovemo partire e fare cinque giornate per arrivare al nostro destino. Priora mia, pregate assai per me. Mi sento bisognoso veramente della divina onnipotenza in tutte le cose. La Missione è di 7 o 8 mesi; considerate voi.
Se mi volete scrivere qualche volta, fatelo così: Castrovillari (23) per Bisignano. E ditemi per quale posta vi devo rispondere.Saluto tutte, specialmente quelle che mi dite nella vostra. Fate pregare per me, e vi benedico di cuore.
Carmine Fiocchi del SS. Red.

(20) Sulla missione di Sant’Arsenio (Salerno) non abbiamo notizie.
(21) Il 21 novembre.
(22) Suor Maria Raffaela della carità, al secolo Matilde de Vito (1699-1778), era la sorella maggiore di suor Mariangela del Cielo (vedi supra, n. 22). Quando nel 1766 s. Alfonso fondò un monastero delle Redentoristine a Sant’Agata de’ Goti, suor M. Raffaela vi divenne superiora. Un suo schizzo biografico si trova in DUMORTIER, op. cit., 57-90. Altre biografie sono segnalate in Spic. hist. 3 (1955) 491, n. 385 e 495, n. 434.
(23) Città della provincia di Calabria Citra, diocesi di Cassano; cf. Spic. hist. 27 (1979) 313-314.


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