Il dolore che salva

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Il dolore che salva

Spesso il rimedio al male che ci viene addosso è doloroso o non ci piace. L’istinto di conservazione ci fa superare ogni esitazione: affrontiamo il dolore pur di salvare la vita.
– Il dolore, affrontato con coraggio, a volte salva la vita. Ma se si cede alla paura, il danno sarà ancora più grande.
– Quanti drammi familiari avvengono per non sapere o volere affrontare il dolore: le cronache di ogni giorno parlano finanche di mamme e papà che arrivare ad uccidere i propri figli, pur di non affrontare situazione dolorose.
– Il dolore diventa strumento di salvezza nel piano di Dio. Infatti questa è la volontà di Dio che Cristo ha accolto e messo in pratica: amare fino alla fine, accettando anche il calice della passione. – In questo modo la passione e morte di Cristo sono diventate segno dell’amore di Dio e la croce da patibolo si è tramutata in strumento di salvezza. – Così anche le nostre sofferenze, il dolore innocente, acquistano un senso, se diventano segno di amore, unite alla croce di Cristo.

L’abbraccio alla pianta spinosa.
Una volta, un uomo era andato a pescare su un’isoletta in mezzo al fiume. All’improvviso, fu sorpreso da un’alluvione per una diga che si era rotta.
Prima che le acque lo sommergessero, egli provò a reagire. Ma ebbe solo il tempo di prendere la scatola di polistirolo che aveva portato per metterci il pesce e legarsela intorno alla vita, come se fosse un salvagente.
La corrente cominciò a trascinarlo a valle ed egli non trovava niente a cui aggrapparsi. Se fosse stato scagliato contro una roccia, sarebbe sicuramente morto.
Ed ecco che più in basso vide una macaúba (una palma con aculei) che sembrava molto ferma in mezzo a quelle acque. Aiutandosi con le braccia e le gambe, arrivò fino ad essa e l’abbracciò forte.
Ma la macaúba era piena di spine ovunque.
Il povero pescatore si ritrovò infilzato di spine in tutte le parti del corpo… Ma se avesse lasciatola presa, l’acqua lo avrebbe portato a schiantarsi contro le rocce che erano più in basso.
L’unico modo possibile era quello di sopportare le spine. Fu un abbraccio lungo e doloroso, ma salvifico.

Spesso scappiamo dagli abbracci, per paura delle spine. Ma Dio ci chiede di abbracciarci, soprattutto quando la persona da abbracciare è povera, o malata o un membro della famiglia.
Gesù abbracciò la donna adultera senza sporcarsi. Abbracciò il lebbroso senza rimanere contagiato.
Dio ci protegge quando l’abbraccio viene dato a causa sua.
E non solo le persone dobbiamo abbracciare, ma anche la croce che ci viene incontro in tanti modi diversi, come fece Gesù.
(Fonte: Historinhas do Padre Queiroz, redentorista brasiliano).

Spesso il rimedio al male che ci viene addosso è doloroso o non ci piace. L’istinto di conservazione ci fa superare ogni esitazione: affrontiamo il dolore pur di salvare la vita. Il dolore, affrontato con coraggio, a volte salva la vita. Ma se si cede alla paura, il danno sarà ancora più grande. – Quanti drammi familiari avvengono per non sapere o volere affrontare il dolore: le cronache di ogni giorno parlano finanche di mamme e papà che arrivare ad uccidere i propri figli, pur di non affrontare situazione dolorose. – Il dolore può diventare strumento di salvezza nel piano di Dio.

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