La porta stretta della vera vita

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

La porta stretta della vera vita.

Difficoltà e prove sono una lezione necessaria per maturare la fede in Dio.
– Gesù presenta la salvezza attraverso il simbolo della “porta”: questa sarà aperta a tanti “lontani”, ma resterà chiusa a molti “vicini” che, pur avendo incontrato il Signore sulle loro piazze, non sono diventati suoi discepoli.
– E’ una porta stretta, che esige cambiamento di mentalità. Alla domanda sul numero dei salvati Gesù non dà una risposta diretta, ma enuncia le condizioni indispensabili per conseguire la salvezza.
– La “porta stretta” significa la via della rinuncia al proprio egoismo con un impegno serio e costante. Con l’umiltà e la consapevolezza di essere veramente tra gli ultimi avremo la ferma speranza di essere accolti fra i primi, fra coloro che gusteranno il banchetto eterno preparato dal Padre: la gioia dei salvati.
– Perciò la porta stretta apre alla vera vita.

Dal Vangelo di questa domenica (Lc 13,22-30)
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

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Quella porta «stretta» per aprirci all’essenziale
♦ Gesù è in cammino verso Gerusalemme, la città dove muoiono i profeti. Lungo la strada, un tale gli pone una domanda circa la salvezza: di Gerusalemme e di tutti. Tremore e ansia nella voce di chi chiede.
E Gesù risponde con altrettanta cura: salvezza sarà, ma non sarà facile. E ricorre all’immagine della porta stretta. Un aggettivo che ci inquieta, perché «stretta» evoca per noi fatiche e difficoltà.
Ma tutto il Vangelo è portatore non di dolenti, ma di belle notizie: la porta è stretta, cioè piccola, come lo sono i piccoli e i bambini e i poveri che saranno i principi del Regno di Dio; è stretta ma a misura d’uomo, di un uomo nudo ed essenziale, che ha lasciato giù tutto ciò di cui si gonfia: ruoli, portafogli gonfi, l’elenco dei meriti, i bagagli inutili, il superfluo; la porta è stretta, ma è aperta.
L’insegnamento è chiaro: fatti piccolo, e la porta si farà grande.

♦ Quando il padrone di casa chiuderà la porta, voi busserete: Signore aprici. E lui: non so di dove siete, non vi conosco. Avete false credenziali.
Quelli che si accalcano per entrare si vantano di cose che contano poco: abbiamo mangiato e bevuto con te, eravamo in piazza ad ascoltarti.
♦ Ma questo può essere solo un alibi di comodo. «Quando è vera fede e quando è solo religione? Fede vera è quando fai te sulla misura di Dio; semplice religione è quando fai Dio a tua misura» (Turoldo).

♦ Abbiamo mangiato in tua presenza… Non basta mangiare il pane che è Gesù, spezzato per noi, bisogna farsi pane, spezzato per la fame d’altri. “Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia. Non vi conosco”.
♦ Il riconoscimento sta nella giustizia fattiva. Dio non ti riconosce per formule, riti o simboli religiosi, ma perché hai mani di giustizia.
♦ Ti riconosce non perché fai delle cose per lui, ma perché con lui e come lui fai delle cose per i piccoli e i poveri.
“Non so di dove siete”: il vostro modo di vedere è lontanissimo dal mio, voi venite da un mondo diverso rispetto al mio, da un altro pianeta. Infatti, quelli che bussano alla porta chiusa hanno compiuto sì azioni per Dio, ma nessun gesto di giustizia per i fratelli.

La conclusione della piccola parabola è piena di sorprese: la sala è piena, oltre quella porta.
Gesù immagina una festa multicolore: verranno da oriente e occidente, dal nord e dal sud del mondo e siederanno a mensa.
Viene sfatata l’idea della porta stretta come porta per pochi, solo per i più bravi. Tutti possono passare, per la misericordia di Dio.
Il suo sogno è far sorgere figli da ogni dove, per una offerta di felicità, per una vita in pienezza.
Lui li raccoglie da tutti gli angoli del mondo, variopinti clandestini del regno, arrivati ultimi e per lui considerati primi.
(fonte, Ermes Ronchi in Avvenire.it, giovedì 22 agosto 2019).

La porta stretta della vera vita è per l’uomo nudo ed essenziale, che lascia giù tutto ciò di cui si gonfia: ruoli, portafogli gonfi, l’elenco dei meriti, i bagagli inutili, il superfluo. La porta è stretta, ma è sempre aperta. – La porta stretta significa significa rispettare la natura e i diritti di chi l’abita – La porta stretta significa rinunziare ai propri cattivi interessi perché tutti possano vivere. – La porta stretta apre alla vera vita.

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