“Non tutto, ancora, è perduto!”

L’ex direttore sanitario Tino Mazzitelli dice la sua sul ridimensionamento dell’Ospedale di Tropea

“Lascia interdetti la tardiva presa di posizione del “venerabile” rotariano, del sindaco e di qualche associazione del volontariato di Tropea sul costante e progressivo ridimensionamento dell’ospedale di Tropea”

Dr. Tino Mazzitelli (Ex Direttore Sanitario P.O.Tropea)

Lascia interdetti la tardiva presa di posizione del “venerabile” rotariano, del sindaco e di qualche associazione del volontariato di Tropea sul costante e progressivo ridimensionamento dell’ospedale di Tropea nel corso degli anni relegato al rango di assistenza primaria territoriale. Ci si preoccupa, oggi, di mettere il lucchetto alla stalla solo dopo che i buoi sono scappati. Per chi, come me, per oltre un decennio ha raccontato i fatti e i misfatti della sanità vibonese, soprattutto in base alle proteste e alle denunce dei cittadini, deve registrare quasi quotidianamente sui mass media dure prese di posizione sul ridimensionamento di tutte le strutture sanitarie provinciali e regionali da parte di esponenti politici di centro destra e di centrosinistra, appare un insulto all’intelligenza.
Dov’erano costoro nel momento in cui in passato veniva consumato lo scempio della sanità? Lascia, pertanto, interdetti la loro tardiva presa di posizione sul collasso della sanità, come stupisce e sconcerta il loro progressivo atteggiamento omertoso che di fronte al progressivo e allarmante deterioramento di tutti i presidi sanitari, anzicchè far sentire forte e chiara la loro voce, hanno preferito trincerarsi per anni dietro un silenzio assordante, fare comegli struzzi, probabilmente perchè accumunati dal servile intento di non disturbare il manovratore nel discutibile iter di smantellamento della santà.
Dopo aver rotto il vaso, oggi tentano di raccoglierne i cocci. Prima il suono delle campane a festa ad opera della numerosa schiera di corifei che faceva da contorno all’ex Giunta regionale, unitamente agli esponenti politici pidiellini eletti al parlamento che per l’occasione avevano anche intonato la marcia trionfale per annunciare il parto dei famigerati Atti aziendali, subito dopo il suono delle campane a lutto per annunciare il silenzio tombale, la segretazione degli stessi Atti nel momento in cui sarebbe stato necessario, invece, un dibattito approfondito con tutte le componenti che governano la sanità al fine di pervenire ad un consenso il più vasto possibile e conseguentemente alla determinazione di obiettivi chiari che avrebbero potuto tradursi in risultati visibili e concreti.
Di fronte alla casa che stava bruciando come mai nessuno di lor signori ha pensato di chiamare i pompieri? Anzi si discuteva e si litigava su chi avrebbe dovuto occupare il “piano di sopra” e chi accontentarsi del “sottoscala”, In sostanza, anzichè intraprendere drastici provvedimenti ed iniziative eclatanti per impedire un così grave sfacelo, si sono solo preoccupati di tutelare gli interessi di bottega, come se tali interessi fossero preminenti rispetto agli interessi del malato, e cosa ancor più grave, facendo al tempo stesso gli gnorri sui tagli lineari, simulando addirittura di subire il dictat del Commissario regionale relativamente ai drastici provvedimenti contenuti nel famigerato Piano di Rientro.
Purtroppo questa è la triste realtà e a nulla vale oggi indossare le vesti della vittima sacrificale o strapparsi i capelli fingendo di cadere dalle nuvole e, ingenuamente, invocare la revoca degli obbrobriosi decreti. “Alea iacta est”, il dado è tratto! Stante tutto ciò, è necessario ribadirlo, la sanità nel comprensorio vibonese, quindi, si baserà essenzialmente sulla rete di emergenza-urgenza governata dalle postazioni di emergenza territoriali e dipartimentale. Detto più semplicemente, sarà un via vai di ambulanze che dalla periferia trasporteranno il malato nei vari ospedali della Regione dal momento che l’ospedale di Vibo è a bassa ricettività.
Se questa è una sanità che potrà dare risposte concrete ai cittadini che peraltro soffrono già di una situazione di cronica difficoltà, si è fuori dalla grazia di Dio. Piaccia o no, questi sono i parametri sui quali è stato redatto a suo tempo il Piano di Rientro tra la totale indifferenza dei politici di tutte le estrazioni. Esso ubbidisce pedissequamente alla logica dei tagli lineari, non selettivi, annulla la centralità del diritto alla tutela della salute dei cittadini prevista per legge, non rappresenta quel salto di qualità a suo tempo strombazzato dai politici locali, esclude la logica degli ospedali riuniti che vista la variegata rete ospedaliera territoriale, meriterebbe una più attenta riflessione, perpetua una paradossale situazione relativa ai medici di base, pagati molto per lavorare poco, ci offre in sostanza una sanità che non va verso la salute ma, verosimilmente, verso la morte ,come purtroppo le cronache sistematicamente registrano.
Nella sanità come in qualunque altro settore spendere di più, se speso bene, significa guadagnare di più. Alla luce di tale assunto trova motivazione più che plausibile l’accusa di essersi comportati da ragionieri ai vari Commissari: il bilancio della sanità a Vibo come altrove non può essere una semplice successione di somme e sottrazioni, specie se effettuate in termini di reparti o addirittura di ospedali che si aprono e si chiudono. E’ su queste basi che occorrerebbe impostare il piano della sanità in Calabria partendo dalle condizioni di assoluta emergenza nella quale ci troviamo, utilizzando i poteri straordinari affidati dal governo per ricercare l’ottimizzazione del rapporto tra sanità ospedaliera e sanità territoriale, trasferire parte dell’attività sanitaria presso le strutture periferiche al fine di mantenere un sufficiente livello di decentramento territoriale e al tempo stesso razionalizzare le risorse in un rapporto equilibrato tra un “Centro” a cui competono le prestazioni altamente specialistiche ed una “Periferia” che deve farsi carico delle prestazioni di base.
Per garantirsi uno spazio qualificato all’interno dell’ospedalità vibonese, in sostanza, l’ospedale di Tropea dovrebbe accorpare le specialità mediche oggi ubicate presso il presidio di Vibo, secondo la logica degli “Ospedali Riuniti” che è poi la logica di poter rispondere ai bisogni del cittadino utente per mezzo di una organizzazione snella e flessibile. Ciò comporterebbe il decongestionamento del nosocomio di Vibo che ne uscirebbe rafforzato sia sul numero che nella qualità delle specialità attribuite, quelle chirurgiche, ma anche nel ruolo generale che deve esercitare all’interno di un sistema “Hub end Spoke” Contestualmente a tale processo organizzativo è fondamentale riempire di contenuti tutte le strutture afferenti ai Distretti al fine di svolgere efficacemente il proprio ruolo di assistenza primaria e specialistica di base, premessa e filtro dei livelli di assistenza ospedaliera. E’ del tutto evidente che non si costruisce e non si riordina smantellando e riducendo l’esistente, soprattutto ciò che funziona e fornisce risposte adeguate in un territorio già gravato da una miriade di problemi d’ordine socio-politico ed economico.
Tutto ciò premesso le forze politiche, sociali e del volontariato, i sindaci unitamente a tutti gli operatori sanitari, anzichè attestarsi su posizioni di retroguardia o, addirittura, su ridicole passerelle dovrebbero invece alzare la bandiera della dignità e della serietà verso i cittadini avendo come riferimento i loro bisogni.
Sappia il sindaco di Tropea che all’interno delle ASP non è possibile, a norma di legge, alcuna programmazione senza il preventivo parere della Conferenza dei sindaci. Il che vuol dire che i sindaci, unitamente al management aziendale, possono determinare un serio processo di sviluppo della sanità avendo come riferimento i bisogni della collettività per mezzo di una organizzazione più razionale ed efficiente. Non tutto, ancora, è perduto!

(Ex Direttore Sanitario P.O.Tropea)
Dr. Tino Mazzitelli

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Comunicato Stampa
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