Settanta volte sette, perdonare sempre

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Settanta volte sette, perdonare sempre.

– Non è un mero calcolo matematico quello che Gesù propone a Pietro, cioè di perdonare non fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette, cioè sempre.
– Saper perdonare senza misura è uno dei segni distintivi del discepolo di Gesù Cristo: amore e perdono di Dio.
– Il discepolo di Gesù deve essere sempre pronto nel concedere il perdono senza ricorrere a scusanti. Questo perdono dato al fratello ha una radice profonda: va, infatti, riconosciuto che noi per primi siamo stati perdonati da Dio.
– Con questo la comunità cristiana non pretende di essere una società di perfetti, ma vuole essere un luogo di perdono, una società di perdonati che ogni giorno gusta la gioia della benevolenza paterna e desidera renderla manifesta nel perdono reciproco.

Dal Vangelo di questa domenica (Mt 18,21-35).
♦ In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
♦ Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
♦ Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
♦ Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Quante volte devo perdonare?
♦ Quante volte devo perdonare? Buon senso, opportunità, giustizia umana sono termini insufficienti per comprendere adeguatamente la morale cristiana; e non solo perché Cristo è venuto a perfezionare la legge. “Occhio per occhio e dente per dente”, come fu detto agli antichi è una norma che Cristo, nella sua autorità di legislatore supremo, dichiara superata.
Ma c’è qualche cosa di più. Dopo la morte redentiva di Cristo l’uomo si trova in una situazione nuova: l’uomo è un perdonato. Il debito gli è stato rimesso, la sua condanna cancellata.
La comunità cristiana non pretende di essere una società di perfetti, ma vuole essere un luogo di perdono, una società di perdonati che ogni giorno gusta la gioia della benevolenza paterna e desidera renderla manifesta nel perdono reciproco.
♦ Fino a sette volte?
Non è un mero calcolo matematico quello che Gesù propone a Pietro, e cioè di perdonare non fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. E ciò indica la disposizione dell’animo d’essere sempre misericordiosi e accoglienti, perché l’amore è l’unico vero motore interiore che può spingere alla conversione e al cambiamento di vita.
♦ L’uomo ragiona secondo la logica e la giustizia distributiva: a ciascuno il suo, a ogni delitto la sua pena proporzionata alla gravità reale di quanto commesso.
La logica evangelica suggerisce un altro canone: quando una persona, che ha commesso il male, si sente abbracciata dalla misericordia e dal sorriso, è immediatamente di fronte a uno stile diverso di vita, fatto di bene e di amore; e quel male compiuto rosicchia talmente nell’animo da spingerlo a cambiare stile di vita.
L’impegno è molto chiaro: «Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati» (l Lettura) , perché con la misura con cui misuriamo ci sarà misurato in cambio.
(don Tiberio Cantaboni in la domenica.it)

Ci è stata indicata la via della vita: amare.
♦  Amare Dio e il prossimo, perché quando si ama si fa solo del bene.
♦ Se si è fatto del male, bisogna riconoscere il male operato, pentirsi e impegnarsi a far meglio, essere aiutati ed aiutare, essere perdonati e perdonare per un avvenire migliore. “Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva”, dice Dio.
Tutto ciò deve stare a cuore a ciascuno di noi. Vivendo in tal modo si lavora per un mondo più abitabile,si realizza un’esistenza più a misura d’uomo.

Preghiera.
– O Dio di giustizia e di amore, che perdoni a noi se perdoniamo ai nostri fratelli, crea in noi un cuore nuovo a immagine del tuo Figlio, un cuore sempre più grande di ogni offesa, per ricordare al mondo come tu ci ami. Amen.
– Insegnaci, Padre buono, a vivere ogni giorno secondo il tuo Spirito. Fa’ che il nostro perdono al fratello che ci offende sia per tutti un segno del tuo amore e della tua riconciliazione. Amen.

Perdonare non è facile, ma è la più grande virtù a portare benefici a questo nostro mondo. Se vi fosse il perdono nella società, nella famiglia, nella comunità, la terra non sarebbe più come una gabbia di belve feroci ma una piccola oasi di pace, di Paradiso. Il perdono ci rende simili a Dio che ci ama fino al punto di perdonare sempre, perdonare tutto.

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