Una Monaca di casa beatificata a Napoli

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Una Monaca di casa beatificata a Napoli.

– Sabato 26 settembre, solenne rito di beatificazione al Duomo di Napoli. A presiederlo non c’era il Cardinale Becciu, che ha presentato le dimissioni in seguito alle accuse di peculato, ma il Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe.
– Da molti anni una donna di casa, Maria Velotti (1826-1886), chiamata poi affettuosamente “la Monaca Santa” è stata venerata soprattutto nel napoletano in maniera spontanea.
– Da sabato, essendo stata proclamata “beata”, potrà avere il culto pubblico e il giorno di festa a lei dedicato: il 3 settembre. -Dopo un lungo cammino, pertanto la Monaca Santa nata a Soccavo, è stata proclamata “beata” con una commovente cerimonia al Duomo di Napoli, officiata dal Cardinale Crescenzio Sepe. – Maria Velotti visse la spiritualità secondo l’insegnamento di San Francesco, coniugando la preghiera con la dedizione al prossimo, e mostrò fin da giovanissima singolari doni mistici. Fu apprezzata non solo per la sua spiritualità ma anche e soprattutto per la sua dedizione al prossimo. – In particolare a lei si deve la creazione della famiglia religiosa delle Suore Francescane Adoratrici della Santa Croce per l’educazione delle bambine e la tutela della dignità della donna. – Maria Velotti lavorò sempre nelle periferie, e in particolare a Casoria dove è particolarmente venerata. – Alla cerimonia di beatificazione erano presenti anche gli ultimi discendenti della sua famiglia e le autorità dei Comuni in cui Maria Velotti portò la sua opera.

La Monaca Santa.
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La Monaca Santa, al secolo Maria Velotti, nasce a Soccavo il 16 novembre 1826. Rimasta presto orfana di entrambi i genitori, Francesco Velotti e Teresa Napoletano, venne separata dal fratello e affidata alle cure di una zia che decisamente non ebbe per lei amore di madre.
A causa dell’invidia di alcuni parenti cominciò a essere maltrattata, finché una coppia di sposi senza figli, suoi vicini di casa, l’accolsero come una figlia. A povertà e amarezze si unirono presto atroci dolori fisici, che accompagnarono Maria Velotti per tutta la vita.
Morì, tra sofferenze atroci, a quasi 60 anni di età, alle 9 del mattino del 3 settembre 1886 a Casoria. Diversi i miracoli che le sono attribuiti, tra i quali la guarigione nel 1926 di un uomo agonizzante per una malattia ai polmoni all’epoca incurabile, dopo che la moglie aveva pregato per un’intera notte sulla sua tomba.

Da sabato è la nuova Beata Maria Luigia del Santissimo Sacramento (1826-1886), religiosa, fondatrice dell’istituto delle Suore Francescane Adoratrici della Santa Croce, per l’educazione e l’istruzione cristiana della gioventù, l’assistenza a malati, anziani e disabili. Fu chiamata “la monaca santa”
Nel 1853, dopo un intenso cammino spirituale, entrò nel Terz’Ordine Francescano, ricevendo l’abito e il nome di Maria Luigia Pascale del SS.mo Sacramento. L’anno successivo emise la professione religiosa e si ritirò in una casa di religiose nel quartiere Capodimonte di Napoli. Da questo momento visse particolari esperienze mistiche.
Nel 1864 si trasferì presso le Suore Teresiane di Napoli, dove rimase quattro anni. Qui incontrò una ricca vedova, Eletta Albini, con la quale condivise un ideale di vita religiosa apostolica.
Nel 1868, insieme ad altre giovani, diede inizio all’Istituto delle Adoratrici della Santa Croce.
Dopo varie peregrinazioni, nel 1884, la Comunità trovò una casa a Casoria, dove si stabilì ed aprì anche una scuola per le ragazze esterne.
In seguito alle malattie che l’accompagnarono per anni, la Serva di Dio morì a Casoria (Italia) il 3 settembre 1886.

Doni e carismi della Beata.
(dall’omelia del Cardinale Crescenzio Sepe).
«La maturità sociale espressa dalla beata Maria Luigia Velotti del Santissimo Sacramento nell’800, nella difficile realtà partenopea, in una di quelle periferie dove ancora oggi la Chiesa è chiamata a testimoniare la vita buona del Vangelo, è ancora attuale perché sono ancora tante quelle periferie geografiche, ma anche esistenziali che necessitano di una testimonianza cristiana viva ed efficace».

«“Monaca di casa” prima, ritirata in comunità poi, fondatrice in seguito, colpita dalla sofferenza, ha vissuto una vita fondata sulla preghiera nel totale dono di sé a Dio, secondo la spiritualità francescana, da lei profondamente amata»
«Un messaggio che la nuova beata ci offre è quello del donarsi agli altri attraverso la carità. Questa donna ha lasciato un segno tangibile della sua carità. Nel corso della sua travagliata esistenza, si è aperta gradualmente all’amore verso gli altri, mettendosi al servizio dei poveri, degli indigenti, dei sofferenti nello spirito, valorizzando quanti erano ai margini della società, con particolare cura nei riguardi delle donne».
E «temprata dalle prove personali, rivolse al genere femminile un’attenzione speciale, in un momento in cui la donna non godeva ancora di una consapevole considerazione nella società».

«Attenta alle necessità degli altri, specialmente le fasce più deboli e indigenti, la nuova beata, unitamente al pane per il nutrimento corporale, seppe spezzare il pane della Parola per il nutrimento spirituale… Promosse, infatti, una valida attività catechetica nell’area del napoletano, rivolgendosi, in modo speciale, ai fanciulli.

«Il servizio della catechesi è una delle caratteristiche più rilevanti della missione di Maria Luigia: educare alla fede mediante l’opera e la parola; una parola, che sebbene semplice per la scarsità delle sue risorse culturali, sapeva arrivare al cuore, comunicando l’essenziale.
Con spiccata sensibilità e mossa da una incrollabile fede, ha saputo riconoscere in ogni individuo, anche il più reietto o malvagio, un frammento di quell’umanità alla quale è necessario testimoniare la verità evangelica e la possibilità di salvezza».

«La beata Maria Luigia è un messaggio di Dio per tutti noi e per le sue suore, specialmente in questo tempo difficile segnato dalla precarietà a causa della pandemia. Umile e silenziosa, si calò nelle incertezze e nelle miserie del suo tempo senza indugio, con uno spiccato senso di concretezza, ma totalmente abbandonata a Dio.
La vita contemplativa e l’attività apostolica di questa Beata dell’Ottocento sono un ulteriore esempio della fiorente vita religiosa femminile nella Chiesa in tempi specialmente travagliati… La sua casa e il suo convento erano meta di un continuo affluire di gente di ogni ceto e condizione per chiedere consigli.
Non era la sua cultura o particolari doti umane ad attirare la gente, ma la consapevolezza di essere di fronte ad una “santa monaca”».

Il mistero dei “doni” della santità.
Nelle biografie di Maria si rivelano diversi doni straordinari che il Signore le aveva concesso e che spesso risultano difficili da capire all’uomo di oggi.
♦ S parla di estasi, vessazioni maligne, guarigioni miracolose, introspezione dei cuori e addirittura il dono dei corpi lucidi, cioè di passare attraverso vetri e specchi.
Sono fenomeni straordinari che spesso attirano curiosi poco interessati alla santità vera. che, invece, è quella che si conquista giorno dopo giorno, nella testimonianza quotidiana.
(fonti: L’Osservatore Romano 26 e 27 settembre 2020 e <<ww.napolitoday.it>> 27 settembre 2020.

Dopo un lungo cammino la “Monaca Santa”, Maria Velotti (1826-1886), sabato 26 settembre è stata proclamata “beata” con una commovente cerimonia al Duomo di Napoli, officiata dal Cardinale Crescenzio Sepe. – Maria Velotti visse la spiritualità secondo l’insegnamento di San Francesco, coniugando la preghiera con la dedizione al prossimo, e mostrò fin da giovanissima singolari doni mistici. Infatti, fu apprezzata non solo per la sua spiritualità ma anche e soprattutto per la sua dedizione al prossimo. In particolare, poi, a lei si deve la creazione della famiglia religiosa delle Suore Francescane Adoratrici della Santa Croce per l’educazione delle bambine e la tutela della dignità della donna: una santità di periferia, come ama dire Papa Francesco.

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