Una porta sempre aperta

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Una porta sempre aperta

– Tutti conosciamo la parabola del figli prodigo e come egli decise di ritornare alla casa da cui era andato via con la illusione di vivere la vita.
– Quanti ragazzi, ancora oggi, sono come il figlio prodigo? Chi lo sa? La tentazione di una libertà senza confini sembra stare alla base di ogni dolorosa partenza da casa e dagli affetti familiari.
– Nella geografia umana dei volti che incontriamo per le nostre strade sono nascoste storie incredibili; per fortuna tante sono a lieto fine, come la storia qui proposta. Ma per tante altre?
– Noi non possiamo evitare ai giovani di affrontare le tempeste della vita, ma possiamo restare pronti ad accoglierli quando ritorneranno sconfitti.
– Papa Francesco chiama la Chiesa un ospedale da campo, chiamata a curare tutti coloro che rimangono feriti nella loro umanità.

♦ Intorno alla stazione principale di una grande città, si dava appuntamento, ogni giorno e ogni notte, una folla di relitti umani: barboni, ladruncoli, e giovani drogati. Di tutti i tipi e di tutti i colori. Si vedeva bene che erano infelici e disperati. Barbe lunghe, occhi cisposi, mani tremanti, stracci, sporcizia.
Più che di soldi, avevano tutti bisogno di un po’ di consolazione e di coraggio per vivere; ma queste cose oggi non le sa dare quasi più nessuno.
Colpiva, tra tutti, un giovane, sporco e con i capelli lunghi e trascurati, che si aggirava in mezzo agli altri poveri naufraghi della città come se avesse una sua personale zattera di salvezza.
Quando le cose gli sembravano proprio andare male, nei momenti di solitudine e di angoscia più nera, il giovane estraeva dalla sua tasca un bigliettino unto e stropicciato e lo leggeva. Poi lo ripiegava accuratamente e lo rimetteva in tasca. Qualche volta lo baciava, se lo appoggiava al cuore o alla fronte. La lettura del bigliettino faceva effetto subito. Il giovane sembrava riconfortato, raddrizzava le spalle, riprendeva coraggio.
Che cosa c’era scritto su quel misterioso biglietto? Sei piccole parole soltanto: “La porta piccola è sempre aperta”.
Tutto qui. Era un biglietto che gli aveva mandato suo padre. Significava che era stato perdonato e in qualunque momento avrebbe potuto tornare a casa.
E una notte lo fece. Trovò la porta piccola del giardino di casa aperta. Salì le scale in silenzio e si infilò nel suo letto.
Il mattino dopo, quando si svegliò, accanto al letto, c’era suo padre. In silenzio, si abbracciarono.
Il biglietto misterioso spiega che c’è sempre una piccola porta aperta per l’uomo.

Dalla Bibbia

  • Così dice il Signore: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti”. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e benigno, tardo all’ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura. (Gioele 2,12).
  • Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. (Vangelo di Luca (cap. 15, 20).
La porta di Dio rimane sempre aperta per il ritorno del figlio prodigo. La Chiesa, come un ospedale da campo, è chiamata a curare tutti coloro che rimangono feriti nella loro umanità. – Nella geografia umana dei volti che incontriamo per le nostre strade sono nascoste storie incredibili; per fortuna tante sono a lieto fine, come la storia qui proposta. Ma per tante altre? Lasciamoci interessare, anzi coinvolgere, perché ci sia salvezza per tutti.

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