Vignaioli ingrati e omicidi

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Vignaioli ingrati e omicidi.

La parabola dei vignaioli omicidi è di tale realismo che tutti ci sentiamo toccare. L’omicidio è il punto culminante di una infedeltà continua, che nasconde una grande ingratitudine ingratitudine.
– È la storia dell’umanità e quella di ogni uomo, con i nostri limiti, le nostre ingiustizie, la nostra avarizia, le nostre ambizioni. Noi reagiamo spesso così davanti al bene che riceviamo dai nostri simili. Noi agiamo spesso così davanti alla bontà di Dio.
– Siamo dei cattivi amministratori, che commettono il grave errore di credersi padroni del regno e il minimo potere ci disturba, anche quello di Dio, assoluto ma non dominatore. Il profeta raffigura Israele come una vigna, alla quale Dio aveva prodigato ogni cura perché producesse buoni frutti, ma essa non corrispose. – La parabola degli vignaioli omicidi è l’ultimo avvertimento di Gesù ai rappresentanti del popolo, perché si convertano e aprano gli occhi e lo riconoscano come il Messia inviato da Dio. Non si può appartenere al popolo di Dio senza accogliere il Cristo che Egli manda. – Oggi noi siamo la vigna che Dio ha piantato e coltivato con amore. Forse non abbiamo dato i frutti attesi da Dio. Per questo Darà in affitto la vigna ad altri contadini: a noi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. – Oggi ricorre la festa di san Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia.

Dal Vangelo di questa domenica (Matteo, 21,33-43).
♦ In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
♦ Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Questa parabola, la nostra storia.
♦ Matteo, in questa domenica, ci offre una breve sintesi della storia della salvezza. Gesù è il Figlio del Padrone, della vigna e paragona il popolo ai contadini della vigna. E’ un simbolismo ricorrente nella letteratura profetica e descrive l’atteggiamento d’Israele nei confronti di Dio, che attende con pazienza il frutto coltivato, «viti pregiate», ma trova solo «acini acerbi»
♦ La sterilità è il frutto dell’infedeltà all’alleanza che tocca il suo apice nel rifiuto dello stesso Figlio, inviato dal Padre per raccogliere frutti di santità.  Per questo la vigna, sarà affidata a un popolo che la farà fruttificare. E’ la Chiesa di Dio, «piantata dal celeste agricoltore come vigna scelta» (Lumen gentium, 6), per continuare la missione d’Israele che, «piantagione preferita», sarà sempre amato in maniera irrevocabile.
♦ La Chiesa siamo noi battezzati, chiamati a essere fedeli alla nostra dignità filiale e a custodire la santità alla luce di tutto ciò che è «vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato», per seguire incondizionatamente Gesù, il solo erede che con la sua incarnazione ha «Visitato la vigna del mondo» (Salmo responsoriale). (Don Michele Giuseppe D’Agostino, ssp in ladomenica.it)

Oggi noi siamo la vigna che Dio ha piantato e coltivato con amore. Forse non abbiamo dato i frutti attesi da Dio. Per questo Darà in affitto la vigna ad altri contadini: a noi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.

4 ottobre: Il «bacio» di san Francesco d’Assisi all’Italia che soffre.
♦ Nel 2015 papa Francesco fece a tutti, credenti e non credenti, il dono dell’enciclica «Laudato si’» sulla cura del Creato, la casa comune di ogni sua
creatura. E presentò san Francesco d’Assisi come l’esempio per eccellenza della cura di ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità».
♦ Definito cantore della natura e “giullare” di Dio, san Francesco oggi lo ricordiamo quale Patrono, con santa Catenna da Siena, della nostra bella e grande Italia, così duramente provata dal Coronavirus.
Sull’esempio di Gesù, san Francesco è stato il Santo dei poveri e degli ultimi. Alla Scuola del Crocifisso di san Damiano, ancora giovane, imparò ad amare la povertà, intesa non come miseria o degrado né soltanto come privazione, ma come scoperta evangelica del ”tesoro nascosto” e della “perla preziosa”.
Con il bacio al lebbroso, san Francesco imparò a onorare e servire poveri e malati.
Mistico e pellegrino, amato anche da molti non cristiani o non credenti, visse «con semplicità e in meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e
con se stesso” (LS 10), povero fino alla morte, nudo sulla nuda terra.
Oggi più che mai l’Italia, la Chiesa e il mondo hanno bisogno della fede e dell’esempio del Poverello di Assisi.
Il bacio di papa Francesco al Crocifisso bagnato di pioggia la sera di venerdì 27 marzo in una piazza san Pietro vuota di fedeli, i profondi minuti di adorazione silenziosa davanti al Santissimo … tutto questo diceva la domanda di amore e di salvezza che sale dalla nostra umanità.
In quel bacio e in quell’adorazione erano presenti, infatti, i tantissimi poveri, cresciuti a dismisura a causa del Coronavirus, e tutti coloro che portano le ferite di sofferenza fisiche e morali: malati, operai senza lavoro, famiglie senza sussistenza.
Affidiamo oggi tutto e tutti, e la nostra bella Italia, al “bacio” di san Francesco. E chiediamo che ispiri saggezza anche in coloro che gestiscono il potere
economico e politico, affinché comprendano che «l’uomo non potrà mai vivere sano in un mondo malato» e che «l’indifferenza è un virus peggiore del Coronavirus».
(p. Giovanni Crisci, frate cappuccino, in ladomenica.it).

Come ogni buon padrone sulla terra, anche Dio, “Padre nostro che è nei cieli”, aspetta frutti dai suoi figli. Dopo averli creati, dopo averli redenti per mezzo del suo Figlio, rivelando in questo un amore infinito, e dopo aver messo il mondo nelle loro mani, è ben giusto che attenda frutti, e frutti buoni. – Essere cristiani vuol dire essere innestati in Cristo e con Lui produrre frutti che il Padre gradisce. La nuova enciclica di Papa Francesco ci aiuti a produrre frutti di umanità vera, che siano graditi a Dio. San Francesco d’Assisi è il modello e il Patrono di questo cammino.

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