A colloquio con un missionario laico

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

A colloquio con un missionario laico.

– Il missionario è il vero super eroe dei nostri giorni che si scopre giorno dopo giorno: “Non basta dare, ma darsi per essere davvero quello che si è”.
– A colloquio con Corrado Rossi da 15 anni volontario di Mondo solidale e missionario laico nell’associazione Mondo solidale- Italia solidale, riconosciuta dalla diocesi di Roma. Composta da volontari laici, l’associazione conta 120 missioni nei paesi del sud del mondo, in particolare America Latina, India e Africa, arrivando a coinvolgere più di 2,5 milioni di persone. E opera anche in Italia dove ogni missionario visita le famiglie dei circa 10.000 “volontari donatori” che partecipano con l’adozione a distanza.
– La sua esperienza è cominciata con un’adozione a distanza. Voleva semplicemente pagare la sua quota annuale e sentirsi in pace con se stesso. Ma poi ha scoperto che c’era molto di più. – La sua è da conoscere e condividere: una di quelle storie che lasciano il segno.

♦ A colloquio con un missionario laico.
«Credo che tutti almeno una volta nella vita, abbiamo sognato di essere missionari». Corrado Rossi non si è fermato a quel sogno. Oggi è missionario nell’associazione Mondo solidale – Italia solidale, riconosciuta dalla diocesi di Roma. Composta da volontari laici, l’associazione conta 120 missioni nei paesi del sud del mondo, in particolare America Latina, India e Africa, arrivando a coinvolgere più di 2,5 milioni di persone. E opera anche in Italia dove ogni missionario visita le famiglie dei circa 10.000 “volontari donatori” che partecipano con l’adozione a distanza.

Si potrebbe dire che stai vivendo il tuo sogno?
Ringraziando immensamente la grazia di Dio, devo dire di sì. Non ho cercato nessuno, né mi sono fatto reclutare da qualcuno. Tutto è cominciato con un’adozione a distanza. Volevo pagare la mia quota annuale e sentirmi in pace con me stesso. Ma poi ho scoperto che c’era molto di più. La chiamata era a partecipare da vicino. Da dentro. Non bastava dare ma darsi per essere davvero quello che si è.
L’associazione Mondo solidale – Italia solidale si occupa prevalentemente di aiutare famiglie in difficoltà e, quindi, dei bambini che ne fanno parte, coloro che Gesù chiama “piccoli”.
Proprio così. Partiamo sempre dai bambini. Ma tra loro rientrano anche l’umile, il povero, l’emarginato, lo scartato dal mondo. Ed è proprio per questi che Gesù è venuto e viene ancora. Il povero è il “degno” per eccellenza. Il “piccolo” è quello che diventerà “grande”. È ricco: ma di spirito, luce, fede e carità per darsi (e non dare) e solo dopo per ricevere.

Come si arriva al cuore “ricco” dei bambini?
In realtà spesso capita che sono proprio i bambini a trovare il mezzo per ridurre le distanze. A noi non resta che riscoprirci “piccoli”. Ho potuto notare che nell’immaginario del bambino, il missionario è il vero super eroe che sconfigge il male non con un altro male più grande e prepotente, ma con il bene. Che non è un sentimento, ma uno stato permanente dell’anima.

Questo evidenzia la natura “non corrotta” di un bambino.
Il bambino “discerne” il bene dal male per natura, perché vive continuamente quelle energie sacre della creazione, che Dio dà a ogni sua creatura voluta, desiderata e pensata fin dal Bing Bang, e lotta per mantenerle. Per questo motivo resta la creatura più vicina a Dio, posta da Gesù al centro della sua testimonianza di Chiesa. Così al tempo stesso è anche colui che soffre di più.

Qual è la sofferenza più grande per un bambino?
Se si guardano le cifre (ancora oggi ne muoiono oltre 14.000 al giorno) sembrerebbe la morte. Ed è chiaro che è una cosa orribile. Ma è quasi impossibile enumerare le violenze che i bambini ovunque subiscono, perché la maggior parte sono nascoste non solo da muri e pareti esterne, ma molto più da barriere interne dietro le quali soffrono l’inumano.
In tutto il mondo, in modi diversi e non classificabili per gravità. Il rispetto e l’amore che il bambino pretende non sono il frutto di un “capriccio”, ma sono un’esigenza vitale che oggi il mondo non riesce a cogliere perché si è allontanato troppo dalla bellezza della creazione.

C’è qualche storia che vuoi raccontare?
Ti potrei raccontare la storia del piccolo Corrado! Nato a Roma in una famiglia “per bene” e con ogni possibilità, “normale” che gli ha dato la possibilità di studiare fino alla laurea, ma con una serie di sofferenze mai capite e mai risolte.
Ma se devo raccontarne una del sud del mondo mi viene subito in mente quella di Juan David, un bambino paraguaiano, nato prematuramente e a cui non si sviluppava lo stomaco. La famiglia non era poverissima ma il bimbo a tre anni stava morendo perché non si nutriva. Prendeva 5 medicine al giorno per stimolare la fame, per mangiare, e poi per digerire. Assurdo: dove si fa la fame, un bambino può morire perché non riesce a mangiare.
Quando abbiamo proposto ai genitori di condividere la nostra proposta di un cammino di fede e di consapevolezza, l’hanno subito accolta. Hanno cominciato a vedere cosa in loro non stava funzionando e hanno visto che il bambino non riusciva a relazionarsi con il padre, che a sua volta da piccolo aveva sofferto per l’assenza del genitore perché impegnato tutto il giorno nei campi per mantenere i suoi 9 figli.
Un giorno abbiamo proposto al papà di Juan David di venire due mesi in Italia per dare testimonianza del lavoro missionario che stava facendo. In principio non voleva lasciare la moglie, un bambino così in gravi condizioni (e un altro di un anno) e rinunciare allo stipendio di due mesi. Ma poi, sostenuto dalla moglie che gli ha detto «Dio ti sta chiamando per qualcosa di più grande di noi», è partito e dal primo giorno che è arrivato a Roma suo figlio ha cominciato a mangiare ed è guarito completamente.
Il bambino a 4 anni non ha capito ma ha percepito che suo papà non lo aveva abbandonato, ma che al contrario era partito per fare missione e aiutare tutti i bambini del mondo. Così si è sentito amato e rispettato. Oggi ha 9 anni e fa anche lui il missionario tra i bambini della zona in cui vive. E mangia regolarmente senza bisogno di prendere medicine.

Allora, chi è il vero missionario?
Sono profondamente convinto che il missionario, per essere tale davvero, deve “impoverirsi”. Deve cioè dapprima spogliarsi delle conoscenze, dei pensieri, dei ragionamenti, dei titoli, delle culture mondane, per essere in grado poi di scendere al livello dell’infermo, per farsi inizialmente curare ed essere alla fine capace di percepire (anima), partecipare (spirito), permanere (credere).
È animato dalla vera carità, che è quella che non sposta le montagne e non brucia le foreste. Le lascia lì dove sono proprio per poter cogliere la meraviglia e il valore della loro creazione.

(fonte: L’Osservatore Romano, 6 dicembre 2019).

Il missionario è il vero super eroe dei nostri giorni che si scopre giorno dopo giorno: “Non basta dare, ma darsi per essere davvero quello che si è”. La storia di Corrado Rossi da 15 anni volontario missionario laico nell’associazione Mondo solidale- Italia solidale, riconosciuta dalla diocesi di Roma. Composta da volontari laici, l’associazione conta 120 missioni nei paesi del sud del mondo, in particolare America Latina, India e Africa, arrivando a coinvolgere più di 2,5 milioni di persone.- Egli all’inizio voleva semplicemente dare qualcosa per sentirsi in pace con se stesso. Ma poi ha scoperto che c’era molto di più. – La sua è una di quelle storie che lasciano il segno.

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