Curiosità dalla storia: Una donna alla Casa Bianca

Ma gli americani desiderano davvero un presidente del gentil sesso?

Hillary Clinton nel 2016 fu l’ultima a partecipare alla corsa alle presidenziali ma perse contro Donald Trump

Il 3 novembre 2020 il presidente uscente degli Stati Uniti d’America, il Repubblicano Trump, sfiderà il democratico Biden per bissare il successo ottenuto nel 2016 contro Hillary Clinton, moglie del 42° presidente Usa. La Clinton era stata solo l’ultima donna a candidarsi alla Casa Bianca, ed è passata alla storia per essere stata la prima a farlo ufficialmente. Precedentemente sono state in tutto 12 le rappresentanti del gentil sesso a lanciarsi in un’avventura tanto affascinante quanto, purtroppo, difficile se non impossibile per i tempi. Ripercorriamo insieme brevemente la storia delle 13 donne che hanno preso parte alla corsa alle presidenziali americane, perché se l’America è diventato un grande Paese questo lo si deve anche a loro. E speriamo che alle prossime elezioni del 2024 possa vincere una donna: la prima donna presidente degli Stati Uniti d’America.

Victoria Claflin Woodhull, la strega di Wall Street
Una donna che con le sue idee sconvolse l’America e sfidò la morale dell’Ottocento. A 15 anni sposò il dottor Canning Woodhull, ma dopo poco divorziò. Si risposò con James Blood, si trasferì a New York e fondò con la sorella un settimanale “scandalistico” che sosteneva riforme sociali e dava spazio allo spiritismo e a temi “sensibili” in quel periodo quali l’educazione sessuale e il libero amore. Divenne la prima donna agente di borsa e fu una femminista convinta. Victoria definì il matrimonio una “prigione”, e le donne sposate che dipendevano dai mariti “schiave”. La “strega” che predicava la libertà sessuale fu candidata alla Casa Bianca nel 1872, quando ancora le donne non avevano il diritto al voto. La sua corsa alle presidenziali finì quando fu arrestata con la sorella per la pubblicazione di un giornale osceno. “Ho il diritto naturale, inalienabile, di amare chi voglio, quando voglio, per il tempo che voglio” diceva. “È tempo di esigere la nostra libertà. Noi dobbiamo disporre del nostro cuore e del nostro corpo. Ben presto cadrà il giogo che gli uomini ci hanno messo al collo”. Pochi anni dopo abbandonò tutto e tutti e si rifece una vita in Inghilterra.

Marietta Stowe, la suffragetta
Fu presidente dell’Associazione per il suffragio femminile di San Francisco e prima donna a candidarsi alla vicepresidenza alle elezioni presidenziali del 1884: appoggiò l’avvocato Belva Ann Lockwood. La Stowe formò il partito politico indipendente femminile che permise alle donne di essere coinvolte nella politica. Fu nuovamente candidata alla vicepresidenza nel 1892. Fu direttrice del Women’s Herald of Industry and social science Cooperator.

Belva Ann Lockwood, l’avvocato
Una delle prime avvocatesse degli Stati Uniti e la prima donna procuratore. Si candidò alle presidenziali nel 1884 e nel 1888 e fu anche la prima donna ad apparire ufficialmente alle urne (la Woodhull, pur essendo stata la prima a candidarsi, non partecipò ufficialmente). Come già detto sopra, la sua compagna di corsa fu Marietta Stowe. Scrisse saggi sul suffragio universale e sull’uguaglianza legale per le donne.

Gracie Allen, l’attrice comica
Attrice comica che formava il duo col marito, Burns e Allen, alla radio, al cinema e in televisione. Lanciò la sua campagna alle presidenziali del 1940 come uno scherzo, ma vide crescere il suo seguito. Si ritirò prima delle elezioni poi vinte da Franklin Delano Roosevelt.

Margaret Chase Smith e la rosa rossa
Candidata per la nomination Repubblicana nelle elezioni presidenziali del 1964, è stata la prima donna ad essere nominata per la presidenza alla Convention di un grande partito ed è stata la donna repubblicana più longeva al Senato. Durante l’amministrazione Kennedy sostenne che gli USA avrebbero dovuto bombardare l’Unione Sovietica e sostenne la guerra in Vietnam. Come membro della Camera, Smith iniziò ad indossare una sola rosa rossa che caratterizzò il suo abbigliamento per tutta la sua carriera politica. La Smith condusse una battaglia per far dichiarare la rosa il fiore ufficiale degli Stati Uniti: fu Regan nel 1986 a firmare la legislazione per rendere la rosa emblema floreale degli Stati Uniti. La mattina dopo l’assassinio di Kennedy, la Smith entrò in Senato e pose una rosa sulla scrivania che era stata occupata dal senatore.

Shirley Chisholm, la prima donna di colore
Prima donna di colore a candidarsi alle presidenziali del 1972 e prima donna a candidarsi per la nomina presidenziale del Partito Democratico. La sua campagna elettorale fu sotto finanziata e lottò per essere considerata una candidata seria anziché un simbolo. Disse: “Non sono il candidato dell’America nera, anche se sono nera e orgogliosa. Non sono il candidato del movimento femminile di questo Paese, anche se sono una donna e altrettanto orgogliosa di questo. Sono il candidato del popolo e la mia presenza davanti a voi simboleggia una nuova era nella storia politica americana”. Più tardi dirà di aver incontrato più discriminazione come donna che come nera.
 
Patsy Takemoto Mink, la Nippo-Americana delle Hawaii
Nippo-Americana da tre generazioni, fu la prima donna dell’Asia orientale-americana a cercare la nomina presidenziale del Partito Democratico. Ha corso alle elezioni  presidenziali del 1972, entrando nelle primarie dell’Oregon ma non ebbe molto successo. Entrò a far parte nell’amministrazione Carter come assistente del Segretario di Stato per gli Oceani e gli Affari Internazionali Scientifici e Ambientali. 

Linda Jenness, la socialista
Sempre nel 1972 un’altra donna, Linda Jenness, fu candidata alle presidenziali Usa col partito socialista dei lavoratori. Aveva comunque 31 anni al momento del voto e l’articolo 2 della Costituzione degli Stati Uniti d’America prevede che il candidato alla presidenza ne debba avere almeno 35. Linda Jenness ha scritto diversi libri e opuscoli, era una femminista e nel 1973 scrisse: “Il femminismo è dove le donne sfidano i ruoli tradizionali loro assegnati”.
Nello sesso anno un’altra donna prese parte alle corsa alla Casa Bianca da vicepresidente con il candidato presidente del partito Libertario John Hospers. Si tratta di Theodora Nathalia Nathan, che divenne la prima donna e la prima ebrea nella storia americana ad aver ricevuto un voto elettorale nelle elezioni presidenziali. Fu infatti votata da Roger MacBride, grande elettore repubblicano (elettore infedele) della Virginia, che scelse di votare sia alla presidenza che alla vicepresidenza i candidati del Partito Libertario anziché Nixon e Agnew.

Geraldine Ferraro, l’Italo-Americana
“La figlia di un immigrato dall’Italia è stata scelta per candidarsi come vicepresidente nella nuova terra che mio padre ha imparato ad amare”. Così Geraldine Ferraro nel discorso di accettazione della candidatura alla Convention nazionale democratica il 19 luglio 1984. Prima donna candidata per un grande partito e prima Italo-Americana a correre per la vicepresidenza della Casa Bianca al fianco del candidato alla presidenza Walter Mondale. Alla fine la spuntò Regan, che bissò il successo del 1980.

Pat Schroeder e lo scandalo Gary Hart
Pat Schroeder ha presieduto la campagna presidenziale del 1988 di Gary Hart nel 1987 fino al suo ritiro: era il favorito nella corsa alla presidenza per il Partito Democratico, ma il suo cammino per la Casa Bianca fu interrotto a causa di uno scandalo sessuale legato ad una sua relazione con Donna Rice. A quel punto è entrata in gara lei, Pat Schroeder, prima di annunciare il proprio ritiro in una conferenza stampa il 28 settembre del 1987. È stata la prima rappresentante americana democratica eletta in Colorado.

Elizabeth Dole, assistente di Nixon e collaboratrice di Regan
Ha prestato servizio nelle amministrazioni presidenziali di Richard Nixon, Ronald Reagan e George HW Bush. Moglie di Bob Dole, leader della maggioranza al Senato, nonché candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America con i repubblicani nel 1996, Elizabeth scese in campo con lo stesso partito alle presidenziali del 2000, ma per mancanza di fondi fu costretta ad abbandonare la corsa alla Casa Bianca.

Carol Moseley Braun, la prima senatrice afroamericana del Partito Democratico
Il 3 novembre 1992 Moseley Braun divenne la prima donna afroamericana ad essere eletta al Senato degli Stati Uniti per il Partito Democratico. Nel febbraio del 2003 annunciò la sua candidatura alla nomination presidenziale del Partito Democratico, ma dovette fare un passo indietro dopo essere rimasta a secco di fondi per finanziare la sua campagna elettorale.

Hillary Clinton, la moglie del 42° presidente
Avvocato, senatrice dello stato di New York e segretario di Stato dal 2009 al 2013 durante la presidenza Obama. Moglie del 42° presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, si è candidata alle presidenziali del 2016 partecipando alle primarie del Partito Democratico. Avendo conseguito il maggior numero di delegati, ottenne la candidatura ufficiale per le successive elezioni presidenziali, diventando la prima donna a correre per la presidenza in rappresentanza di uno dei due maggiori partiti politici. Pur avendo vinto il voto popolare nazionale, perse il Collegio Elettorale e la Presidenza contro il candidato del Partito Repubblicano Donald Trump. Il 5 marzo 2018 ha rinunciato a candidarsi per le elezioni presidenziali del 2020. Nelle elezioni del 2016 è bene ricordare altre due donne in corsa per la Casa Bianca: Jill Stein alla presidenza con il Partito Verde (Voto popolare 1,07%) e Mindy Finn alla vicepresidenza come candidata Indipendente (Voto popolare 0,57).

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Francesco Marmorato
Francesco Marmorato
Docente di lettere nella scuola secondaria, Caporedattore e collaboratore storico della testata Tropeaedintorni.it, è giornalista iscritto all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, elenco pubblicisti.