Giorno dei defunti, giorno della speranza cristiana

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Giorno dei defunti, giorno della speranza cristiana.

– Oggi è il giorno della Commemorazione dei Fedeli defunti. Oggi, in modo particolare, commemoriamo i nostri fratelli defunti, non con la nostalgia di chi li pensa perduti per sempre, ma con la speranza di chi li crede viventi in Cristo, destinati alla risurrezione finale. “L’eterno riposo dona loro Signore!”
– La celebrazione in cui ogni anno preghiamo per i fratelli defunti, ci fa toccare con mano la potenza della Risurrezione di Cristo. Con la croce di Cristo, la morte ha subìto una trasformazione radicale, perché ogni volta che Gesù parla della sua fine aggiunge che risorgerà.
– «La morte di Cristo ha conferito alla nostra morte un carattere nuovo. Dio ha convertito la fine in un nuovo inizio, in passaggio alla vita nuova. Ecco perché dobbiamo gettare il nostro cuore oltre il muro della morte, certi della Risurrezione di Gesù e nostra.
– La memoria dei nostri cari defunti resta un dolce dovere e una grata circostanza: nella preghiera di suffragio possiamo dire loro le cose più belle e sincere, le parole dell’amore, non dell’amore vuoto, ma dell’amore rivestito di fede e di speranza. Ed essi, che ormai sono nella luce di Dio, ce le restituiscono con la loro memoria.

Suffragio e indulgenze
Il suffragio ai defunti, oggi si arricchisce con la speciale Indulgenza plenaria, applicabile ai nostri defunti. Nel visitare le tombe dei nostri cari, o anche nel semplice e grato ricordo che facciamo di essi, non manchi l’atto di fede nella risurrezione che ha promesso Gesù e preghiamo così: “Ascolta, o Dio, la preghiera che la comunità dei credenti innalza a te nella fede del Signore risorto, e conferma in noi la beata speranza che insieme ai nostri fratelli defunti risorgeremo in Cristo a vita nuova.

Le parole della fede.
Dice Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno”. (Gv 11,25-26)
Dice il Signore: “Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
Gesù è morto ed è risorto; così anche quelli che sono morti in Gesù Dio li radunerà insieme con lui. E come tutti muoiono in Adamo, così tutti in Cristo riavranno la vita. (1Ts 4,14; 1Cor 15,22)
Signore, invochiamo la tua misericordia per i nostri fratelli defunti; dona loro di partecipare alla pasqua eterna nella tua dimora di luce e di pace.
Arrivederci in Paradiso!

Dai nostri manifesti di lutto
♦ Con l’espressione: «È venuto a mancare all’affetto dei suoi cari» viene annunciata sui manifesti da lutto, la dolorosa realtà della sofferenza umana per la perdita di una persona cara.
♦ «Si è spento» indica la mancanza di vita, l’oscurità, il buio che accompagna la morte di qualcuno.
♦ «È ritornato alla casa del Padre» apre invece ad una prospettiva di fede nella quale il dolore per la morte di un congiunto, viene sostenuto dalla speranza cristiana. Colui che da Dio è stato donato alla terra ha fatto ritorno presso il Padre nei Cieli. Nella certezza che il dolore verrà condiviso, spesso il manifesto termina con i ringraziamenti.
♦ «Non fiori ma opere di bene» è l’invito scelto da alcuni per donazioni in memoria. Non i fiori che appassiscono ma il bene che rimane, compiendo nella carità gesti concreti in ricordo di un defunto.

  • Le tre virtù teologali: fede, speranza e carità entrano, dunque, entrano nel linguaggio comunicativo dei manifesti.
  • La pietà per i morti e i valori cristiani si tramandano per generazioni.
  • I cristiani continuano ancora oggi a professare con coraggio la fede  nella resurrezione di Cristo, principio della resurrezione di tutti coloro che credono in Lui.

E quante volte, purtroppo, una ferita viene inferta nel cuore degli affetti, quando i vandali prendono di mira i cimiteri e profanano le tombe, anche se solo per motivi razziali. Dinanzi alla morte non può esistere diversità di razza o di cultura. Tutte le tombe danneggiate ed altri atti vandalici simili, scuotono profondamente la coscienza collettiva, violando quella sfera di “sacralità” legata alla memoria.

Dice Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno”. (Gv 11,25-26) – I cristiani oggi fanno preghiere e gesti sacri per intercedere presso Dio per le anime di tutti coloro che li hanno preceduto nel segno della fede e si sono addormentati nella speranza della risurrezione. «La morte di Cristo ha conferito alla nostra morte un carattere nuovo. – Dio ha convertito la fine in un nuovo inizio, in passaggio alla vita nuova. Ecco perché dobbiamo gettare il nostro cuore oltre il muro della morte, certi della Risurrezione di Gesù.

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