Fede e dintorni

IMPARARE LA MISERICORDIA

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Imparare la misericordia.

– «Andate dunque e imparate che cosa significhi: misericordia io voglio e non sacrificio» (Mt 9,13) ha detto Gesù, ripetendo le parole del profeta Osea ai farisei che avevano detto ai suoi discepoli: «Perché il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?»
– È questa la novità del cristianesimo. Non c’è spazio per l’odio e la vendetta.
– Gesù è venuto a dire che Dio vuole da noi, nei confronti degli altri uomini, prima di tutto l’amore e che questa volontà di Dio era già stata annunciata nelle scritture come dimostrano appunto le parole del profeta Osea.
– L’amore è per ogni cristiano il programma della sua vita, la legge fondamentale del suo agire, il criterio del suo muoversi, anche se riceve il male.
– Sempre l’amore deve prendere il sopravvento sulle altre leggi. Anzi: l’amore per gli altri deve essere per il cristiano la solida base su cui può legittimamente attuare ogni altra norma: … misericordia io voglio…
– Gesù vuole amore e la misericordia è una sua espressione. Ed Egli vuole che il cristiano viva così anzitutto perché Dio è così.

Una bella storia per imparare la misericordia.
♦ Una volta, un maestro e il suo discepolo tornavano alla capanna, seguendo una lunga strada.
Mentre passavano accanto a un cespuglio di felci, udirono dei gemiti. Controllarono e trovarono un uomo sa terra. Era pallido e aveva una grande macchia di sangue sul corpo, vicino al cuore. L’uomo era stato ferito e gettato lì, privo di sensi.
♦ Con grande fatica il maestro col discepolo portò l’uomo alla capanna, dove curò le sue ferite e provvide a come portarlo in ospedale.
♦ L’uomo disse che era stato aggredito e che, alla sua reazione, era stato ferito con un coltello. Disse che conosceva il suo aggressore e che non avrebbe avuto pace finché non avesse ottenuto la sua vendetta.

♦  Dopo la dimissione dall’ospedale, si rivolse al maestro e gli disse:
– Grazie infinite per avermi salvato la vita. Ora devo andarmene e porto con me la gratitudine per la tua bontà. Incontrerò colui che mi ha aggredito e gli farò provare lo stesso dolore che ho provato io.
Il maestro lo fissò e disse:
– Vai e fai quello che vuoi. Nel frattempo, devo dirti che mi devi tremila monete d’oro, come pagamento per l’aiuto che ti abbiamo dato.
♦ L’uomo fu sorpreso e disse: – Signore, sono un sacco di soldi! Io sono un lavoratore e non posso pagarti quella cifra!
– Se non puoi pagarmi per il bene che hai ricevuto – disse il maestro – con quale diritto vuoi essere pagato per il male che ti hanno fatto?
L’uomo era confuso e il maestro concluse: – Prima di incassare qualsiasi cosa, scopri quanto devi. Non farti pagare per le cose brutte che ti accadono, perché la vita può farti pagare per tutto ciò che tu devi e di certo non potrai pagare.

“Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” (Mt 5,7).
Il vento che a volte prende qualcosa che amiamo è lo stesso vento che ci porterà qualcosa che apprezziamo.
Ecco perché non dobbiamo piangere per ciò che perdiamo, ma amare ciò che ci viene dato ogni giorno.
(Fonte: P. Valdo Bartolomeu in Historinhas do Padre Queiroz, redentorista brasiliano).

L’amore per gli altri deve essere per il cristiano la solida base su cui può legittimamente attuare ogni altra norma e la misericordia resta la guida, quando ci si trova davanti al male: “Misericordia io voglio…” ci ricorda Gesù. Amore e misericordia, che è una espressione dell’amore. Gesù vuole che il cristiano viva così, perché Dio è così: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36). E non giochiamo in perdita! Perché “quel vento che a volte prende qualcosa che amiamo è lo stesso vento che ci porterà qualcosa che apprezziamo… Non dobbiamo piangere per ciò che perdiamo, ma amare ciò che ci viene dato ogni giorno” (cit.).

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