La bisaccia del pellegrino

Rubrica religiosa settimanale a cura di P. Salvatore Brugnano

Pensieri sparsi per nutrire la mente e l’anima durante la settimana

Ottobre 2011, seconda settimana: 8-15 ottobre

1. Vangelo della domenica 9 ottobre – XXVIII Domenica T.O. – Anno A – «Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze ».
2. Aspetti della vita  – “La Calabria cristiana” – Oggi il Papa in Calabria.
3. Un incontro con S. Alfonso – Questa cornacchia ci mancava!…
4. Vivere la settimana con la liturgia =  10-15 ottobre 2011.
5. Curiosità calabresi del passato  =  La Madonna del Carmine.

 

1. Vangelo della domenica –  ( Mt  22,1-14)
“Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.”
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:  «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

«Tutto è pronto, venite alle nozze». È l’invito che Dio rivolge a tutti gli uomini di partecipare alla festa di nozze del Figlio suo con l’umanità. Una festa che celebra la comunione d’amore che si è instaurata nel mondo con la Redenzione.
La felicità che Dio ha concesso a Israele e ha esteso poi a tutti i popoli  è raffigurata dall’immagine del grandioso banchetto preparato per accogliere gli invitati, amici di Dio, nel suo Regno. È la speranza che aiuta anche noi ad affrontare le difficoltà e le lotte della vita presente.
La parabola evangelica evidenzia il rifiuto radicale, oltraggioso e violento dell’offerta di Dio da parte dei primi invitati, subito sostituiti da altri invitati raccolti dalla strada. Due lezioni per noi: rispondere all’invito del Signore e preparare le condizioni per l’incontro. (Domenico Brandolino, ssp in “La Domenica”).

Come riuscirà la Chiesa, Sposa di Cristo, a presentare agli uomini del nostro mondo, della nostra società post-cristiana, l’incredibile invito del Padre alle nozze di suo Figlio? Come far sedere alla tavola di questo “banchetto di grasse vivande, di cibi succulenti, di vini raffinati” un’umanità apparentemente senza appetito? Questo compito appassionante di tutta la Chiesa – questa nuova evangelizzazione – deve occupare tutti i figli del nuovo popolo di Dio. Ne va di mezzo la vita e la vita del mondo.
Sembra che annunciare l’invito con un nuovo ardore, con nuovi metodi, con una nuova espressione non sia un mezzo superato. Alcuni tra coloro che trasmettono questo invito alle nozze saranno forse maltrattati, forse uccisi. Ci saranno certamente quelli che rifiutano l’invito. Poco importa. C’è gente agli angoli delle strade. Basta annunciare con convinzione che noi andiamo a un banchetto, che l’invito di Cristo è arrivato fino a noi e che noi conosciamo le portate. Basta sapere che noi possiamo tutto in colui che ci conforta.
L’annunciamo così? Siamo convincenti perché abbiamo già partecipato a questo banchetto? Non c’è niente di più ripugnante di coloro le cui parole ripetono quello che dicono gli altri, senza dare prova di alcuna esperienza.  (La Chiesa.it).

 2. Aspetti della vita – 9/X/2011: Oggi il Papa in Calabria.
La Calabria cristiana
San Paolo a Reggio. Di passaggio nel viaggio da Malta a Roma per appena una notte (At 28,1116). E’ bastato per conferire alla cristianizzazione della Calabria l’eccellenza dell’apostolo ed un punto di partenza certo. La fiamma accesa avrebbe prodotto nei decenni successivi e nei primi secoli della nuova era papi e martiri del Bruttium, che anche per altre zone rivendica origini apostoliche. Venerande pie e rispettabili tradizioni, ma non sorrette da dati incontrovertibili. Nessuna meraviglia se i vuoti su certezze nei primi secoli sono comuni a gran resto dell’Italia e delle regiones formate da Augusto e riformate in epoca dioclezianea.
Le prime attestazioni di un presenza cristiana da noi partono dal IV sec. e danno barlumi scarsi ma tali da far pensare a comunità strutturate: un diacono a Taurinaum, un vescovo a Blanda Iulia, un battistero a Cosenza sono indizi preziosi, come l’area d un complesso, in località San Fantino, di Taureana e di Palmi rimandano al primo santo calabrese omonimo.
Le notizie epigrafiche e letterari aumentano decisamente con il V secolo e con esse i nomi di sedi episcopali per lo più sparse sui litorali ionico e tirrenico e gli interventi dei vescovi di Roma (Innocenzo I, 401-417, Gelasio I 492-497) per questioni disciplinari e dottrinali.  la vitalità cristiana emerge, in modo peculiare, dalle evidenze dei reperti della necropoli paleocristiana di Tropea e del suo corredo iconografico: una comunità articolata nella gerarchia e in ruoli laicali di responsabilità, di famiglie e di fedeli di varie età. Si profila anche il Patrimonium Sancti Petri nelle tre Massae Nicoterana Tropeana, e Silana. L’Epistolario di Gregorio Magno (590-604), a fine VI sec. informa sugli interventi diretti del Pontefice e permette anche di definire un primo elenco di Chiese – o di Dicesi – piuttosto ragguardevole.
La riconquista della regione ad opera di Giustiniano indica due gruppi di vescovi: quelli appartenenti all’eparchia della Calabria (è il nuovo nome della regione) provenienti dalle Diocesi a sud dell’istmo di Catanzaro e quelli appartenenti all’eparchia dei bruzi nel versante centro-nord. La fisionomia di chiesa greca interessò sempre più la Regione nei secc. VII-XI, quando i Normanni, assecondando l’opera dei Papi, avviarono, non sempre con esiti riusciti, la latinizzazione delle Diocesi.
Il monachesimo italo-greco, fiorente specie tra IX e XI sec., con figure di rilievo – si pensi a san Nilo di Rossano – , anche per la cesura politico-ecclesiale da Costantinopoli andrà lentamente calando di tono e la presenza di nuovi ordini monastici ricevono favori dai signori di turno: certosini, cistercensi, francescani si radicano stabilmente in diverse zone.
Le vicende generali della Chiesa medievale hanno riflessi anche in Calabria e la luce di penitenza e di carità sociale accesa da Francesco di Paola è orza nei periodi difficili del periodo aragonese e si proietta, profetica, anche nel Viceregno spagnolo.
La riforma tridentina segna un rinnovamento, pur se non tutto riuscito, ma dà forma alle istituzioni ecclesiali di base formative la parrocchia, i seminari.
I rivolgimenti del Decennio Francese, dell’Italia pre e post unitaria fanno avvertire i contraccolpi per le politiche antiecclesiastiche messe in atto. Ma il fervore di un rinnovamento di mentalità e prassi, anche come reazione alla rottura dei rapporti Chiesa e Stato, susciterà una serie di attività ed iniziative, tese a riscattare gli strati umiliati da condizioni irrispettose della dignità personale. Soggetti privilegiati saranno le classi contadine, gli operai, gi orfani, i colpiti nella salute. Un drappello di zelanti sacerdoti, di pie religiose, di laici impegnati si intrecciano con le opere da loro fondate o sostenute, spesso supplendo alla carenza dello Stato.
Anche nel secondo dopoguerra con l’assistenza pontificia ed una più equa distribuzione delle terre la Chiesa in Calabria, con Pastori attentissimi al sociale, ha apportato un contributo fecondo al suo riscatto.
Il Concilio Vaticano II e la ristrutturazione delle Diocesi orientano il cammino nei tempi mutati rispetto a prassi secolari ed una più viva coscienza di chiesa anima un fiorire di opere e di iniziative, di ritrovarsi insieme e di progettare nei Convegni Ecclesiali regionali a partire dal 1978.
La presenza dei Papi in Calabria registra un dato nuovo. Da Callisto II, nessun altro Pontefice vi era venuto.
Il Beato Giovanni Paolo II l’ha visitata ben due volte ed a breve distanza nel 1984 – toccando i luoghi più significativi della Regione – e nel 1988 per il XXI Congresso Eucaristico Nazionale.
Quella di Benedetto XVI – sia pure con note diverse – arricchisce questo contatto diretto tra Chiese particolari e Pastore della Chiesa Universale. Essa cade a pochi mesi dall’anniversario del I Centenario di un’altra presenza pontificia in Calabria: la fondazione del Seminario Regionale Teologico “S. Pio X” a Catanzaro, fortemente voluto da San Pio X, di cui porta il nome. Una testimonianza da servire come memoria feconda.

Mons. Francesco Milito
(in Calabria Ecclesia Magazine,
Edizione speciale per la venuta del Papa, 5 ottobre 2011, p. 20).

3. Un incontro con S. Alfonso
Questa cornacchia ci mancava!..
Lo zelo per visitare e confortare gli infermi portò il vescovo S. Alfonso a Caserta, fuori della sua diocesi, al capezzale dell’ l’Ecc.mo Mons. Albertini, suo amico, che giaceva gravemente ammalato.
I medici Vivenzio, Sarago e Dolce diagnosticavano intanto che la crisi era superata e non dubitavano della guarigione. Ma il Santo, dopo la preghiera dinanzi ad un’immagine della Madonna, scuotendo il capo, accennò ai medici che non condivideva il loro parere: “Non occorre affaticarvi. Monsignore muore!“. Naturalmente i discepoli di Galeno protestarono, convinti del fatto loro e si beffavano dell’improvvisato specialista che senza alcun riguardo aveva emesso una sentenza addirittura raccapricciante.
Alfonso entrò nella camera dell’infermo e disse al malato: “Monsignore, non vi lusingate con la fiducia dei medici. Se Iddio vi chiama, non vorreste aver ricevuto i sacramenti?” – “Sì, caro amico“, rispose il malato al direttore della propria coscienza che gli parlava senza eufemismi. E chiese premuroso il Viatico e l’Olio santo. Indi il Liguori celebrò la messa pel transito sereno del malato.
La cognata di Monsignore Albertini, Duchessa di Cimitile, si risentì del pronostico catastrofico ed esasperata mormorò: “Questa cornacchia ci mancava!..”
Il bollettino medico divulgò la ripresa dell’ammalato e si attendeva un sollecito recupero di salute. Ma Sant’Alfonso, predicando la sera del 25 maggio 1767, avvisò il popolo: “Pregate Iddio, perché Monsignore di Caserta già sta in agonia“. “Ma come?” si domandarono sorpresi i conoscenti.
L’indomani, 26, Mons. Albertini si spegneva a 51 anni: era stato consacrato nel 1761 dal Card. Spinelli. I medici contraddetti ammisero che almeno qualche volta i Santi possiedono un occhio clinico più chiaroveggente di chi ha studiato la scienza della salute nelle Università regie. . (Oreste Gregorio in Monsignore si diverte, pp. 78-79).

4. Vivere la settimana con la liturgia =  (10-15 ottobre)  XXVIII Settimana del Tempo Ordinario Liturgia delle Ore: IV Settimana

10 ottobre (lunedì) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Signore si è ricordato del suo amore. – L’incontro con Cristo cambia la vita radicalmente e infonde il desiderio inestinguibile di portare a tutti il lieto annuncio
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =   Romani 1,1-7; Salmo 97,1-4; Luca 11,29-32.
  • – Santi di oggi  =  San Cernobio; San Tanca; San Daniele Comboni.

 11 ottobre (martedì) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  I cieli narrano la gloria di Dio. – Paolo afferma ad alta voce ai destinatari della sua lettera di non vergognarsi del Vangelo e propone loro di fare altrettanto, ponendo la vita in Cristo che è venuto a portare la salvezza.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Romani 1,16-25; Salmo 18,2-5; Luca 11,37-41.
  • – Santi di oggi  =  San Firmino; Sant’Alessandro Sauli; Beato Giovanni XXIII.

12 ottobre (mercoledì) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Secondo le sue opere, Signore, tu ripaghi ogni uomo. – Se ci poniamo con onestà davanti a Dio ci accorgiamo che non abbiamo nulla di che gloriarci, ma in Gesù ci è data la grande misericordia di Dio.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Romani 2,1-11; Salmo 61,2-3.6-7.9; Luca 11,42-46.
  • – Santi di oggi  =  San Rodobaldo; San Serafino da Montegranaro; Beato Pacifico da Valencia.

13 ottobre (giovedì) – Colore liturgico verde.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =   Con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione. – La presenza del male e del peccato nel mondo non arresta il progetto salvifico di Dio che anzi dona a tutti, gratuitamente, la giustificazione.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Romani 3,21-30a; Salmo 129,1-6; Luca 11,47-54.
  • – Santi di oggi  =   San Romolo; Santa Chelidona.

 14 ottobre (venerdì) – Colore liturgico verde

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Tu sei il mio rifugio, Signore. – È la fede in Dio che ci dona la salvezza, affermano l’apostolo Paolo e Gesù, fede che chiede atteggiamenti di fiducia e di abbandono incondizionato in Dio.
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Romani 4,1-8; Salmo 31,1-2.5.11; Luca 12,1-7.
  • – Santi di oggi  =  San Callisto I; San Domenico Loricato.

15 ottobre (sabato) – Colore liturgico bianco.

  • Pensiero dalle letture bibliche di oggi  =  Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza. – Il discepolo di Gesù è colui la cui vita è animata dallo Spirito Santo e che sa testimoniare con coraggio la propria fede
  • – Letture bibliche alla Messa di oggi  =  Romani 4,13.16-18; Salmo 104,6-9.42-43; Luca 12,8-12.
  • – Santi di oggi  =  Santa Teresa d’Avila, vergine e dottore. San Barsen; Santa Tecla.

5. Curiosità calabresi del passato
La Madonna del Carmine

Ddu gran Diu, chi tuttu fici,
Pi’ lu mundu ricumprari,
Comu specchiu d’ annucenza,
A Maria vosi criàri;
E criau ‘sta figghia amata
Dì lu Carminu chiamata.

Dopu Diu chi l’ ha furmata,
‘N senu d’Anna nci ‘a mandau,
A ‘sta Virgini sacrata
E poi cchiù si la prigiàu:
Fu di l’ angiulu adurnata
Di lu Carminu chiamata.

Supra un munti comparìu
‘Sta gran Virgini sacrata
E la vitti Santu Lia
Tra li nuvnli ammucciata.
‘Stu Santu Lia nci dicìa
Di lu Càrminu Maria.

‘Stu gran patri Santu Lia,
Stabilìu ‘nu gran cumbentu
Pi’ ‘sta Virgini Maria
Tuttu giubilu e cuntentu;
Ogni angiulu nci dicìa:
‘Stu cumbentu è di Maria.

Di lu celu fu calato
‘Stu Santissimu Abitìnu,
E Maria l’ha prisintatu
A San Lia cu lu listinu.
Santu Lia nci dicìa
abitinu è di Maria.

Santu Lia poi dispinsau
‘St’ abitinu pi’ lu mundu,
Ogni omu si nd’ adurnau
Cun amure assai giucundu,
P’ aggradiri l’ abitinu
Di lu Càrminu divinu.

Pi’ chist’abitu ‘i gran sorta,
‘Sta gran Virgini sacrata
Ndi cuncedi ‘a santa porta
Di la grolia biata;
E ndi l’apri di cuntinu
Si purtamu l’ abitinu.

O Maria, si’ ver’ amanti
Di l’affritti e d’i scuntenti,
Si’ Rigina di li Santi,
‘Sti divoti fa’ cuntenti,
‘Sti divoti chiamunu a ttia :
Di lu Carminu Maria.

O Maria, si’ vera luci,
Tutti copri cu lu mantu:
Ricchi e poviri conduci
Mi ti dànnu amuri e vantu,
‘Sti divoti chiamanu a tia:
Di lu Càrminu Maria.

O Maria Carmelitana,
Cu’ ti fa la to’ nuvina,
Esti ogni anima cristiana
Chi tu libiri d’ ogni pena,
Fusti ‘i l’angiuli adornata
Di lu Càrminu titulata.

‘Nta la sua cappella santa
Nci su’ grandi divuzioni
Pi’ Maria Virgini e Santa
Chi i miraculi disponi,
Li disponi ‘ntimirata
Di lu Carminu adurata.

Patri, Figghiu e Spiritu Santu
Tutt’ i tri si cunsigghiaru
Pi’ ‘sta grolia, eternu ‘ncantu,
E ‘st’ Ammagíni aduraru.
L’ adurata sempri sia
Di lu Càrminu Maria.(4029)
(Reggio)

Raffaele Lombardi Satriani
In “Canti popolari calabresi” Volume IV
Napoli, Eugenio De Simone editore, 1933

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