Padre Francesco La Ruffa in diretta streaming dal Santuario di San Francesco

A volte dinanzi ai tatuaggi restiamo ammirati, a volte disturbati, a volte sconvolti. Quante volte al vedere le persone esibire narcisisticamente i loro tatuaggi arriviamo a avere un sentimento di rigetto, pur capendo che ognuno è libero di farsi tatuare il proprio corpo. – Ma come la mettiamo con i tatuaggi religiosi? sono permessi? sono segno di devozione o segno di esibizione di un messaggio nascosto? – La tradizione è favorevole al tatuaggio religioso, alcune etnie lo esibiscono come segno di appartenenza. La Bibbia riporta le parole di Dio: “Sulle palme delle mie mani ti ho disegnato” (Isaia, 49, 16). – Ma l’uomo riesce a sporcare sempre e dovunque le cose belle. Infatti vedere qualcuno tatuato con soggetti religiosi e poi compiere azioni malvagie non può che scandalizzare
La solidarietà nasce dall’amore per il prossimo, che non è soggetto ad alcuna confessione religiosa, anzi ne costituisce il criterio di autenticità: “la tua religione sarà vera, se amerai il tuo prossimo”. Anche i movimenti laicali di volontà solidale si muovono in nome dell’amore del prossimo. E nel prossimo che aiutano sarà loro più facile scoprire il volto sofferente di Cristo, nostro prossimo “universale”: avevo fame… avevo sete… ero malato…
L’amore sorprende sempre. “Donaci, Signore, occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli” (dalla liturgia). Non dobbiamo mai smettere di sorprenderci: non dobbiamo aver timore di arrossire, ma al contrario dobbiamo “viverci” la sorpresa tutta d’un fiato.