La piccola grande Santa: Teresa di Gesù Bambino

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

La piccola grande Santa: Teresa di Gesù Bambino.

– Oggi 1 ottobre la Chiesa ricorda Santa Teresa di Gesù Bambino di Lisieux (1873-1897), vergine e dottore della Chiesa nel 1997. Una santa che nell’arco di circa 50 anni (dalla nascita alla canonizzazione nel 1925) ha conquistato il cuore dei fedeli di tutto il mondo. Dio risponde ai bisogni del tempo suscitando i suoi santi.
– Nella Francia dell’Ottocento cominciò a diffondersi la convinzione di poter fare a meno di Dio, di poter vivere come se egli non esistesse. Proprio in Francia alcune figure di santi, come Teresa di Lisieux, ricordarono che il senso della vita è proprio quello di conoscere e amare Dio.
– Teresa nacque nel 1873 in un ambiente profondamente credente: 23 anni fa anche i suoi genitori furono dichiarati santi. – L’educazione profondamente religiosa presto la indusse a scegliere la vita religiosa presso il Carmelo di Lisieux. Qui ella si affidò progressivamente a Dio. Su suggerimento della superiora scrisse un diario sul quale annotava le tappe della sua vita interiore. – Scrisse nel 1895: «Il 9 giugno, festa della Santissima Trinità, ho ricevuto la grazia di capire più che mai quanto Gesù desideri essere amato».  – All’amore di Dio Teresa vuol rispondere con tutte le sue forze e il suo entusiasmo giovanile. – Non sa, però, che l’amore la condurrà attraverso la via della privazione e della tenebra.  – L’anno successivo, il 1896, si manifestano i primi segni della tubercolosi che la porterà alla morte avvenuta a 24 anni. – Nel’ultima tappa del suo cammino a lei, piccola e sconosciuta, è affidata la conoscenza della piccola via, la via dell’abbandono alla volontà di Dio che è pronto a prendere tra le sue braccia chi a Lui si affida.

Vivacità di ragazza in una famiglia di santi.
♦ Teresa si arrampica a Milano sul Duomo fino alla Madonnina, a Pisa sulla Torre, e a Roma si spinge anche nei posti proibiti del Colosseo. La quattordicenne Teresa Martin è la figura più attraente del pellegrinaggio francese, giunto in Roma a fine 1887 per il giubileo sacerdotale di Leone XIII.
♦ Ma, nell’udienza pontificia a tutto il gruppo, sbigottisce i prelati chiedendo direttamente al Papa di poter entrare in monastero subito, prima dei 18 anni. Cauta è la risposta di Leone XIII; ma dopo quattro mesi Teresa entra nel Carmelo di Lisieux, dove l’hanno preceduta due sue sorelle (e lei non sarà l’ultima).
♦ I coniugi Martin di Alençon (Louis Martin e Marie-Azélie Guérin, dichiarati santi nel 1997) appartengono alla piccola e prospera borghesia del lavoro specializzato. Il padre ha imparato l’orologeria in Svizzera. La madre dirige merlettaie che a domicilio fanno i celebri pizzi di Alençon.
Conti in ordine, leggendaria puntualità nei pagamenti come alla Messa, stimatissimi. E compatiti per tanti lutti in famiglia: quattro morti tra i nove figli. Poi muore anche la madre, quando Teresa ha soltanto quattro anni.

Nel monastero: dall’oscurità alla luce.
♦ Nel monastero carmelitano ha preso il nome di suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, ma non trova l’isola di santità che s’aspettava. Tutto puntuale, tutto in ordine. Ma è scadente la sostanza. La superiora non la capisce, qualcuna la maltratta. Lo spirito che lei cercava, proprio non c’è.
♦ Ma, invece di piangerne l’assenza, Teresa lo fa nascere dentro di sé. E in sé compie la riforma del monastero. Trasforma in stimoli di santificazione maltrattamenti, mediocrità, storture, restituendo gioia in cambio delle offese.
♦ E’ una mistica che rifiuta il pio isolamento. La fanno soffrire? E lei è quella che “può farvi morir dal ridere durante la ricreazione”, come deve ammettere proprio la superiora grintosa. Dopodiché, nel 1897 lei è già morta, dopo meno di un decennio di vita religiosa oscura.

Ma è da morta che diviene protagonista, apostola, missionaria.
Sua sorella Paolina (suor Agnese nel Carmelo) le aveva chiesto di raccontare le sue esperienze spirituali, e che escono in volume col titolo “Storia di un’anima” nel 1898. Così la voce di questa carmelitana morta percorre la Francia e il mondo, colpisce gli intellettuali, suscita anche emozioni e tenerezze popolari che Pio XI deve correggere, raccomandando al vescovo di Bayeux: “Dite e fate dire che si rende troppo insipida la spiritualità di Teresa. Invece è una spiritualità forte e virile perché testimonia eroicamente la rinuncia”.
Pio XI la canonizza nel 1925. Non solo. Nel 1929, mentre in Urss trionfa Stalin, egli già crea il Collegio Russicum, allo scopo di formare sacerdoti per l’apostolato in Russia per quando le cose cambieranno. E come patrona di questa sfida designa appunto lei, suor Teresa di Gesù Bambino.

La sua spiritualità.
♦ Una ragazza morta a ventiquattro anni diventa dopo neppure cinquant’anni modello di tutta la Chiesa. Pio XI era molto devoto di santa Teresa di Gesù Bambino e la nominò patrona delle Missioni, lei, la cui breve vita si svolse tutta fra Alenon e Lisieux e che dopo i suoi quindici anni non usci più dal convento, dove ella sperimentò che le nostre vie sono tutte uno sforzo per diventare grandi, mentre quelle di Dio si percorrono solo diventando piccoli.
♦ Teresa aveva grandi ambizioni, grandi aspirazioni: voleva essere contemplativa e attiva, apostolo, dottore, missionario e martire, e scrive che una sola forma di martirio le sembrava poco e le desiderava tutte… il Signore le fece capire che c’è una sola strada per piacergli: farsi umili e piccoli, amarlo con la semplicità, la fiducia e l’abbandono di un bimbo verso il padre da cui si sa amato. “Non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre”. Sono parole del bellissimo salmo 130 può essere applicato alla lettera alla vita di Teresa.

La piccola via.
♦ Così questa giovanissima donna ravvivò nella Chiesa il più puro spirito evangelico ricordando una verità essenziale: prima di dare a Dio è necessario ricevere. Noi abbiamo la tendenza a guardare sempre a quello che diamo; Teresa ha capito che Dio è amore sempre pronto a dare e che tutto riceviamo da lui.
Chi vuol mettere la propria generosità prima della misericordia, prima dell’amore misericordioso di Dio, è un superbo; chi riceve quello che Dio gli dà con la semplicità di un bambino arriva alla santità: è contento di non saper far nulla e riceve tutto da Dio.
È un atteggiamento spirituale che è anch’esso dono di Dio ed è tutt’altro che passività. Teresa fece di sé un’offerta eroica e visse nella malattia e nella prova di spirito con l’energia e la forza di un gigante: la forza di Dio si manifestava nella sua debolezza, che ella abbandonava fiduciosamente nelle mani divine.
♥  Riuscì così in modo meraviglioso a trasformare la croce in amore, una croce pesante, se ella stessa dirà alla fine della sua vita che non credeva fosse possibile soffrire tanto.
Da Giovanni Paolo II fu proclamata Dottore della Chiesa nel 1997.
♥  Impariamo questa grande lezione di fiducia, di piccolezza, di gioia e preghiamo Teresa che ci aiuti a camminare come lei nella povertà di spirito e nell’umiltà del cuore. Saremo come lei inondati da un fiume di pace.
(fonti: varie dal web).

Santa Teresa di Gesù Bambino di Lisieux (1873-1897), vergine e dottore della Chiesa nel 1997. Una santa che nell’arco di circa 50 anni (dalla nascita alla canonizzazione nel 1925) ha conquistato il cuore dei fedeli di tutto il mondo. Dio risponde ai bisogni del tempo suscitando i suoi santi. Teresa vuol rispondere all’amore di Dio con tutte le sue forze e il suo entusiasmo giovanile. E lo farà, con spirito forte, nella piccola via che le fu data conoscere: la via dell’abbandono alla volontà di Dio che è pronto a prendere tra le sue braccia chi a Lui si affida.

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