Quell’abbraccio dal Giappone

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Quell’abbraccio dal Giappone.

– Ha suscitato viva emozione su tutto il web l’abbraccio di Matsuki a Papa Francesco. Matsuki ha sedici anni, ma era appena un bambino quando assistette impotente alla triplice catastrofe dell’11 marzo 2001, terremoto, tsunami e incidente nucleare. E come un nipote si rifugia tra le braccia del nonno, Matsuki dopo aver raccontato la propria storia a Papa Francesco, ha scambiato con lui un forte abbraccio consolatorio.
– È l’immagine più toccante dell’incontro avuto dal Pontefice lunedì 25 novembre con le vittime del marzo di otto anni fa, la più grande tragedia dalla seconda guerra mondiale che ha provocato diciottomila morti.
– Stare vicini a chi ha sofferto, scambiare un abbraccio di solidarietà e di affetto non restituisce i morti, ma dà speranza per guardare avanti ancora coraggio.
– Una piccola esperienza personale a riguardo. Dopo le devastanti immagini di questa catastrofe vista in TV, con i confratelli di comunità ci siamo chiesti se era opportuno mandare una mail di solidarietà ad una turista giapponese passata qualche mese prima dalla nostra chiesa del Gesù. Era rimasta tanto contenta delle bellezze di Tropea da lasciarci il suo indirizzo email. Col il dubbio se ella fosse scampata al disastro e le inevitabili difficoltà sopravvenute sul web, mandammo la mail con poche parole di solidarietà e di conforto scritte in inglese. Alcuni mesi dopo (!) arrivò una sua risposta, molto commossa perché ci eravamo ricordati di lei in questo disastro umanitario. Era sopravvissuta e ringraziava ancora Dio.

L’incontro di Papa Francesco con le vittime dell’11 marzo 2001.
♦ Dopo i numerosi appuntamenti avuti con autorità e altri, Papa Francesco lunedì 25 novembre ha raggiunto la Bellesalle Hanzomon, uno dei centri-convegni più importanti della capitale del Sol Levante, per l’atteso appuntamento con un migliaio di superstiti della tragedia del terremoto-tsunami-centale atomica di Fukushima, nella quale ciascuno dei giovani presenti ha perso almeno una persona cara.
♦ Accolto dall’arcivescovo di Tokyo e dal vescovo di Sendai, la diocesi che ha pagato il maggior tributo di danni e perdite al sisma e all’inondazione, Papa Francesco si è subito intrattenuto con dieci sopravvissuti e con le loro storie personali di grande sofferenza.
Il Pontefice li ha incoraggiati uno per uno, per poi tornare a commuoversi ascoltando il racconto pubblico delle tragiche esperienze di altre tre vittime, tra cui il giovane Matsuki.
Quindi Papa Francesco ha invitato a pregare: «Prendiamo un momento di silenzio per pregare per le persone che hanno perso la vita, per le loro famiglie e per coloro che sono ancora dispersi». Un’invocazione per impetrare il «coraggio di guardare avanti con speranza», nonostante tutto. Anche perché non sono ancora del tutto bonificati i terreni intorno a Fukushima; e la rimozione del combustibile di uranio fuso all’interno della centrale nucleare potrebbe richiedere ancora mezzo secolo.

♦  In questo campo la Caritas Japan è impegnata in un immenso sforzo, come testimonia il cartellone esposto sul palco papale in cui una carta geografica mostra i centri di volontariato cattolici attivati nei luoghi colpiti, in collaborazione con analoghe istituzioni buddhiste e shintoiste.
Tra le maggiori difficoltà emerse, la fuga dei giovani per paura delle radiazioni, mentre gli anziani sono rimasti e fanno pressioni sui primi perché tornino.

♦ Infine Papa Francesco lasciava l’auditorium mentre quattro bambini al violino eseguivano le struggenti note di “Sbocceranno i fiori“, una canzone che evoca la forza della speranza. Una canzone realizzata per raccogliere fondi per la ricostruzione, e il compositore, il paroliere e i cantanti che l’hanno prodotta hanno tutti legami stretti con la disastrata regione.
(fonte: cf l’Osservatore Romano, 25 novembre 2019).

Ricordando Hiroshima.
Papa Francesco ricorda bene il 6 agosto di 74 anni fa, quando la bomba atomica “Little Boy” fu sganciata su Hiroshima: egli aveva 9 anni e viveva a Buenos Aires, ma capì la gravità dell’evento, perché vide i suoi genitori piangere.
– Questo aneddoto personale il Papa lo ha rivelato all’imperatore giapponese Naruhito, recentemente intronizzato, nel breve incontro privato nel Palazzo imperiale di Tokyo.

Ha suscitato viva emozione sul web l’abbraccio di Matsuki a Papa Francesco, ragazzo di sedici anni, ma appena un bambino quando assistette impotente alla triplice catastrofe dell’11 marzo 2001, terremoto, tsunami e incidente nucleare. E come un nipote si rifugia tra le braccia del nonno, Matsuki dopo aver raccontato la propria storia a Papa Francesco, ha scambiato con lui un forte abbraccio consolatorio. È l’immagine più toccante dell’incontro avuto dal Pontefice con le vittime di terribile disastro.

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