Anche una vita nascosta influisce sulla storia dell’umanità

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Anche una vita nascosta influisce sulla storia dell’umanità.

Al cinema è stata presentata la “vita nascosta” di Franz Jägerstätter, del regista Malick, un capolavoro sulla fede.
– Così finalmente nelle sale è apparso l’intenso film del regista americano che porta sullo schermo la storia di fede e di amore del contadino austriaco martire del nazismo, beatificato da Benedetto XVI.
– Profondo è l’interrogativo del film: “Può l’atto di un uomo qualunque influire sul destino del mondo per la sola forza della sua anonima testimonianza?”
– Questa è la domanda che percorre col crescendo di una sinfonia «Hidden life» («La vita nascosta»), capolavoro di straordinaria forza cinematografica e spirituale del regista americano Terrence Malick, presentato nell’ormai remoto Festival di Cannes 2019 dove conquistò il premio della giuria per poi sparire, in attesa della distribuzione in Italia prevista per i primi mesi del 2020, ovviamente rimandata, sino alla fine di agosto a causa del Covid19.

Chi era Franz Jägerstätter.
Franz Jägerstätter (1907-1943) contadino cattolico austriaco. Obiettore di coscienza, venne messo a morte per essersi rifiutato di arruolarsi nell’esercito nazista. Abitante di un borgo troppo piccolo per avere un ufficio postale (Sankt Radegund), Franz era sposato e padre di due bambini.
♦  Nel 1938, quando la maggioranza degli austriaci votò in favore dell’annessione alla Germania nazista, Franz, trentunenne, espresse l’unico voto di dissenso del villaggio. Come ogni uomo austriaco abile alla leva, fu chiamato a prestare servizio militare: la cartolina di richiamo giunse nel febbraio del 1943, quando la figlia maggiore aveva cinque anni.
Ignorando il consiglio del parroco, del vescovo e di molti altri, si rifiutò di indossare la divisa militare, e per questo venne immediatamente messo in carcere. Chi ricopriva posizioni di autorità politica gli offrì la possibilità di un servizio che non richiedeva di dover combattere, ma Franz, dopo averci riflettuto, rispose che non era possibile per lui indossare l’uniforme, indipendentemente da quelle che fossero le sue responsabilità individuali.
Questa decisione gli costò la condanna a morte: il 9 agosto del 1943, all’età di trentasette anni, venne prelevato dalla cella in cui era chiuso, nella prigione di Brandeburgo a Berlino, e venne decapitato. – È stato beatificato nel 2007 da Benedetto XVI.

Franz Jägerstätter, agli occhi di tutti, era solo un contadino: non aveva mai frequentato un’università o una scuola di teologia, il suo percorso educativo si era svolto interamente in una piccola scuola a classe unica. Come poteva, una persona così ordinaria, mettere in pratica un atto di resistenza tanto eccezionale?
 Possiamo ricostruire qualcosa delle motivazioni profonde che lo abitavano, a partire da alcuni suoi scritti, in particolare il diario e le lettere dal carcere. Essi attestano la sua convinzione che non solo la comunità dei credenti, la chiesa, ma anche il singolo sia chiamato a dare testimonianza di quello in cui crede, anche se si trova a essere solo ed è una persona di modesta condizione sociale. Era un uomo animato da una fede semplice e forte

Il destino di un film “chiuso” dal Covid19.
La diffusione del film è avvenuta nei giorni scorsi, una diffusione “semi-carbonara” in sale dove il distanziamento è assicurato dallo scarso numero degli spettatori. Ciò potrebbe far pensare all’oblìo immediato una pellicola che, invece, si è imposta per forza narrativa, intensità dei contenuti, capacità di penetrare fino al fuoco vivo dell’anima.
Il regista Malick ci mette di fronte alla storia vera di Franz Jägerstätter (1907-1943), umile contadino austriaco che dal villaggio natale di Sankt Radegund offrì durante l’ascesa trionfante del nazismo una testimonianza di fede inflessibile quanto apparentemente inutile rifiutandosi di cedere all’obbligo di giurare fedeltà al Führer e di combattere per lui.

La resistenza della fede.
Il rifiuto. Poteva sembrare l’ostinazione di un perdente, destinata a sbiadire nel nulla, e invece siamo qui a chiederci cosa esso ci dice. Grazie a Malick, e alla Chiesa che l’ha beatificato (il 26 ottobre 2007 nella cattedrale di Linz).
Perché Franz è un santo di quelli che aprono una strada dove pareva impossibile, e lo fanno dando la propria vita come eloquente testimonianza.
A impedirgli di piegare il capo come i primi cristiani alla prepotenza pagana dell’imperatore fu la sua fede cristiana, tanto ferma quanto semplice, che lo faceva sentire figlio di Dio e servo di nessuno, per questo libero anche nella prigionia più disperata.
Il suo rifiuto tenace di pronunciare quella che per tutti era solo una formuletta retorica quanto vuota, recitata pensando ad altro è una scelta biasimata dai suoi compaesani, che gli costò l’emarginazione sociale e poi la separazione forzata dalla famiglia con l’arresto e una lunga e penosa carcerazione sotto le unghie degli aguzzini nazisti che davanti al mistero di un contadino di montagna ebbero la duplice reazione della violenza cieca o della domanda che brucia come la sete: perché lo fa?
Perché quel sempliciotto preso dalla stalla e dall’orto non accettava uno dei mille compromessi che via via gli vengono offerti – dal sindaco, dalla famiglia, dai carcerieri, persino dal parroco e dal vescovo – per aver salva la vita e poter tornare dalla moglie Franziska e dalle loro bambine?

L’amore per la moglie Franziska.
Proporzionale alla fede, che è il segreto e la forza di Franz, ci fu solo l’amore sconfinato per la moglie Franziska, la sua “Fani”, che subisce la scelta del marito per poi capire che si deve fidare di ciò che lui vede con tanta chiarezza.
Una storia d’amore, di fede e di coraggio: due contadini umilissimi, due innamorati che si scambiano frasi di bruciante vibrazione umana e divina, un dialogo che giunge al mistero stesso della vita, nascosto a tutti tranne che a Dio e alle loro anime che si sentono afferrate l’una all’altra, per sempre.
Franziska raggiungerà in cielo Franz nel 2013, ormai centenaria, sei anni dopo la beatificazione del marito firmata da Benedetto XVI che volle chiamare l’esecuzione del giovane tirolese nel carcere di Brandeburgo il 9 agosto del 1943 con il suo vero nome in lingua cristiana: martirio.

Il martirio e la beatificazione.
Avendo rifiutato di ritirare la sua obiezione di coscienza, il 6 luglio 1943 il Tribunale di Guerra del Reich di Berlino-Charlottenburg lo condannò a morte per sovversione dell’esercito. Venne ghigliottinato il 9 agosto 1943 a Brandeburgo sulla Havel.
La resistenza nel rifiuto portò Franz sino all’osceno buio della stanza dove il boia ddiede corso alla condanna a morte, decretata da un giudice che con Franz tentò un disperato colloquio, uscendone invece sconvolto da inaudite parole di pace e libertà.
Dopo la fine della guerra, l’urna con le sue ceneri fu portata a Sankt Radegund per essere tumulata il 9 agosto 1946 nel piccolo cimitero accanto alla chiesa parrocchiale. Una lettera autografa del beato, scritta pochi giorni prima dell’esecuzione, è custodita e visibile a Roma.
Nel 1997 venne iniziata la causa di beatificazione su base diocesana. Come postulatore venne nominato Manfred Scheuer, allora vescovo di Innsbruck.
Il 1º giugno 2007 papa Benedetto XVI ha autorizzato la pubblicazione del decreto che riconosce il suo martirio, aprendo così le porte alla sua beatificazione. Il 26 ottobre 2007 presso la cattedrale di Linz venne proclamato beato.

(fonti: varie dal web e Avvenire.it, 9 settembre 2020).

Può l’atto di un uomo qualunque influire sul destino del mondo per la sola forza della sua anonima testimonianza? Questa è la domanda che percorre «Hidden life» («La vita nascosta»), capolavoro di straordinaria forza cinematografica e spirituale del regista americano Terrence Malick, presentato nell’ormai remoto Festival di Cannes 2019 dove conquistò il premio della giuria per poi sparire, in attesa della distribuzione in Italia prevista per i primi mesi del 2020, ovviamente rimandata, sino alla fine di agosto a causa del Covid19. – La storia di Franz poteva sembrare l’ostinazione di un perdente, destinata a sbiadire nel nulla, e invece, grazie al Malick e alla Chiesa che l’ha beatificato il 26 ottobre 2007 nella cattedrale di Linz, lo pone oggi all’attenzione dell’umanità intera. – «Se le cose oggi non vanno così male, come invece sarebbe stato possibile, lo dobbiamo in parte a tutti quelli che vissero con fede una vita nascosta, e riposano in tombe che nessuno visita» (George Eliot).

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