Gesù e la sequela radicale

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Gesù e la sequela radicale.

Gesù presenta le condizioni per essere suoi discepoli: non anteporre nulla all’amore per lui, portare la propria croce e seguirlo.
– Con le parabole “della torre” e “della guerra” ci avverte che seguire lui è una scelta da compiere con decisione e responsabilità. Una sequela radicale e senza compromessi.
– Egli è in viaggio verso Gerusalemme. Questo viaggio è icona del suo cammino di obbedienza al Padre ed è segno per chi lo vuole seguire. Egli, infatti, non si accontenta di poco o di tanto, vuole tutto. Anche se all’orizzonte si profilano persecuzioni e incomprensioni, Gesù fa la scelta radicale: non indietreggia di fronte al loro infierire ma procede deciso per fare la volontà del Padre. Chi vuole seguirlo deve fare altrettanto e non può trattenere nulla per sé.
– Una tale esigenza può far venire i brividi, ma è quella che ha plasmato i santi in ogni tempo. E lungi dal portare tristezza, tale esigenze è portatrice di speranza, pace, riconciliazione. Papa Francesco in questo è salutato come seminatore instancabile di speranza e riconciliazione.

Dal Vangelo di questa domenica (Lc 14,25-33)
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

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♦ Gesù ci appare inflessibile, e ha parole che lasciano quasi senza fiato. Ci sono differenti modi per seguirlo, ma per far comprendere la serietà della risposta che attende da noi, Gesù ci porta come esempio le due parabole della costruzione di una torre e del re che va in guerra. In esse ci chiede di fare bene i calcoli prima di intraprendere il cammino della sequela. Affetti, vita e averi devono passare in secondo piano.
♦ Sembra quasi che Gesù voglia più dissuadere che invogliare a seguirlo. In verità, ci avverte che seguire lui non è seguire un ideale astratto, ma “la Persona” che offre l’orientamento decisivo per la nostra vita. (Michele Giuseppe D’Agostino, ssp)

Papa Francesco, seminatore si speranza, pace e riconciliazione.
“Invito tutti ad unirvi alla mia preghiera perché Dio, Padre di tutti, consolidi in tutta l’Africa, la riconciliazione fraterna, unica speranza per una pace solida e duratura”, le parole di Francesco prima di partire in un tweet. Pace, speranza, riconciliazione, il filo conduttore del suo viaggio.

1. Mozambico.
Pace attraverso giustizia e perdono, via maestra non solo per l’Africa. Papa Francesco ha lanciato un forte appello alla riconciliazione nel suo primo discorso in Mozambico, ricordando che la pace non è solo assenza di guerra, è un impegno instancabile a ridare diritti e dignità ai popoli: ma è necessario anche il perdono. La pace è un fiore fragile che sboccia tra le pietre della violenza nel primo discorso del Pontefice a Maputo per un cammino di pace e di riconciliazione del Mozambico.
Ai giovani il Papa raccomanda: “L’inimicizia sociale distrugge, restate uniti per il Mozambico”. – La grande protagonista dell’Incontro interreligioso con i giovani del Mozambico è stata la gioia che dalle danze e dai canti dei ragazzi si rispecchia anche nelle parole del Papa: “vedervi cantare, sorridere, ballare, in mezzo a tutte le difficoltà che attraversate”, dice, “è il miglior segno che siete la gioia di questa terra”.
Ai vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi e catechisti provenienti da tutto il Mozambico Papa Francesco ha ha detto: “La vostra stanchezza derivi dalla “capacità di compassione” ed ha presentato il sì di Maria come l’esempio di chi non si volge indietro e si fida totalmente di Dio.
I media locali mettono in risalto i discorsi di Francesco sui temi della speranza, della riconciliazione e della pace. “Il Mozambico ha diritto alla pace, superare corruzione e interessi. Odio e vendetta non possono essere il motore di un Paese: è necessario superare corruzione e interessi politici o personali per conservare la speranza in un futuro di pace”. E il Mozambico mostra di aver accolto l’appello del Papa alla riconciliazione.

2. Madagascar.
L’abbraccio del Madagascar al Papa è un abbraccio di gioia: “Tonga soa”, “Tonga soa” cioè “benvenuto”. Nelle stratificazioni di una povertà pervasiva e resistente, Papa Francesco trova un popolo capace di festa e di accoglienza. Mani tese a chiedere da mangiare, mani tese a offrire letizia e riscatto.
Dalle Carmelitane in Antananarivo la preghiera con il Papa raggiunge il mondo. Un centinaio di suore contemplative dai diversi monasteri del Paese e anche una mamma di tre bimbi vittima della recente epidemia di morbillo. “L’arrivo del Papa è davvero una benedizione”, dice commossa una suora. La foresteria del convento accoglie chi chiede ospitalità: “Per noi è una esperienza particolare e molto bella perché apriamo le porte del nostro monastero alla sofferenza”.
I giornali locali di giorno 6 sottolineano che i malgasci sono stati colpiti dalla sobrietà, semplicità ed umiltà del Papa e che la sua visita sta unendo il Paese. Nella capitale la popolazione cerca ogni giorno di sopravvivere in contrasti stridenti: intorno ad un grande albergo nel centro di Antananarivo, di grande struttura moderna, c’è un quartiere poverissimo dove vive tanta gente.
Nel discorso alle autorità Papa Francesco chiede di impegnarsi per lo sviluppo integrale di tutti gli abitanti, senza escludere nessuno: “Assicurare la promozione integrale di tutti gli abitanti del Madagascar, chiamati a partecipare alla costruzione del futuro”.
Oggi pomeriggio ci sarà l’incontro con Akamasoa e Padre Pedro Opeka missionario argentino, che ha compiuto un miracolo: trasformare la discarica di Akamasoa in una cittadella speranza e della fraternità. E sarà bello per Padre Pedro, già calciatore quotato, incontrare il Papa argentino, tifoso di calcio.

E il viaggio continua ancora fino a Mauritius: altri poveri, altre situazioni, ma sempre la stessa speranza.

Papa Francesco viene salutato seminatore di pace e di speranza non solo dai popoli africani presso i quali si è recato in visita in Mozambico, Madagascar e Mauritius, ma anche dai popoli di tutto il mondo ai quali egli si rivolto: “Invito tutti ad unirvi alla mia preghiera perché Dio, Padre di tutti, consolidi in tutta l’Africa, la riconciliazione fraterna, unica speranza per una pace solida e duratura” – Pace, speranza e riconciliazione sono il filo conduttore del suo viaggio ancora in corso attraverso incontri politici, pastorali e interreligiosi. La spera c’è ed anche tanta. Ma occorre pregare per la buona volontà dei potenti.

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