Fede e dintorni

Alessandro, soldato e martire di Cristo

Sono molte le persone che portano il nome di Alessandro; ma forse non tutti conoscono la sua storia. – Sant’Alessandro fu un soldato che diede la vita per Gesù e la Chiesa lo ha ricordato il 26 agosto: è patrono della diocesi e della città di Bergamo. – Il tema scelto per la festività di quest’anno è stato ” La fiducia” – Il Comune e la Diocesi hanno voluto offrire questo tema come spunto di riflessione in un periodo in cui avere fiducia, nel prossimo, nelle istituzioni, sembra più faticoso che nel passato”. – Nel 2019 Papa Francesco disse: “Sempre ci saranno i martiri tra noi: è questo il segnale che andiamo sulla strada di Gesù. E’ una benedizione del Signore, che ci sia nel popolo di Dio, qualcuno o qualcuna che dia questa testimonianza del martirio”.

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Afganistan, bambini salvati come Mosè

Tutti conoscono la storia di Mosè salvato dalle acque: la mamma per salvare il suo bambino destinato alla morte per disposizioni del faraone, , lo mise in una cesta e lo affidò alle acque del fiume Nilo. Fu la figlia dello stesso Faraone che lo trovò e lo allevò alla reggia come se fosse suo figlio dicendo: “Ti chiamerai Mosè, che vuol dire salvato dalle acque”. – E’ quanto sta succedendo in questi giorni all’aeroporto di Kabul, Afganistan: madri e padri che “abbandonano” i figli per salvarli dai talebani: i tanti Mosè afghani. – Cosa potremmo fare noi? Essere come Miriam e sentire la responsabilità di continuare a tenere lo sguardo su questi figli per vedere cosa ne sarà di loro, e cercare, come ella ha fatto, di trovare un modo affinché possa riaccadere un ricongiungimento necessario.

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I diritti dei nostri morti

In alcuni cimiteri italiani si parla di centinaia di bare che sono ancora allo scoperto e sembrano invocare “Dateci il riposo che ci spetta”. – La situazione deve interessare a tutti, perché i morti “appartengono” a tutti, perché appartengono alla nostra umanità. – Diceva lo scrittore inglese John Donne: “Quando senti la campana suonare a morte, non ti chiedere “Per chi suona la campana?” Essa suona per me, per te, perché è morta una parte dell’umanità!” – Diamo ai defunti innanzitutto, una degna sepoltura. Permettiamo a chi gli volle bene di poter deporre sulla loro fossa un fiore e, se credenti, di recitare una preghiera.

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Abbas Karimi atleta senza braccia

Alle Paralimpia in corso a Tokyo in questi giorni partecipa anche il Team dei rifugiati – 6 atleti – e tra essi Mohammad Abbas Karimi, nuotatore, arrivato secondo nell’evento S5 50 metri farfalla ai Campionati mondiali di nuoto paralimpico 2017, diventando così il primo atleta rifugiato a vincere una medaglia in quella competizione. – E siccome viene dall’Afganistan è quanto mai opportuno conoscere la sua storia: “Abbas Karimi, senza braccia, non ha mai rinunciato ai suoi sogni. Sì, nuotando posso fare qualcosa persino io per cambiare il mondo!”.

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Mantenere il proprio valore

Guardandoci attorno vediamo con una certa sorpresa come le persone diano più valore alla vita degli animali e delle cose (beni di consumo) anziché alla propria vita o alla vita degli altri. E’ in corso una specie di evoluzione con evidente confusione in questo campo. – Siamo ormai convinti che ogni vita umana, “unica e irripetibile, vale per sé stessa e costituisce un valore inestimabile, dice Papa Francesco. E questo valore va annunciato sempre, con il coraggio della parola e il coraggio delle azioni. ‘Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libertà, pace e felicità!”.

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Importanti i piccoli gesti di solidarietà

Le impressionanti immagini giunte dall’Afghanistan ci hanno colpito per la loro crudezza e durezza ed è giusto che sia così, perché il loro compito principale in questo momento è quello di documentare: come il caos all’aeroporto di Kabul invaso da migliaia di persone in cerca di salvezza (per molti di loro una salvezza improbabile); – come gli uomini appesi ad aerei in decollo che sono caduti nel vuoto… – Ma ora è importante dare il via ai gesti di solidarietà. E l’intera società si sta mobilitando.

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Parole di vita eterna.

Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. – Il discorso di Gesù Cristo sul pane è per molti uno scandalo. Anche oggi, credere che l’Eucaristia richiede il coraggio della fede. – Per questo il suo messaggio anche oggi resta sconvolgente e non sono pochi coloro che, come molti discepoli di un tempo, si allontanano da lui. – Ma Pietro comprende che, nonostante il linguaggio di Gesù sia duro, crede Lui ha “parole di vita eterna” e seguirlo è l’unico modo per mettere davvero ordine nella nostra vita. – In questi ultimi tempi l’umanità viene sottoposta a proclami di estremismi che cercano di imporre una visione dell’uomo di un passato ormai ripudiato dalla società civile. – Diventa allora urgente ascoltare, accogliere e tradurre nella propria cultura e condividere con gli altri in maniera pacifica le parole di vita, di quella veramente umana.- Forse come Pietro non tutti avranno ancora compreso il mistero di Gesù, ma certamente in Pietro la presenza del Maestro aveva cambiato completamente la sua esistenza.

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L’amore di Dio rende tutti fratelli

Gli ultimi dolorosi risvolti degli eventi internazionali (la fuga dai talebani giunti al potere in Afganistan, il disastroso terremoto in Haiti ….) stanno rendendo più percepibile il bisogno di gridare la fraternità universale: siamo tutti fratelli… Perché è l’amore di Dio a renderci suoi figli e fratelli tra di noi. – – Chiamare qualcuno col dolce nome di “fratello” riempie il cuore di gioia sia di chi chiama sia del chiamato. Nasce una tenerezza sempre nuova. – Purtroppo per fare ciò l’uomo sembra aspettare i disastri, naturali o provocati dall’uomo, i quali, se da una parte mietono dolorosamente vittime e causano distruzione, dall’altra spalancano porte che prima stavano ostinatamente chiuse. E così, succede di assistere ad autentiche gare di vicinanza e solidarietà umana da parte di persone che prima si guardavano con occhio indifferente, se non addirittura diffidente.

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Le energie dentro di noi

Gli psicologi assicurano: “Ci sono forze sbalorditive dentro di noi, ma basta poco a farcele dimenticare”. – Se ci fermiamo un attimo a livello più profondo del pensiero e dello spirito, scopriremo questa sorgente che ci dona energia in ogni momento della nostra vita. – E’ bello scoprire che ciò di cui abbiamo bisogno è già dentro di noi, che esiste una fonte d’energia interiore a cui spesso non riusciamo ad attingere. – E per chi crede, c’è la risorsa infinita che affonda nel cuore stesso di Cristo: egli ha amato come nessun altro mai ed ha ha fatto per noi cose che nessun altro ha mai fatto. E noi le possiamo fare insieme con Lui.

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Tenebre nere e bagliori di luce

Guardando alle conseguenze della rapida svolta degli eventi in Afganistan c’è solo da sperare che dall’Islam vengano segnali tolleranza e rispetto delle minoranze. Ma la cultura occidentale deve fare i conti con le sue molte confusioni sulla famiglia, sulla parità di genere e sull’identità stessa della persona: cose difficili anche per noi credenti e che fanno gridare (a ragione) gli islamici: “Gli occidentali, tutti infedeli!” – Pertanto tutti dobbiamo potere imparare qualcosa, per affrontare i difficili tempi che attendono l’umanità.

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Aiutati che Dio ti aiuta

Fai la tua parte e non lamentarti con Dio! La preghiera non è un gettone da inserire nel distributore di grazie. Dio già ci ha dato abbastanza perché ci mettiamo all’opera. E quando avremo fatto la nostra parte con i doni che lui già ci ha donato, allora potremo gridare fiduciosi: “Aiutaci, Signore!”.

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Al credente non basta conoscere ma vivere ciò che conosce

Aver fede non è questione di conoscenza: infatti puoi sapere tante cose e non avere la fede. La fede è adesione profonda a colui che ci ha amato e ha dato la vita per noi. – Il diavolo sa più cose di noi su Gesù Cristo. Tuttavia, resta diavolo, perché non diventa suo discepolo. – In questo tempo di continuata pandemia occorre la “fede pratica”, quella che ci fa andare incontro alle persone che soffrono.

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15 agosto La Madonna assunta in cielo

Oggi, 15 agosto solennità di Maria SS. assunta in cielo: mentre siamo immersi nello splendore e nel caldo del sole di ferragosto, avvertiamo viva la nostalgia del cielo. In quest’anno in cui stiamo vivendo la grave crisi del coronavirus, in cui tanti sono morti senza neppure un conforto, e davanti ad un futuro sempre più incerto facciamo bene ad alzare lo sguardo al cielo, dove è la nostra patria e cantiamo anche noi: “Al cielo, al cielo, al ciel! Andrò a vederla un dì!”

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Un martirio che ha illuminato il buio di Auschwitz

Massimiliano Maria (Raimondo) Kolbe, fu sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, fondatore della Milizia di Maria Immacolata, e martire della carità. Arrestato, fu deportato in diversi luoghi di prigionia e, giunto infine nel campo di sterminio di Auschwitz vicino a Cracovia in Polonia, si consegnò ai carnefici al posto di un compagno di prigionia, offrendo il suo ministero come olocausto di carità e modello di fedeltà a Dio e agli uomini. – Il 10 ottobre 1982, in piazza San Pietro, fu dichiarato Santo per la sua eroica testimonianza della carità. E’ il primo Santo canonizzato per il martirio subito durante il regime nazista. Ma lo seguiranno in molti. Nel campo di Dachau ben 1.034 sacerdoti e religiosi vi hanno trovato la morte nelle baracche della morte.

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Morire pur facendo del bene

Non è il primo caso e non sarà l’ultimo quello di morire ucciso da chi riceveva del bene. Ma grande e incomprensibile rimane il dolore, anche nell’uccisione di padre Olivier Maire, un uomo buono e un pastore generoso. – Padre Olivier, testimone di un’accoglienza che non aveva paura; un uomo generoso, sempre disponibile, dotato di un grande senso dell’accoglienza, dell’incontro e del dono di sé, morto vittima della sua generosità, martire della carità. Prima dell’incendio alla cattedrale, il rifugiato ruandese in Francia, Emmanuel Abayisenga, era volontario della diocesi di Luçon, apprezzato e benvoluto dalla parrocchia che lo aveva accolto proprio grazie a padre Olivier. E poi il gesto folle di uccidere il suo benefattore. Quale logica? Forse solo quella di Cristo: “Se il seme non muore, rimane solo, ma se muore, porta molto frutto”.

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L’amore risponde al senso della vita

Dio è Amore: “Dio mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Rom 5,8)”. Ma le parole hanno bisogno della testimonianza di vita con la quale dare concreto volto a Dio. – – Quando diciamo che l’amore dà senso alla nostra vita, la coscienza ci chiede di aprirci verso l’alto per “sentire Dio in noi” e non di ripiegarci su noi stessi per rimanere prigionieri dei nostri istinti. – I bambini possono esserci maestri in tema di amore.

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Annunciare il Vangelo con linguaggio appropriato

Oggi siamo tutti consapevoli ed anche convinti che sul web è necessario essere presenti, ma da veri cristiani. E questo deve potersi vedere oltre che dal contenuto dei post, anche nel linguaggio e nelle modalità espressive. Quale servizio possiamo rendere alla bellezza del vangelo se lo presentiamo su un piatto sporco? Quale carezza possiamo far sentire a chi vive situazioni problematiche se pretendiamo di parlare loro non usando le parole di misericordia che sono lo specifico del vangelo? – Il vangelo, proprio perché è buona notizia, ha bisogno di essere annunciato con parole cariche di misericordia. E il Vangelo sulla Famiglia oggi diventa una vera sfida.

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Leggere la bibbia anche quando non si capisce

“La piena comprensione della Bibbia non finisce mai, perché è una Parola sempre viva!”- “Nessuno può capire il senso della Bibbia, se non acquista consuetudine e familiarità con essa mediante la lettura”. – “Chi vuole essere sempre unito a Dio, deve pregare spesso e leggere spesso, perché nella preghiera siamo noi che parliamo a Dio, ma nella lettura della Bibbia è Dio che parla a noi”. E in qualche modo, soprattutto se c’è la sincerità, la sua Parola porterà frutto nella nostra vita.

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Da salvato a salvatore

L’austriaco Hermann Gmeiner (1919– 1986), noto per essere stato un filantropo ideatore e fondatore dei Villaggi dei Bambini SOS, decise di dedicare la sua vita ai piccoli abbandonati, senza famiglia, dopo che fu salvato da un gruppo di ragazzi coraggiosi mentre con altri partigiani stava per essere fucilato dai tedeschi. – Dio nella sua misericordia ci ha salvati, per farci diventare salvatori dei nostri fratelli più piccoli.

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Il pane disceso dal cielo

Con la forza del pane del miracolo, il profeta Elia camminò nel deserto per giorni e notti fino all’incontro con Dio. Con la forza del pane eucaristico Papa Francesco affronta i grandi problemi del modo. Una volta nell’Aula Paolo VI in Vaticano davanti ai 1500 ragazzi del Movimento eucaristico giovanile, Papa Francesco rinnovò l’invito all’accoglienza degli immigrati, aggiungendo: “Respingerli è un atto di guerra”. Poi rivolto ai giovani chiese di “non andare in pensione a 20 anni”.