Chiedere scusa per ripartire

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Chiedere scusa per ripartire.

Chiedere scusa per ripartire, soprattutto dopo atti razzisti.
– Una bella storia di questi giorni vissuta a Napoli mostra che se è facile “delinquere” in qualche modo in una società come la nostra attualmente, è sempre possibile ritornare e ripartire, a patto che ci sia un sincero pentimento e se si è offeso qualcuno di chiedere il suo perdono.
– A Napoli, i ragazzi che avevano offeso e aggredito un immigrato di colore al rione Sanità, Ibrahim, si scusano con lui. Lo incontrano nella chiesa del rione: un abbraccio e la promessa fatta alla vittima di impegnarsi in attività del territorio.
– La quaresima ormai è vicina; per tutti è l’occasione del ritorno: “Ritornate a me con tutto il cuore, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso” (profeta Gioele) – Il Signore non mancherà di rilasciare la sua benedizione. E la nostra umanità ne gioirà.

♦ Napoli. Un abbraccio nella chiesa di San Severo a Capodimonte e la promessa di impegnarsi in attività per il territorio.
Si sono pentiti i due ragazzini di appena 10 e 12 anni che offesero e aggredirono con uno spray urticante un immigrato una settimana fa nel cuore del rione Sanità.  Hanno chiesto scusa a Yacoubou Ibrahim, 51enne del Benin che da 28 anni vive in Italia e lavora alla Asl di Napoli come mediatore culturale.
La pace è stata realizzata attraverso l’impegno del parroco del quartiere, don Antonio Loffredo, del presidente della municipalità, Ivo Poggiani, e di alcuni educatori, tra cui Davide Marotta, che hanno individuato i responsabili del raid esaminando le immagini di videosorveglianza.
Un incontro intenso, al quale hanno partecipato anche le forze dell’ordine. L’obiettivo “era recuperare e far ravvedere i ragazzi più che punirli” hanno spiegato aprendo le porte della chiesa a vittima e giovani aggressori.

“Ho accettato le loro scuse perché li ho visti sinceramente pentiti – ha spiegato Yacoubou Ibrahim all’uscita dall’incontro, con atteggiamento paterno – e mi hanno promesso che si impegneranno in piccole attività di volontariato sul territorio. Ritirerò la denuncia solo quando vedrò il loro effettivo impegno”.

“Avevamo due soluzioni per procedere – spiega Poggiani – la prima, dare man forte alle indagini delle forze dell’ordine ma ci siamo resi conto che ricorrere ad una semplice denuncia sarebbe stato inutile ed allora abbiamo provato a mettere insieme un’azione pedagogica.
Abbiamo rintracciato i ragazzini con i quali abbiamo parlato dell’accaduto così come ne abbiamo discusso con le loro famiglie capendo difficoltà”.
Aggiunge Poggiani: “Oggi abbiamo visto questi ragazzi parlare con l’uomo che avevano insultato, dispiacersene, chiedergli scusa ed infine abbracciarlo. Una soluzione che credo sia soprattutto un messaggio per gli altri ragazzi del Rione, molti dei quali figli di famiglie disagiate e che non riescono a sottrarsi dalle regole del branco facendo cose che magari da soli non avrebbero mai fatto. Questa soluzione è un segnale che diamo a tutti“.

“Il territorio – spiega Poggiani – si è impegnato con Yacoubou e con le forze dell’ordine a prendersi in carico questi ragazzini con un piano personalizzato e potenziando alcune attività che i minori, in parte, già stanno facendo ma che da domani stesso saranno rafforzate”.

(fonte: Repubblica.it, 25 febbraio 2019)

Per la cronaca: al Rione Sanità alcuni giorni fa c’era stata una aggressione razzista ai danni di Yacoubou Ibrahim, cittadino africano. Un raid che si conclude con una notte passata in ospedale, lividi al ginocchio, un braccio gonfio e dolorante e una ferita alla testa riportata con la caduta avvenuta in seguito all’aggressione.

Napoli. Al Rione Sanità la storia di una aggressione razzista ai danni di Yacoubou Ibrahim, cittadino africano, alcuni giorni fa. Un raid che si conclude con una notte passata in ospedale, lividi al ginocchio, un braccio gonfio e dolorante e una ferita alla testa riportata con la caduta avvenuta in seguito all’aggressione. Poi le scuse. Un abbraccio nella chiesa di San Severo a Capodimonte e la promessa di impegnarsi in attività per il territorio.

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