L’ultimo posto, il posto di Dio

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

L’ultimo posto, il posto di Dio.

– Rivoluzionarie le parole di Gesù: «Quando sei invitato va’ a metterti all’ultimo posto» e lo dice con la parabola sui “primi posti”. Il vero umile è colui che si accetta per quello che è agli occhi di Dio, evitando ogni affermazione arrogante di se stesso.
– Già facendo questo si scoprirà “capolavoro di Dio”, e sarà Lui ad esaltarlo e a dargli tutto.
– Gesù invita a scegliere gli ultimi posti nel banchetto della vita, vincendo la tentazione dell’apparire per emergere, del protagonismo sterile, della ricerca degli applausi ipocriti e menzogneri, e delle cose grandi superiori alle nostre forze.
– L’ultimo posto è il posto di Dio, che «comincia sempre dagli ultimi della fila» (don Orione). E’ il posto del Dio “capovolto”, venuto non per essere servito, ma per servire.

Dal Vangelo di questa domenica (Lc 14,1.7-14).
♦ Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
♦ Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Mettersi all’ultimo posto: quello di Dio
(di Ermes Ronchi in Avvenire.it, 29 agosto 2019).
♦ Il banchetto è un vero protagonista del Vangelo di Luca. Gesù era un rabbi che amava i banchetti, che li prendeva a immagine felice e collaudo del Regno: a tavola, con farisei o peccatori, amici o pubblicani, ha vissuto e trasmesso alcuni tra i suoi insegnamenti più belli…
♦ Ma invitare Gesù a pranzo era correre un bel rischio, come hanno imparato a loro spese i farisei. Ogni volta che l’hanno fatto, Gesù gli ha messo sottosopra la cena, mandandoli in crisi, insieme con i loro ospiti.
Lo fa anche in questo Vangelo, creando un paradosso e una vertigine. Il paradosso: vai a metterti all’ultimo posto, ma non per umiltà o modestia, non per spirito di sacrificio, ma perché è il posto di Dio, che «comincia sempre dagli ultimi della fila» (don Orione) e non dai cacciatori di poltrone.
Il paradosso dell’ultimo posto, quello del Dio “capovolto”, venuto non per essere servito, ma per servire…
«E quando offri una cena invita poveri, storpi, zoppi, ciechi. Riempiti la casa di quelli che nessuno accoglie, dona generosamente a quelli che non ti possono restituire niente».
Una tavolata piena di ospiti male in arnese parla di un Dio che ama in perdita, ama senza condizioni, senza nulla calcolare, se non una offerta di sole a quelle vite al buio, uno spiraglio che si apre su di un modo più umano di abitare la terra insieme.
E sarai beato perché non hanno da ricambiarti… Sarai beato: perché Dio regala gioia a chi produce amore.

XIV Giornata mondiale del creato.
♦ Si celebra oggi 1° settembre 2019 la “XIV Giornata mondiale del creato”. Un’occasione per riflettere a 360 gradi sull’importanza di salvaguardare la natura e l’ambiente in cui viviamo. Per farlo serve un’azione coordinata e solidale. È necessario intervenire, infatti, sia a livello personale sia a livello comunitario, e occorre far presto.
♦ Il creato soffre e in alcune zone la situazione si fa insostenibile. Ma se il creato soffre, la vittima predestinata a soccombere è l’uomo, al tempo stesso vittima e carnefice. La natura che deturpa per motivi economici, sociali ed egoistici non manca mai di presentare il conto, ma purtroppo i primi a pagare sono sempre i poveri.
♦ Tra i tanti attentati perpetrati contro il creato, uno in particolare è estremamente dannoso per la salute dell’umanità. Papa Francesco, nel messaggio per la Giornata mondiale del 2018, sottolineò l’importanza di salvaguardare un bene prezioso e insostituibile: l’acqua.
«È doveroso ringraziare il Creatore per l’imponente e meraviglioso dono delle grandi acque e di quanto contengono (cfr Gen 1,20-21; Sal 146,6) e lodarlo per aver rivestito la terra con gli oceani». Senza l’acqua la vita sulla terra non è possibile, eppure tante popolazioni nel mondo soffrono per la sua carenza, oppure per la sua non potabilità.
E questo genera tensioni, squilibri e anche violenze. Le cose devono cambiare, e anche noi possiamo fare la nostra parte, usando in maniera oculata questo bene prezioso e promuovendo una cultura rispettosa e attenta al suo corretto uso, per evitare sprechi e impieghi non conformi alle esigenze di una fraterna comunione e condivisione. (Nicola Gori).

Si celebra il 1° settembre 2019 la “XIV Giornata mondiale del creato”. Un’occasione per riflettere a 360 gradi sull’importanza di salvaguardare la natura e l’ambiente in cui viviamo. Per farlo serve un’azione coordinata e solidale. È necessario intervenire, infatti, sia a livello personale sia a livello comunitario, e occorre far presto. Il creato soffre e in alcune zone la situazione si fa insostenibile. Ma se il creato soffre, la vittima predestinata a soccombere è l’uomo, al tempo stesso vittima e carnefice. La natura che deturpa per motivi economici, sociali ed egoistici non manca mai di presentare il conto, ma purtroppo i primi a pagare sono sempre i poveri.

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