Fede e dintorni

UN PIONIERE DELLA FEDE

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

C’è sempre un pioniere della fede.

– C’è sempre un pioniere in tutte le iniziative umane ed anche nelle iniziative relative alla propria fede.
– Angelo Confalonieri del Trentino (1813-1848) fu pioniere dell’evangelizzazione fra gli aborigeni in Australia; fu Il primo missionario di Cobourg dove per pochi anni visse la straordinaria avventura della fede cristiana con gli aborigeni, tra i quali -dice una tradizione- convertì quattrocento al cattolicesimo
– Il suo contributo umano e religioso non è mai stato dimenticato nel Nord Australia, come testimoniano storie orali d’alcuni indigeni, ed una targa posta su una parete della cattedrale di Darwin, città in cui si trova un parco dedicato alla memoria del giovane missionario trentino di Propaganda Fide.- Come immagine di  Padre Angelo rimane una  statuetta museale aborigena.

Il sogno missionario
♦ Nato a Riva del Garda il 22 giugno del 1813, il futuro missionario visse gli anni della sua infanzia in un’Italia ancora lontana dall’unificazione e in una città appartenente all’Impero austro-ungarico. Angelo studiò a Trento nell’istituto che oggi è il liceo classico Giovanni Prati, maturando strada facendo la sua vocazione al sacerdozio.
♦ Il giovane coronò il suo sogno il 14 luglio del 1839 e celebrò la sua prima messa a Castelnuovo in Valsugana. Chi lo conobbe lo descriveva come sacerdote abile, dotato di grande genialità ma grandemente motivato a realizzare la sua aspirazione: quella di diventare un missionario in terre lontane.
♦ E per dare corpo al suo sogno passava il tempo libero ad allenarsi con faticose escursioni su sentieri di montagna, abituandosi a resistere al freddo e al caldo, a patire la fame e la sete e passando intere notti sulla neve.
♦ Il suo sogno divenne infine realtà nel 1844, quando il vescovo gli diede il permesso di andare a Roma. Nella sede di Propaganda Fide il prete di Riva del Garda fece la conoscenza di monsignor John Brady, un irlandese vescovo di Perth e incaricato di evangelizzare tutto il Nord Australia.

L’avventura della fede passa attraverso i drammi della vita.
Don Angelo accettò con grandissimo entusiasmo l’invito del vescovo di Perth e il 17 settembre del 1845, con altri 26 religiosi di varie nazionalità trovati da monsignor Brady per la sua diocesi, si imbarcò da Londra per approdare, dopo tre mesi di navigazione (l’8 gennaio del 1846) nella assolata città di Perth, in una zona dell’Australia baciata da un clima temperato.
Non era però questo il luogo destinato al missionario trentino. Insieme a due chierici irlandesi (James Fagan e Nicholas Hogan) don Angelo riprese il viaggio in direzione Nord per aprire una missione nel territorio degli aborigeni.
  Il viaggio però si rivelò drammatico. Il veliero che li portò da Sydney a Port Essington, ad inizio aprile del 1846, durante il viaggio andò a sbattere su una scogliera inabissandosi in poco tempo.
I due giovani chierici irlandesi annegarono insieme a gran parte dei viaggiatori mentre don Angelo ebbe salva la vita.

♦ Anziché rinunciare alla missione il giovane missionario scelse, anche se solo e privo di qualsiasi mezzo, di farsi portare a Port Essington. Arrivò in una delle regioni meno vivibili dell’Australia, caratterizzata da una natura selvaggia e dal pericolo preoccupante di febbri tropicali. Scoperta dal navigatore olandese François Thijssen nel 1627 e cartografata dall’esploratore inglese Matthew Flinders nel 1802, la baia rappresentava davvero l’ultimo avamposto per la predicazione missionaria nel continente australiano, essendovi il cattolicesimo praticamente sconosciuto e malvisto dalla società inglese e anglicana.

E come vicini, i soldati di fede anglicana.
♦ Don Angelo decise di stabilirsi temporaneamente vicino al presidio militare inglese, il «Victoria», il 13 maggio del 1846. Chiunque, nelle suo condizioni, avrebbe desistito, aspettando magari rinforzi umani e materiali.
Ma egli non rinunciò al sogno e al progetto di fondare una missione fra gli aborigeni di Cobourg, nonostante i rapporti già deteriorati fra inglesi e aborigeni.
♦ Il comandante del presidio, John McArthur, riconoscendone la bontà, lo accolse fra i militari, gli regalò i vestiti donati dai suoi militari, gli assegnò la razione di cibo della truppa e gli diede tutto ciò che il missionario riteneva indispensabile per iniziare la missione.
♦ Il comandante fece costruire dai suoi soldati, a grande distanza dallo stesso, una capanna sul promontorio Black Point (il cui nome aborigeno è Namarrgon: l’uomo fulmine) permettendo al giovane evangelizzatore di vivere fra i nativi nel territorio del popolo Majurnbalmi.

Pionere all’opera.
 Angelo Confalonieri, attingendo alle proprie esperienze di allenamento, visse per due anni tra gli aborigeni adottando uno stile di vita estremamente duro.
Il missionario divenne “uno di loro” conquistandosi una fiducia che nessun altro bianco prima di lui aveva avuto. Si prodigò per aiutarli nei casi di necessità o perché affetti da malattie, come nel caso di una sorta di epidemia di “febbre” che decimò gli aborigeni. Il religioso divenne il paciere tra clan rivali e migliorò la convivenza e il dialogo fra le varie popolazioni.
 Imparò velocemente la lingua dei nativi e fu subito accettato grazie al suo impegno di appianare contrasti fra le etnie, condividendo le sue provviste e adottando il loro stile di vita nomade.

“L’incarnazione” tra gli aborigeni.
Il missionario italiano visse a stretto contatto con gli aborigeni condividendo con loro la misera vita e imparando con grande acume le loro lingue.
Scrisse nei suoi diari: «La loro povertà e miseria è così profonda la loro condizione è così degradata, il loro avvilimento è così bestiale, che presenta le più ardue difficoltà per la missione.
Anche l’immensa distanza, e la rarissima comunicazione col mio vescovo accresce di non poco le difficoltà, e può talvolta render la missione soggetta alle più dure e critiche circostanze. Sia sempre ed in tutto fatta la Volontà del Signore, la cui Misericordia, con tutto il mio povero cuore fervidamente imploro sopra quest’ultima e più avvilita famiglia della generazione umana. Voglia anche benigno il Signore, accettare le povere mie fatiche, esaudire le deboli mie preghiere».

 Il missionario Confalonieri si dedicò totalmente alla sua missione e al suo popolo, e nonostante vivesse una vita nomade, e affrontasse giornalmente il problema di procurarsi il cibo quotidiano, fu in grado di aiutare gli altri.
 Fu capace di realizzare alcuni libri che oggi rappresentano dei veri giacimenti culturali. Del frasario inglese-aborigeno dell’idioma di Cobourg Specimen the aboriginal language or short conversation with the natives of North Australia esistono due versioni, una conservata a Roma a Propaganda Fide, l’altra in Nuova Zelanda nella Auckland City library.
 Secondo alcune testimonianze dell’epoca il missionario tradusse in lingua aborigena anche un libro di preghiere, i Dieci comandamenti, l’Ave Maria e un racconto della Passione di Cristo, ma tali opere ad oggi non sono state trovate. L’evangelizzatore di Riva del Garda disegnò anche una mappa dettagliata della penisola di Cobourg, conservata presso la biblioteca dell’università La Trobe di Melbourne.

Una fede a confronto.
Notava don Angelo: «Tra il cristianesimo e la religione degli aborigeni vi è un abisso che configura due concezioni opposte nel percepire il sacro e il soprannaturale». Ma il missionario non si perdeva d’animo e si prodigava incessantemente nello spiegare la religione cristiana agli aborigeni, pur capendo che la sua unica speranza di conversione risiedeva nell’educare i bambini orfani fin da piccoli nel cristianesimo. Ma testimonianze affermano che riuscì a convertire quattrocento aborigeni al cattolicesimo.

Tutto finisce?
All’ardente missionario purtroppo venne a mancare il tempo. Dopo soli due anni dal suo arrivo a Port Essington, il giovane prete morì a causa di una febbre malarica a Black Rock, il 9 giugno 1848. I militari inglesi, suoi vicini, cercarono inutilmente di soccorrerlo, e nei pochi attimi di coscienza che gli rimasero, il missionario pregò il comandante MacArthur di far avere a sua sorella una piccola croce e uno scapolare, i suoi unici possedimenti materiali.
A Port Essington, remoto avamposto militare inglese della Penisola di Cobourg, l’11 giugno 1848 il piccolo contingente di soldati e ufficiali rese gli onori militari alla sua salma: era morto due giorni prima a 35 anni di stenti e di malaria. Gli onori militari erano riservati a chi era tenuto in grandissima stima. E così fu per Angelo Bartolomeo Confalonieri, missionario di Propaganda Fide.
Da notare: il funerale con gli onori delle armi per un prete cattolico, nell’Australia del 1848, ebbe un’importanza straordinaria in una terra che condivideva in massima parte le tesi del reverendo presbiteriano John Dunmore Lang, secondo cui il Papa era l’anticristo e la diffusione della “superstizione papista” nel nuovissimo continente una minaccia da scongiurare a tutti i costi. Un ostracismo che venne clamorosamente meno per Angelo Bartolomeo Confalonieri.

(fonte: cf L’Osservatore Romano, dicembre 2020).

C’è sempre un pioniere in tutte le iniziative umane ed anche nelle iniziative relative alla propria fede. Angelo Confalonieri del Trentino (1813-1848) fu pioniere dell’evangelizzazione fra gli aborigeni in Australia; fu Il primo missionario di Cobourg dove per pochi anni visse la straordinaria avventura della fede cristiana con gli aborigeni, tra i quali convertì quattrocento al cattolicesimo. Morì a 35 anni a causa di una febbre malarica.

Condividi l'articolo