Maria Antonia Samà, nuova beata calabrese.

Rubrica quotidiana a cura di P. Salvatore Brugnano

Storie belle… per vivere meglio

Maria Antonia Samà, nuova beata calabrese.

– Sarà proclamata Beata una laica calabrese Maria Antonia Samà (1875-1953). Una vita offerta a Dio e agli altri: ha vissuto per oltre 60 anni immobilizzata a letto da una paralisi, invitando tutti ad avere fiducia in Dio in ogni situazione.
– Nel 1915 emette i voti privati di speciale consacrazione a Dio, coprendosi il capo con il velo nero. La gente del paese (S. Andrea Jonio) la chiama “la monachella di San Bruno” o la malatina di San Bruno.
– Il 27 maggio 1953, a seguito di un malessere accentuato, Mariantonia emette l’ultimo respiro. Viene accompagnata al Cimitero, nella Cappella delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, dove la mattina del 29 maggio viene tumulata. – Papa Francesco il 10 luglio scorso ha ricevuto il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando il Dicastero a promulgare i Decreti riguardanti di questa prossima nuova Beata e di 4 nuovi Venerabili Servi di Dio.

Maria Antonia Samà (1875-1953): Una vita offerta a Dio e agli altri
♦ La nuova Beata sarà Maria Antonia Samà, una laica calabrese, nata il 2 marzo 1875 a Sant’Andrea Jonio, in provincia di Catanzaro.
♦  Colpita da ragazza da una grave malattia, rimane paralizzata, con le ginocchia alzate. Costretta a letto in questa scomodissima posizione, Maria Antonia vive tutto con fede e invita quelli che vengono a visitarla ad avere sempre fiducia in Dio, in ogni situazione.
♦  Nel 1915 emette i voti privati di speciale consacrazione a Dio, coprendosi il capo con il velo nero. La gente del paese la chiama “la monachella di San Bruno”: viene da lei a chiedere consigli e preghiere, viene per trovare pace e serenità. Con lei si prega tre volte al giorno il Rosario.
♦  Muore a 78 anni, il 27 maggio 1953, dopo oltre 60 anni passati a letto offrendo tutte le sofferenze al Signore.

Per la sua beatificazione, la Postulazione della Causa ha presentato all’esame della Congregazione l’asserita guarigione miracolosa, attribuita alla sua intercessione, di una signora da una grave forma degenerativa di artrosi alle ginocchia (“gonartrosi bilaterale con sintomatologia algico-funzionale”) che provocava dolori insopportabili alle ginocchia.
♦  L’evento è accaduto nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 2004 a Genova quando, in preda ai forti dolori, la signora inizia a supplicare la Venerabile Serva di Dio che aveva conosciuto in giovane età. Dopo l’invocazione si addormenta e al mattino seguente, nell’alzarsi, constata che erano spariti i dolori e che poteva riprendere tutte le sue attività.

Una vita di sofferenze. L’esorcismo.
♦  Mariantonia Samà nasce il 2 marzo 1875 a S.Andrea Jonio, un ridente paese adagiato su verdi colline, sospeso tra cielo e mare in dolce declivio verso la sua incontaminata costa. Mariantonia, orfana di padre morto prima della sua nascita, trascorre la fanciullezza e la prima giovinezza soccorrendo la madre Marianna nei quotidiani impegni tipici del ceto contadino.
♦  All’età di quindici anni circa, rientrando a casa a conclusione di una faticosa giornata di lavoro, dopo aver bevuto in una “gurna” (pozza), in prossimità del fiume Salubro, viene invasa da uno spirito immondo che ne strazia il corpo e l’anima per cinque lunghi anni trasformando la fanciulla in una energùmena.
♦  Poiché a nulla valgono le preghiere dei Sacerdoti di S.Andrea e dei Frati Minori del vicino Convento di Badolato, la baronessa Enrichetta Scoppa, che segue con amore cristiano le vicende del popolo andreolese, nel mese di giugno dell’anno 1894 organizza il trasferimento di Mariantonia presso la Certosa di Serra dove si pratica l’esorcismo. Quattro suoi dipendenti, dopo otto ore di viaggio attraverso un viottolo di montagna, depositano davanti al portone della Certosa la cassa in cui viaggia l’ossessa, amorevolmente accompagnata anche dalla madre.
♦ Allo scadere di cinque ore ininterrotte di preghiere l’inferma si alza, è finalmente libera dallo spirito immondo e, grata, abbraccia la statua del Santo Patrono; diviene così per tutti la “malatina di San Bruno”.

La paralisi.
♦ Trascorrono serenamente due anni, poi una terribile malattia la costringe definitivamente a letto in posizione supina con le gambe rattrappite e le consente solo l’uso parziale della mano destra. E’ una giovinetta di 22 anni.
♦ Nell’imperscrutabile disegno divino alcune donne collaborano con la madre nell’assistenza all’inferma, poi, alla sua morte avvenuta nel 1909, ne assumono completamente il carico.
♦  La Baronessa Scoppa, il Marchese Lucifero e tutte le altre famiglie pprovvedono al suo sostentamento in modo così liberale che, con i prodotti superflui, è possibile beneficare molte altre persone bisognose.
♦ I Sacerdoti del luogo e i Padri Redentoristi si avvicendano nel portare la comunione quotidiana e nell’assistenza spirituale; le Suore Riparatrici del Sacro Cuore ne curano il corpo, che rimane indenne da piaghe nonostante la decennale degenza, e, soprattutto, lo spirito occupandosi di quella formazione religiosa che le consente di ricevere con voti privati il velo nero della Congregazione;da quel momento la “malatina di San Bruno” viene ricordata come “monachella di San Bruno”.

La malatina di San Bruno” viene ricordata come “monachella di San Bruno”.
Mariantonia accetta la volontà di Dio ed offre al bel Gesù le sofferenze che di giorno in giorno si fanno più terribili e nella settimana santa sono intollerabili; nasce, così, il fulgido esempio di devozione filiale al Cristo Crocifisso che ella, in estasi, contempla dal suo letto di dolore.
Il martirio la porta nella maturità a penetrare e comprendere la volontà del Padre e la ricolma di doni celestiali che trasfonde, riconoscente, su tutti coloro che fiduciosi le si rivolgono: il dono delle guarigioni, della profezia, dell’estasi, dell’introspezione, del profumo, della bilocazione e dell’apparizione.

La morte.
♦ Nel primo mattino del 27 maggio 1953, a seguito di un malessere più accentuato, Mariantonia emette l’ultimo respiro. Le sue carni, dopo circa sessanta anni di degenza, sono fresche vellutate e profumano di fiori.
♦ Le esequie si svolgono nel pomeriggio alla presenza di tutti gli andreolesi e di molti abitanti dei paesi vicini; la bara scoperta attraversa le vie del paese e dopo la cerimonia religiosa viene accompagnata al Cimitero, nella Cappella delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, dove la mattina del 29 maggio viene tumulata.

Sarà proclamata Beata una laica calabrese Maria Antonia Samà (1875-1953). Una vita offerta a Dio e agli altri: ha vissuto per oltre 60 anni immobilizzata a letto da una paralisi, invitando tutti ad avere fiducia in Dio in ogni situazione. Nel 1915 emette i voti privati di speciale consacrazione a Dio, coprendosi il capo con il velo nero. La gente del paese (S. Andrea Jonio) la chiama “la monachella di San Bruno”. Una vita di sofferenze offerte a Dio per la salvezza delle anime. I Missionari Redentoristi di S. Andrea Jonio l’hanno accompagnata spiritualmente nel cammino della sofferenza.

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